sabato 26 settembre 2009

Una scheggia impazzita

Le mie giornate non sono mai semplici. Come immagino le giornate di tutte le persone che vivono, ma ci sono giorni che sembra che i dettagli prendano il sopravvento. Sei lì che ti dimeni tra decine di richieste e hai la sensazione di non poter dire NO, grazie, a nulla.

Ieri per esempio se un satellite avesse seguito la mia rotta, come sicuramente fa ogni giorno, avrebbe inviato un'informazione chiara al quartier generale: avvistata una scheggia impazzita.

In questo periodo di acclimatamento al nuovo lavoro, nuova azienda, nuovi colleghi e nuovi fornitori ho affinato un'organizzazione tale che mi permette durante la settimana di rimanere a Parma. Più o meno.
Il doc sta facendo in modo di essere lui "il genitore" della situazione: per l'inserimento a scuola, in caso di malattie, paturnie e capricci di Leo, Picca e la sottoscritta; c'è poi una nonna un po' imbranata, ma pur sempre una nonna, con un occhio di riguardo in più; poi la/le tate in avvicendamento laddove doc e nonna non arrivano. MC in questo periodo arriva ovunque meno che dai figli.

Ieri mi sono svegliata a Parma. Avrei dovuto passare la mattinata in azienda per poi andare a Milano nel primo pomeriggio. A Milano c'ero tra l'altro stata il giorno precedente. Dettagli di un'agenda, certo, ma fra un po' capirete dove vado a parare.

Arrivata in ufficio ricevo subito nota di cambiamenti di programma. Bazzecole.
Sbrigo varie ed eventuali e mi salta addosso un dettaglio inatteso. Pinzillacchere.
Il dettaglio inatteso richiede che io vada a Milano, all'istante. Quisquilie.
Chiamo l'autonoleggio: macchine non disponibili. Scava e scava e ne trovano una. Collega in sottofondo mi allerta di identificarmi con i titoli o mi assegneranno una macchina trattore. "Solito esagerato. Ora per una macchina ci vuole Picone…"

Arrivo alle chiavi: Fiat Qubo. Mi viene in mente un'operazione di lancio della Fiat in cui la finalista del concorso ha vinto grazie ad imprese mirabolanti.



Affronto l'autostrada e torna l'eco del mio collega. Prossima volta "Mi manda Picone" o arrivo dopodomani.

A Milano un traffico arrabbiato, il solito cielo anemico, missione parcheggio oltre l'impossibile. Sono in ritardo. Chiusa la prima tappa segue la seconda, dall'altra parte della città. E' la settimana della moda e se prendo un taxi rischio di passare il tempo in coda, con il naso spiaccicato sul finestrino a guardare i foto-modelli che passano. Sono figlia di genitori "alza il culo, mettilo sui mezzi pubblici e fai ciao ciao alle macchine ferme al semaforo". Lascio quindi la macchina in un silos e, in metro, arrivo dove già previsto. Mi batte un po' il cuore perché mi aspettano dei luoghi che mi hanno sempre affascinato: i quartieri post-moderni riabilitati a grandi templi della comunicazione. Dopo una riunione proficua con un collega in gamba, mi aspetta un'immersione (dicesi induction) nella storia della comunicazione della Barilla.



Flashback. Nonna Cattiva quando ha saputo che avrei lavorato in Barilla mi ha ricordato che, da adolescente, al passaggio di questo spot rimanevo letteralmente paralizzata.

NC non sapeva che in quel periodo ero cotta di un uomo di Parma, conosciuto in Francia, molto più grande di me ed evidentemente il mio aspirational desiderava il suo ritorno in Mercedes, nel casale in campagna, io organizzatrice di feste stilose e lui un pacco di spaghetti tra i denti. Con il senno di poi la lettura di questo ricordo potrebbe farsi articolata. Non è detto che non gli dedichi un post.

Sono le 18:30. Alle 19:00 devo essere da un'altra parte. Questa volta per un'occasione di crescita mentale. Mi piace vedere così una presentazione del guru BJ Fogg [correggo Fox in Fogg - il correttore automatico aveva sostituito una nebbia con doppia g in una volpe] sulla capacità persuasiva della rete. La sua idea è che grazie alle nuove tecnologie si possa realizzare la pace. La strategia dei piccoli passi. Grandi cose che si realizzano da piccoli dettagli. Piglia e porta a casa.

All'uscita mi svincolo da impegni professionali. Basta lavoro. Da un'altra parte mi aspetta una mia cara amica che non vedo da tempo e a cui posso raccontare i pensieri di questi giorni, senza sorrisi, grinta e auto-controllo. A lei che, come il doc, fa un lavoro così concreto e comprensibile. Devo recuperare la macchina nel silos. Ci posso arrivare a piedi ma è in zona stazione. E' buio e sono stanca. Sono realista. Saranno pure tutti in giro per modelle ma i malati di mente non stanno a guardare la mini-gonna.

Un angelo custode sconosciuto si offre di accompagnarmi a piedi. Potrebbe essere lui il maniaco. Sono troppo stanca. Mi fido. Non ci mettiamo pochissimo. Non riusciamo neanche a trovare l'ingresso pedonale del parcheggio. Sono le 22.
"Ciao. Piacere. Ci vediamo su FB". Come sono cambiate le modalità di relazione. Conosci una persona e il giorno dopo te lo trovi su Facebook. Cambi lavoro e il giorno dopo trovi dieci richieste di contatto su Linkedin.

Salgo la rampa del silos. A quell'ora l'Anapurna. Vado alla cassa. Un viso orientale mi comunica che accettano solo contanti. Ho solo 5 euro in tasca. In un parcheggio moderno con biglietti elettronici e tariffe stellari cosa vi manca per prevedere un bancomat? Riscendo la rampa alla ricerca di un distributore di soldi. Non sono mai fuori la porta. Sono così incazzata che se arriva il maniaco mi trasformo in Kill Bill.

Finalmente salgo in macchina e arrivo a casa della mia amica. Mi sento a casa. C'è anche la sua mamma in visita che ci ha preparato quelle che in quel momento sono per me le cose più calde e buone del mondo. Dovrei sentirmi mortificata per questi orari ma agli amici non devi mai spiegare nulla.

The end. Della giornata.

Sequel. Stamattina ho un aereo per gli Stati Uniti. Nel week-end passo a trovare mia sorella che non vedo da febbraio e i miei nipoti e mio cognato che non vedo da due anni. Lunedì invece sono a New York per lavoro. Torno giovedì mattina. Cool! Figo! Non c'è dubbio. Raccontiamo però anche quello che comporta questo sbattimento. Primo fra tutti quelle vocette bastarde, come direbbe Piattini, e quegli sguardi di biasimo come ha notato Silvietta, per tutto il tempo che sto togliendo ai miei bambini. Non sono così sicura di farcela.

Adesso vi chiedo un piccolo piacere. Toglietevi dalla testa questa falsa percezione di MC come donna cazzuta.
No, perché ultimamente sembra che vada per la maggiore.
Sarà il blog, l'uscita dalla rotonda, l'intervista geek ma io lo dico e lo ripeto: non sono affatto cazzuta. Spesso tra un tragitto e l'altro piango a dirotto, urlo forte, fortissimo che sono una pazza, litigo con il doc supplicandolo di salvarmi, di fare di me una persona semplice, senza pretese, ambizioni e interessi.
Mi risponde che non sa come fare. Salva bambini che nascono tre mesi in anticipo ma non trova il modo per fare di me una persona semplice.

41 commenti:

Silvietta. ha detto...

com'è che a me viene da piangere adesso e vorrei soltanto abbracciarti e servirti un qualunque primo piatto in serbo nella mia cucina?

MC, il problema non è il tempo che non dedichi ai piccoli,ma quello che non dedichi a te. Se è questo che temi.
C'è un momento, credo, in cui gli interessi e le pretese ci prendono la mano e ci portano via da dove erano partiti, ossia dal nostro cuore.
Se è così è il momento di frenare un poco. Se non è così o se non è il momento di frenare prova a fidarti di te stessa e del tuo intuito, che ti ha portato comunque a cenare da un'amica, nel weekend da tua sorella e dai tuoi affetti, e ad avere il doc a fianco.
Una parte di me sa che anche tra le urla e i pianti forti c'è un angolo in cui ritrovarsi. e sapere perché faccio certe cose. E che comunque, a un certo punto, non so come intuisco che se non dico NO saranno le cose a dirlo per me e non sempre nel modo che voglio io.

stavolta mi fermo io :)
un abbraccio, s.

p.s. grazie per la citazione ;) troppo buona, o comunque la dimostrazione che "certi" sguardi ci colgono qualunque sia la nostra situazione "reale". ... nel senso che tra me e te c'è un abisso di scelte e life style, eppure.... certe cose feriscono allo stesso modo... sarà un caso?

supermambanana ha detto...

l'anno scorso per i primi sei mesi ho viaggiato praticamente una settimana ogni tre. E dico viaggi internazionali, non il treno regionale. Conferenze, incontri di lavoro, kick off meeting di nuovi progetti... che dire, ti capisco. Ma io mi dico che quando sono a casa per troppo tempo divento una mamma isterica. E ai miei bimbi fa peggio.

NB: ma e' BJ Fogg, non Fox!!! Seguo le sue conferenze su Persuasion Technology da un pezzetto. Belle cosette, anche se lui e' un pochetto sopra le righe, ma vabbe a quelli che si inventano un campo di ricerca e' permesso tutto I suppose.

Take care

TuttoDoppio ha detto...

Concordo con Silvietta.
Comunque io non sono mai stata manager di niente, ma quando i bimbi erano piccoli (troppo piccoli, credo, 6 mesi) ho avuto un periodo analogo: ufficio di giorno, corso di formazione la sera, figli in mezzo, poco e male, commissioni varie, nei buchetti. Per andare avanti cercavo di attribuirmi l'immagine della donna cazzuta che si da un sacco da fare per adempiere a tutto, pensare al futuro, pensare al lavoro, pensare alle responsabilità a tutto tondo. Ci ho sguazzato per un bel pò, in questa condizione, un pò compiaciuta di me stessa e un pò (molto) dubbiosa su ciò che stavo facendo. Poi ho ragionato. E ho scelto di cambiare vita. O almeno, lavoro. Credo di essere l'unica psicopatica che ha mollato un impiego stabile, comodo, sicuro e ben retribuito per fare la taxista. Ma io non potevo andare avanti così. Tu secondo me stai facendo grandi cose, cazzuta o meno. Vedi se e quanto ti piace farle, vedi se e quanto resisti. C'è chi dice no, ma io sono la dimostrazione vivente che un'alternativa è sempre possibile. Basta essere sinceri con sè stessi e darsi le proprie priorità, differenti da quelle degli altri.
Comunque io non so perché ho scritto tutta questa roba, in realtà il mio commento doveva essere un altro ma l'ho dimenticato. Vado a letto, và.

Flavia ha detto...

ehi, scheggia, lo sai come la penso. ci si può sentire schegge impazzite anche andando da un supermercato a una piscina, quindi prendi il meglio: gli amici, gli affetti, New York e... poi porta a casa dai cuccioli. ne saranno felici. un bacio

Anonimo ha detto...

Noi bambini non ne abbiamo, ma a volte quando abbiamo avuto una giornata proprio di cacca, pesantissima, per sdrammatizzare la sera sotto le coperte ce la raccontiamo in forma di fiaba, a volte in versione splatter: "e dopo aver attraversato un'enorme città tuuuutta piena di fotomodelli fantastici, scende dalla macchina, e invece di Markus o di Beckham in mutande, ad accoglierla chi c'è? C'è uno gnomo (il parcheggiatore) che le guarda le tette invece di farle il biglietto e lei, con la sua magica valigetta piena zeppa di libri, gli ripassa le gengive sopra e sotto e avanti indietro fino a lasciarlo completamente senza denti. E lo gnomo fugge disperato, perchè gli gnomi del parcheggio mangiano pezzi di copertone avanzato e schegge di carrozzeria, e senza denti non possono sopravvivere..."
Potresti infilarti nel lettone con i tuoi bimbi, quando torni, e abbellire per loro i tuoi faticosi viaggi di lavoro con storie come questa... loro non se la daranno mai che mentre gliela racconti hai due occhiaie nere e l'aria di una che sta per subire il quarto espianto della giornata, ma penseranno che tu vai in giro apposta per tornare da loro con episodi fantastici... soprattutto se nel finale ci metti qualcosa sul felice ritorno a casa dell'eroina

Ma suggerimenti a parte, hai la mia solidarietà

PS io trovavo che il tipo con il pacco di spaghetti in bocca fosse un imbecille (avevo 9 anni), comunque oggi se vivessi (ma magari...) in un casale in campagna leggerei poesie sotto un plaid alla luce del camino invece di dare feste glamour vestita Prada. Si vede che sono coerente con la tizia di nove anni che ero

Strega Senzafigli (aka Castagna)

Mamma in 3D ha detto...

Forse qui non c'entro niente... io sono la scheggia impazzita fra supermercato e piscina di cui parla Flavia...
Però so cosa si prova a sentirsi dare della cazzuta tutta la vita mentre si vorrebbe urlare la propria debolezza.
Non serve a molto, ma non fa mai male provare a ripeterlo (quanta fatica si fa).
Salvo poi rendersi conto, nei momenti migliori, che forse gli altri non hanno poi tutti i torti ;-)
Ti abbraccio

Stefania ha detto...

MB ... il tuo post è commovente... Bello bello bello e vero vero vero...
Essere cazzuti ... cosa vuol dire poi???
Rispettarsi ? Riuscire a realizzare tutto a testa alta e senza il minimo cedimento? Essere perennemente fermi al proprio posto nonostante forti venti e bufere???
Essere cazzuti vuol dire forse riuscire a realizzare ciò che ci si è proposte nel presente , nelle difficoltà e nei sensi di colpa ... riuscire a trovare un modo di collaborare col proprio compagno di vita in modo che le cose vadano , riuscire a piangere e gridare quando c'è bisogno di farlo per lasciare spazio poi all'azione diversa . Riuscire a fare ciò che sentiamo giusto . Non farlo più se sentiamo che non è giusto... per noi...
Il tuo post mi fa rivedere la mia vita e mi spinge a seguire la tua strada nella sicurezza ed indipendenza , che comprendono l'insicurezza del pianto e la dipendenza dai propri bisogni di madre e compagna ...
Io dico che si , sei cazzuta! Che madre bella e attiva! Quante cose porterai in te come dono ai tuoi figli , la tua ricchezza interiore e le tue esperienze ... fai ciò che credi giusto. Sia che ciò significhi una strada o l'altra , fallo con le tue sicurezze ed insicurezze ... se lo fai con la sincerità e la limpidezza con la quale hai parlato di te in questo post ... non potrai sbagliare ... Un abbraccio e un soffio di sostegno ...

supermambanana ha detto...

Ritorno dopo averci/ti pensato stamattina. Che vuol dire cazzuta, questo mi chiedevo. Non e' perche' vagoliamo qui e li', le mamme che scheggiano fra spesa e scuola e ufficio e quant'altro sono forse piu' cazzute di noi, o di me sicuramente. A volte parlo con mia madre al telefono, 2000km di distanza door to door ma forse anche di piu' head to head. Lei che ha lasciato il lavoro prestissimo per stare a casa, lei che ha vissuto il lavoro solo come qualcosa che le serviva per guadagnare qualche quattrino. Le dico, quando provo a parlare di cio' che faccio, di come alle volte la crisi creativa diventa abissale, di come in certi periodi l'unica cosa che riesco a fare e' la routine amministrativa, che quella e' facile, faticosa certo ma 'facile', non devi pensare devi solo fare. Mentre il foglio bianco resta bianco e non ci si schioda. E lei una volta mi disse ma scusa ma non puoi farti affidare solo lavori amministrativi allora? Ecco, quella e' la differenza di fondo, la distanza. Io non voglio solo lavori amministrativi, io voglio lavori che mi facciano pensare e creare, e interagire con altri e scambiare idee. Questo e' il mio essere cazzuta, non il fatto che sono una scheggia spesso. L'essere una scheggia e' una contingenza. E sono convinta, e questo davvero, che questi lavori cazzuti portino un bene per i miei bambini. Perche' hanno una mamma contenta di cio' che fa, anche quando grida che si vuole licenziare, anche il mio Mr si deve sopportare le crisi del 'io mollo tutto' spesso. Perche' possono assaporare anche loro parte di quello che faccio/facciamo, cerchiamo di portarli con noi per conferenze quando si puo', a 3 anni avevano gia' visto 3 continenti, sono entrati in moschee senza scarpe e visto la loro mamma con l'hijab, con grande naturalezza, come se nulla fosse, e vuoi mettere che vuol dire con i tempi che corrono? E soprattutto avranno (spero) tatuato sull'anima il concetto della mamma/donna che segue le proprie ispirazioni, proprio come quello dell'uomo/papa' che segue le sue e della coppia che funziona come un team perche' tutti possano farlo senza sensi di colpa, con affanno si, ma senza sensi di colpa. Certo da sola nel buio piango e strillo anch'io. Certo sbraito con tutti quando le cose non girano. Ma poi quando girano... beh, vuoi mettere?

giuliana ha detto...

ecco. tu c'eri e io no, da BJ Fogg, il che dimostra che come minimo sei più cazzuta di me - adesso lasciamo stare che ci vuole poco... - perché io non ho retto lo sguardo di riprovazione della tata dopo 3 giorni di assenza o quasi.
comunque. non credo che te ne freghi veramente delle persone semplici, e considererei come una grave perdita per la civiltà occidentale il fatto che tu lo diventassi.
divagazione. molti anni fa partecipai alla presentazione dello showreel di cui parli. quando si accesero le luci c'erano diversi occhi lucidi. vai a capire.

francesca ha detto...

Ho letto, mi e` salita la rabbia e ho urlato! Ecco ora sto meglio!!
Mancava solo la mia mamma che dice" se vuoi fare carriera non dovevi avere bambini" non c'e` la puoi fare cosi`!
Non voglio fare carriera, voglio fare il lavoro che mi piace, e crescere i miei figli, Per evitare di fare la schegiia impazzita rinuncio a certe cose in vista di tempi migliori soprattutto impegni serali, ma mi godo la cucina di casa, le passeggiate, i lavori con Maria e magari dei bei cartoni animati mentre mi leggo l'ultimo lavoro su cell!
Un abbraccio e ce la dobbiamo fare per foza!
Francesca

Marilde ha detto...

Ecco, il mio lungo commento è stato "scheggia impazzita" anche lui. Chissà dov'è finito.

E allora riprendo solo cosa ha già detto Giuliana sulle persone semplici. Concordo in pieno.

elisabetta ha detto...

anche le donne cazzute hanno gli snarocci (mòccolo al naso, ndr), anzi: soprattutto loro.
ciò detto, c'è spazio per tutti, anche per le riprovevoli persone semplici.
un bacio

Mamma Cattiva ha detto...

Ho deciso. Mi compro un van e tra un tragitto e l'altro vi porto tutte con me. Ogni singolo commento ha la forza di un post e le nostre conversazioni mi fanno riflettere, mi riportano a un livello più gestibile. Mi fanno sentire meglio.

@Silvietta - Tu dici che questo non è tempo dedicato a me? O forse vuoi dirmi che devo percepire questa scelta come tempo dedicato a me? Chiedermi se lo voglio io o qualcun'altro... Sono ancora lontana dal capirlo e probabilmente mi sto dando proprio questa opportunità. Siamo qui a raccontarcelo.

@Supermambanana - Doppio commento. Intenso. Vero. Ci ho riflettuto molto anche io perché è vero che quando resto troppo a lungo a casa divento insopportabile. Il doc usa spesso questa leva. Inizia a descrivermi la mia vita senza lavoro con uno sguardo che la dice lunga. Sull'onda dell'incazzo mi ribello. Rispondo che mi troverei altro da fare ma poi decanto, affiorano i miei desideri e mi risintonizzo con quello che ho scelto di fare. Quanto ai bambini e al loro punto di osservazione, quello che dici lo condivido ma, allora, perché dobbiamo sentirci sempre così in colpa?

Grazie per avermi fatto notare l'errore. Ho scritto il post con un editor che corregge l'impossibile e si vede che la nebbia con doppia g è passata come una volpe ;)

@Tutto doppio - Be' però sono curiosa di sapere cosa avevi intenzione di scrivere anche se quello che hai scritto ha molto senso. C'è un filo conduttore nei commenti. La chiave sta nello scoprire la propria strada. Oh se me la indichi tu sono in una botte de' fero ;)

@Flavia - Faccio fatica a vedere i bicchieri mezzi pieni. C'è sempre quel mezzo vuoto che mi da' i nervi. Come ti commentai tempo fa, nei momenti buoni mi riesce meglio travasare il pieno in un contenitore più piccolo per godermelo tutto pieno. Nei momenti down invece spacco il bicchiere e butto via tutto.

@Strega cattiva aka Castagna - Spettacolare! Centri nel segno. In questo mio viaggio sto proprio raccogliendo dettagli per raccontarli al ritorno e devo dire che normalmente mi riesce bene. Entrambi mi ascoltano sempre a bocca aperta. Grazie di avermi dedicato, qui, una storia. Il tuo blog è una grande scoperta. Eri una delle commentatrici mie preferite ma devo dire che nel blog dai il meglio di te.

Mamma Cattiva ha detto...

@Mamma in 3D - Se tu c'entri o meno lo decido io :D [.] Tu entra. Le aspettative degli altri sono un bel guaio. Su tutti i fronti ci rovinano. Così come le etichette del resto, che non ci rappresentano affatto. Per questo motivo provo a raccontare la verità.

@Stefania - Per cazzuta intendevo quel modello immaginato in cui si tira avanti senza cedimenti. Cazzuti sono per me quelli che non guardano in faccia nessuno pur di riuscire. Se dovessi farcela sarà per impegno e voglia di fare e non perché sono cazzuta. Quella maschera non mi appartiene, né quella cattiveria o presunzione. Tutto quì.

@Giuliana - Ero convinta che ti avrei trovata a MTMG. Così come nel mio immaginario tu sì che sei una cazzuta. Ma lo vedi come è assurdo il mondo delle percezioni? Quanto alla perdita per la civiltà occidentale nutro seri dubbi ma lo prendo come un complimento. Lo è?

Qui chiarisco meglio la storia delle persone semplici. Mi è sembrato che sia passato il concetto che io consideri le persone "semplici" (etichetta tanto onnicomprensiva quanto quella di "cazzuta") come "meno" delle persone complicate e irrequiete come me. La mia aspirazione a trasformarmi in persona "semplice" vuole esprimere un desiderio di maggiore equilibrio, di coerenza probabilmente. Quando parlo di persone semplici mi immagino quelle persone che sono contente di quello che hanno e non vanno sempre alla ricerca di qualcosa di più. Io questo a volte mi rimprovero. Non mi ritrovo quindi, Giuliana, sempre che abbia capito bene, nella considerazione che a me non freghi delle persone semplici. Tutt'altro. Trovo invece che vivono più serene. Forse più felici.

@Francesca - Urlo liberatorio? ;D Anche 'sta storia della carriera...Vogliamo anche qui definire la carriera? Non è pure questo un concetto relativo? Invece usiamo il termine carriera per mettere una linea di separazione tra chi riesce e chi non. Se solo riuscissi a farmi capire che la carriera non c'entra un'emerita cippa...

@Marilde - Qui però bisogna intervenire su Google e lamentarci di questo sistema bacato che fa perdere i commenti. I commenti di Marilde, poi! A me è capitato un sacco di volte. Poi vai a ritrovare tutte quelle parole...Però me lo immagino quello che avevi scritto. Sarà che il tuo libro è qui con me a NY.:)

@Elisabetta - Snarocci tanti...e leggi sopra mia considerazione sulle persone semplici. il fatto che tu abbia scritto "riprovevoli" conferma che mi sono spiegata male.

orma ha detto...

Ecco, finalmente ho raccolto le idee e ti commento anch'io.
Ti ammiro molto, ormai l'hai capito, sei una grande mammma, amare i propri figli significa anche fare ciò piace e tu ci stai riuscendo e con questo gli stai dando un esempio importantissimo, cercare la propria strada e perseguirla con determinazione è la cosa più importante che si possa donare ai figli. E non importa se questa strada li porti lontano da loro o perennemente vicino, perchè quando vi ritrovate avete tante cose da dirvi e perchè tu sai che stai facendo qualcosa d'importante per te che ti soddisfa e questo è il regalo più bello, passare con i figli del tempo spensierato, dove ogni emozione è per loro.
Io ancora non riesco in questo e ho un lavoro che mi permette di andarle a prendere tutti i giorni alle 4, ma sono arrabbiata perchè ancora non ho trovato la mia strada e mi sento in una scatola di plexiglass senza aperture e allora il tanto tempo, rispetto al tuo, che passo con le mie piccole non è spensierato come vorrei e spesso non riesco a reagire ai loro capricci come vorrei perchè ho altro per la testa.
Chiudo il lungo post lasciandoti una frase che mi ha detto Gaia pochi giorni fa, Gaia ha una sensibilità particolare e sa che nè io nè suo padre siamo soddisfatti di quello che facciamo e a lei il suo nuovo asilo piace molto perchè fa e impara tante cose belle:
"Voglio che anche tu e papi, quando noi siamo all'asilo, facciate cose belle"

TuttoDoppio ha detto...

Ecco, mi è venuto in mente. Volevo dire che pure uno degli ultimi post di Claudia (nonsolomamma) va a parare sulla sindrome da scheggia impazzita (http://www.nonsolomamma.com/post/21377221/non+te+lo+ha+ordinato+il+medic). Seppur affrontando la questione con approccio differente, con anche un panorama di sfondo diverso, il risultato è sempre lo stesso: una volonta di ferro a voler far fronte a tutto, ma una coscienza che sotto sotto protesta...

Renata ha detto...

Se dentro di te sei soddisfatta delle scelte fatte e che stai facendo, se al di là dei momenti di sconforto e di pianto sei convinta che sia la scelta giusta, allora vai avanti!
Un abbraccio forte.

supermambanana ha detto...

mi associo con entusiasmo sulla questione semplice/cazzuta. E mi associo con ancora piu' veemenza sui non c'entra nulla: NON C'ENTRA NULLA la carriera. NON C'ENTRA NULLA la posizione economica (che pure quella e' relativa, in fondo io ho un lavoro in universita', capirai, con una prospettiva pensionistica pure miserella visto che siamo in UK). NON C'ENTRA NULLA la possibilita' di viaggiare o girare facendo la cool. Quello che c'entra e' lavorare perche' piace. Fare qualcosa che piace. Fare si' che il tuo lavoro sia piacevole come il tuo hobby. Non veder l'ora di andare in ufficio il lunedi'. Questo e' il nocciolo della questione.

E devo dire a costo ancora una volta di fare la parte della snob (perche' lo sento questo feeling intorno a me, sara' che sono prevenuta) che e' in Italia che sento maggiormente il peso dei commenti, perche' in Italia ci dobbiamo sempre lamentare, non sia mai che uno dica che sta bene e che si sta divertendo, non si fa, nonono. Soprattutto il lavoro. Il lavoro e' un peso, questo e' l'assioma. Non sto parlando del fallunonismo non sono qualunquista al punto da credere che in italia non si lavori, anzi, in italia si sfacchina come ciuchi ne sono super-convinta. Ma le persone che dicono che sono contente di questo stato sono veramente poche, che la vincita alla lotteria (o superenalotto, come si chiama quello moderno?) e il campare di rendita resta ancora il sogno nel cassetto. Beh, per me e' una schifezza di sogno nel cassetto, scusatemi tanto. Perche' io penso che sia un dovere di ogni essere umano quello di vivere i propri talenti, qualunque essi siano. Un dovere, non un diritto.

In questo clima la mamma che lavora e' ancora piu' flagellata. Si deve scusare (ma ci rendiamo conto????) se deve tornare a lavorare. Perche' ci servono due stipendi, perche' questo perche' quello. Ah ma se potessi stare a casa. Non dico che questo non sia vero per molte. Ma non per tutte. Non tutte "se potessero stare a casa" lo farebbero. Io no per esempio. E chi non ha manco la scusa dei quattrini e' doppiamente flagellata: "Cioe' fammi capire tu non hai la necessita' di lavorare e lo stesso accetti di abbandonare la tua preziosa progenie in mani sconosciute per fare la bella vita? Ma sei davvero 'na shchifezza 'e mamma, shcusa!". Al che si passa all'argomento centrale dell'oratoria: ma che li hai fatti a fare i figli? Se qualcuna di voi la' fuori ha una risposta da dare in queste occasioni che non includa un vaffan*** per favore me la passa, che sta cosa mi spiazza sempre, thanks.

E questi sono i sensi di colpa MC, ce li abbiamo nei geni come mamme e amplificati dall'essere mediterranee, non ce ne possiamo liberare. Bisogna viverli come un fastidio inevitabile, come la sindrome premestruale, cercando di non permettere che ci condizionino la vita.

... e scusa il rantolo :-(

supermambanana ha detto...

volevo dire fannullonismo of course.

supermambanana ha detto...

ah (scusa scusa scusa poi me ne vado prometto) volevo aggiungere un'altra cosa. Non vorrei essere fraintesa quando parlo di esser contenti del proprio lavoro. L'esser contenti del lavoro non e' una cosa elitaria, cioe' se hai un posto cazzuto sei contenta ma se sei tassista (o che ne so) non lo sei. No, io parlo di un feeling piu' generale, che trovo molto nella gente qui in UK, di essere contenti di cio' che si fa e prendere il tutto con passione. Tutti i mestieri e tutte le professioni. Non sto dicendo che non esistano inglesi scazzati, no. Ma la percentuale di, per dire, guidatori di bus che fanno il loro lavoro col sorriso sulle labbra e il commento gentile ogni mattina e' decisamente superiore a quella italiana, mettiamola cosi'. E se il lavoro non gli piace proprio, allora e' normale cercare di cambiare, cercare di raggiungere la situazione di equilibrio. C'era una segretaria in dipartimento tempo fa, una di quelle 'senior'. Che pero' non sentiva di divertirsi piu'. Si e' licenziata, senza neanche avere un'alternativa pronta per cominciare i corsi e cambiare direzione. Un altro esempio piu' vicino, una mia amica, 46 anni, impiegata, ma un sogno nel cassetto. Si licenzia, va in universita' per i corsi da insegnante, e ora aspetta di entrare in graduatoria per le scuole primarie. Forse ce la fa, forse no, ma l'importante e' che abbia provato, lei si sente soddisfatta anche solo per questo fatto. Mi direte la situazione in Italia etc etc, e ovviamente non posso che esser daccordo, ma spero di aver chiarito il mio punto...

e adesso passo e chiudo per davvero!

Silvietta. ha detto...

@Silvietta -
ciao MC! alla luce di quanto scrive supermambanana provo a mettere i puntini sulle i rispetto al tempo per te.
Se il lavoro che fai ti piace e il livello stress è pareggiato dalla soddisfazione che ti porti dentro, vola con il vento in poppa.

Se invece ti senti come se la giacca ti fosse rimasta impigliata in un treno, ecco io credo che varrebbe la pena prendersi un istante in cui chiedersi come stai tu, dentro dentro. Non è questione di senso di colpa (e di "privare" di altro tempo di te i bimbi) ma di essere alleata di te stessa. Sentire che quando fai una cosa c'è il silenzioso applauso del milione e mezzo di cellule che ti porti dentro. o qualcosa del genere.... :)


a presto, s.

Silvietta. ha detto...

ovviamente @ silvietta non c'entra niente! refuso!

p.s. questa lunga chiacchierata e i lunghi commenti di supermambanana giungono proprio in parallelo a una meditazione sul mio percorso e al coaching di Flavia.. mi sta esplodendo il diario dalle riflessioni!

supermambanana ha detto...

@Silvietta: commenti lunghi soprattutto, eh? :-D Grazie per la pazienza di leggerli :-)

Silvietta. ha detto...

opppssss ;-) interessanti volevo dire!! :D

TuttoDoppio ha detto...

@supermambanana: sarà che hai fatto l'esempio della tassinara (diciamo tassista, va, che fa meno zotico... :-)) mi son sentita parte in causa. Sono d'accordo con te. Io non avevo mai valutato prima di fare questo mestiere, e son finita a farlo per una serie di circostanze fortuite (se possiamo definire fortuito il fatto che mio suocero sia taxista, mio marito anche e che mia suocera sia centralinista al consorzio), in ogni caso il problema è che nonostante io amassi molto il mio lavoro, dovevo riconoscere che per me era snervante. Non riuscivo a staccarmene, quando tornavo a casa mi portavo a casa i problemi, la notte mi svegliavo all'improvviso, impanicata dura per aver improvvisamente realizzato che una determinata cosa urgente non era ancora stata fatta, lavorando in un'azienda piccola ma cazzuta avevo responsabilità infinite che andavano dal fare l'ordine per la macchinetta del caffè a gestire la preparazione alla visita ispettiva iso, alle trattative con i clienti, all'ideazione delle campagne pubblicitarie, tutto e sempre di corsa.
Non posso dire che scarrozzare gente di ogni tipo avanti e indietro per la città, in mezzo al traffico, sorbendomi i loro malumori e le loro ansie incarni la mia realizzazione. Io sono consapevole che potrei fare qualcosa di diverso, ma al momento so che questo è ciò che più mi aiuta a tener dietro a tutto: sono autonoma, mi fermo quando voglio, e soprattutto quando finisce il turno, FINISCE IL TURNO. Non mi porto a casa il lavoro per smaltire le pratiche urgenti. Credimi che vorrei poter investire le mie energie in qualcosa di più stimolante, dare voce alla mia indole creativa, se un giorno ne avrò la possibilità lo farò di certo. Ma per ora devo essere realista e accettare il fatto che è l'unico modo che ho per star dietro a tutto senza perdere il senno...

(nel caso si sentisse la mancanza di un altro interminabile commento...)

TuttoDoppio ha detto...

mi sono espressa da cani ma spero si capisca il concetto...

supermambanana ha detto...

@tuttodoppio davvero sei tassista? Wow, questo si' che e' cool. Parlando di lavori cazzuti! :-) I tassisti sono un mito qui da noi, lo saprai of course. Senza di loro tutta l'economia UK crollerebbe all'istante, e non solo perche' i pub dovrebbero chiudere :-P Mi fanno morire quelli che si inventano le varianti, ad esempio qui a liverpool una compagnia ti fa da taxi nella tua macchina. Cioe', tu vai al pub con la macchina tua. Poi sai bene che non puoi tornare a casa in macchina che se ti beccano con un grammo di alcohol sei fottuto. Allora chiami sti tipi che ti vengono incontro al pub con la loro bicicletta pieghevole supercool, che mettono nel bagagliaio, ti accompagnano guidando la tua macchina dove vuoi, si riprendono la pieghevole dal bagagliaio e scompaiono nel mattino come i veri supereroi :-)

Castagna ha detto...

Supermambanana, ma tu non scrivi un blog? perchè ho il sospetto che lo leggerei con gusto!
MC... grazie, sempre a disposizione quando vi viene un dubbio sulla riforma Gelmini o quando i vostri figli tornano da scuola stressati.

TuttoDoppio ha detto...

Anche io come Castagna sono andata a vedere sul profilo di Supermambanana se c'era un blog... :-)

Francesca (da Bruxelles) ha detto...

MC, ogni volta che torno sul tuo blog mi ritrovo in quello che racconti perche' e' esattamente il tipo dio giornata che ho avuto anch'io (sono quella della sensazione di stare in un frullatore di qualche settimana fa!). Vengo da una sfuriata, giustificata o meno (quasi non lo so piu') dopo una giornata da scheggia impazzita di una che fa il suo lavoro con passione, ambizione, si mette in gioco, etc...
Condivido la maggior parte dei commenti in risposta al tuo post, ma vorrei porre a te e alle altre scheggie/mamme una domanda esistenziale: ma perche' nonostante i mariti che abbiamo, diversi dai nostri padri, disposti a condividere con noi sogni, progetti...alla fine pero' siamo sempre noi a sobbarcarci in fondo l'organizzazione di tutto???? E nonostante tutto ci angosciamo pure coi sensi di colpa? La cosa che mi ha fatto davvero infuriare oggi con il mio Mr e' stata l'innocenza con cui mi ha detto "but I am trying to help" ma che vuol dire,ho detto io. Perche' se tu fai qualcosa lo fai per aiutarmi mentre se lo faccio io lo faccio e basta, perche' va fatto, perche' dovrebbe essere naturale gestire il tutto in due e non dovere essere sicure noi di aver programmato tutto per bene in modo che loro, quando 'cercano di aiutarci' trovino tutto comunque gia' li' pronto. Tipo domani so che rientrero' a casa tardi per lavoro, quindi stasera ho gia' preparato la cena di domani per evitare che lui debba preoccuparsi di farlo. No non me lo ha chiesto, anzi, dice nonm preoccuparti,lo faccio io. Ma io penso, dai, tanto che mi costa, faccio anche questo cosi' domani lui puo' occuparsi tranquillo delle bambine, senza doversi preoccupare di preparare anche la cena. Ma poi, nei rari momenti di lucidita' mentale che mi restano, mi dico che sono una stupida. Che in fondo prepare la cena, fare mangiare/giocare/fare il bagnetto alle piccole mentre aspetto lui che rientra dall'uff. per me e' normale routine. E allora? Chiedo a te e a tutte: Ma il prbblema siamo noi? o forse sono solo io? Incapace di dire "questo lo faccio dopo, ora mi rilasso un po' "....Mah

Scusa, piu' che un commento e' uno sfogo non autorizzato sul tuo blog...

Buona notte

Mamma Cattiva ha detto...

Noterete l'orario in cui vi rispondo. Fuso orario.
Mi sento come se vi avessi lasciate sul tappeto di casa mia a conversare su un mio sfogo e fossi dovuta uscire all'improvviso. Ma i vostri pensieri restano scritti qui. Li posso rileggere. Ora posso tornare e trovarvi ancora qui che parlate, che vi conoscete. Questo è molto potente e mi da' molta forza.

Provo a parlare a tutte. Provo a dire che c'è un grosso problema di fondo nel nostro essere madri, donne, persone che seguono le proprie scelte, di qualsiasi natura esse siano: continuiamo a pensare di dover fare tutto noi, che siamo le uniche a saper fare tutte le cose in un certo modo e quando è necessario, per altre scelte fatte, delegarle a altri, ci sentiamo in colpa, sì, ma ancor più sentiamo di perdere il controllo delle cose. Una cosa curiosa che mi capita quando torno a casa, nonostante non sia una maniaca dell'economia domestica, è quella di incazzarmi su come vengono fatte le piccole cose. Critico la posizione degli oggetti ma anche e soprattutto il modo di seguire i bambini. Ho pazzamente paura di non essere più io a controllare il corso delle cose che vanno avanti mentre io sono altrove. Dico quindi a Francesca da Bruxelles (ma che fico che in una stessa stanza ci siano persone così lontane ma così vicine nel pensiero) che sul farci aiutare dobbiamo fare un salto di qualità. Io sono cresciuta tra persone che dialogano puntualizzando sempre e gratuitamente la differenza tra uomo e donna. Tra me e loro guerra oppure silenzio con l'amaro in bocca. E' normale quindi che, nonostante le nostre scelte da "persona", continuiamo a vivere un retaggio superato e anacronistico. E' appiccicato sulla nostra pelle. Se i nostri compagni dimostrano di voler essere nostri pari nella gestione del quotidiano, facciamoglielo fare senza dietrologie. Se invece non lo fanno e sarebbe necessario che lo facessero perché facciamo la stessa fatica che fanno loro, allora mettiamoli nella condizione di fare. Non mi sono mai trovata nella condizione di obbligare il mio compagno di vita a fare qualcosa ma forse questo non è un caso. Forse gliel'ho lasciato fare. Certe volte le solite voci di sottofondo mi dicono "eh, ma tu sei fortunata, tu hai un uomo accanto che collabora" (e le stesse voci sono pure capaci di dire "poverino che deve sopportare tutte le tue pretese"). Ecco almeno in questo mi sento forte e sicura: non penso che sia fortuna. Penso semplicemente che con un uomo che si fa i cazzi suoi non potrebbe funzionare. Non ce la farei proprio.

Mi sento molto in sintonia con tutto quello che ha scritto Supermambanana (più volte ho provato a dirle di scrivere un blog ma penso anche che certe persone riescono bene nei commenti...non sono poi dei post i suoi commenti?) e non penso che tu sia snob. Lo sei nella misura in cui prendi la distanza da valori che non ti appartengono e vivere in un'altra nazione è coerente con questa presa di posizione. Quoto a pieno la storia del voler vincere alla lotteria e pensare di risolvere così le proprie inadeguatezze. A me viene la nausea quando in TV, durante il telegiornale, passa il ticker dei numeri del superenalotto.

Sono sicura che Orma sta sì cercando delle sicurezze economiche in più ma, di base, sta cercando la realizzazione del suo talento.

Un grazie speciale a Gaia e alle sue parole.

supermambanana ha detto...

siamo le uniche a saper fare tutte le cose in un certo modo e quando è necessario, per altre scelte fatte, delegarle a altri, ci sentiamo in colpa, sì, ma ancor più sentiamo di perdere il controllo delle cose

quanto e' vero. Ragazze datevi/diamoci una calmata. E diamo una possibilita' a sti compagni che mica sono inetti. Santiddio se uno si gestisce da solo il suo studio medico o taxi company o chenneso sara' pure in grado di esser lasciato a fare un brodino? Francesca, perche' pensi che cucinare la cena per il giorno dopo faccia parte delle cose che fai come 'routine'? Se il tuo compagno avesse la 'routine' di prepararti la sera le cose che devi indossare la mattina e mettertele vicino al letto pronte, come ti sentiresti? Perche' il livello e' lo stesso, e prima lo capiamo meglio e'. Mio marito ha una percezione del meteo infinitamente migliore della mia e sono sicura che mi preparerebbe i vestiti giusti, freschi se fa caldo, caldi se fa freddo, a 'strati' nelle giornate malandrine, e io non mi beccherei mai i miei famigerati raffreddori. E lui e' uno che se gli dai un compito del genere lo adotta religiosamente. Che dici, glielo lascio fare?

supermambanana ha detto...

PS: non voglio far orecchio da mercante e sono contenta delle 'blog richieste' che mi lusingano molto. Come dice MC recitare a soggetto, lavorare su un canovaccio, mi riesce meglio che scrivere il mio copione. Ma c'e' anche un altro elemento, ne parlavo qualche sera fa con mammamsterdam dopo una sontuosa pizza: ho un serissimo blocco dello scrittore, e devo assolutamente cercare di ripigliarmi. Vagolare per i blog rischia di diventare la mia sindrome del tetris, come diceva lei, quindi preferisco non cominciare qualcosa che mi prenderebbe (lo so) troppo. Grazie ancora comunque.

erounabravamamma ha detto...

ciao ragazza, con la tua vita incasinata mi stai piacendo molto-molto (è interessante riflettere sul fatto che in fondo tu, mamma, hai "il coraggio" di fare quel che per un uomo è perfettamente normale). ho visto che stai leggendo marilde, il mio libro ce l'hai? se mi scrivi il tuo indirizzo via mail te lo mando. ti abbraccio ovunque tu sia, paola

Mamma Cattiva ha detto...

@Supermambanana - Continua a vagolare e a lasciare la tua impronta. A me piace trovarti qui e altrove.

@Paola - :) Il tuo libro ce l'ho e l'ho già letto. Scorre che è un piacere e fa sorridere tanto. Quando trovo un momento lo recensisco sul mio anobii. Quando trovo un momento appunto...grazie cmq. Se vuoi esercito il mio diritto di book crossing e passo questo privilegio a un'altra mamma a cui piacerebbe leggerlo ;) fai tu :) grazie ancora...

Marilde ha detto...

Sto per partire anch'io...destinazione: Bologna! e non ho tempo per leggermi tutti questi bei commenti. Lo farò al ritorno, ma una cosa non può attendere: hai portato il mio libro a N.Y.? GRAZIEEEEE (adoro quella città).

Letizia ha detto...

Bhè...questo blog, ma soprattutto questo post è illuminante. Sono finita qui a partire dal mio ultimo post di tutt'altro umore attraverso Paola che ti ha quotato nel suo. Dico che mi ha fatto proprio bene leggerti ! Per capire, fatti un giro http://motheresebaby.blogspot.com/2009/09/infinita-stanchezza.html#comments
Grazie !

bstevens ha detto...

aiutoooo!!!! come mi rivedo...

Mamma Cattiva ha detto...

@Marilde - Il colmo dei colmi. Strade che non si incrociano...

@Letizia - Ho letto e capito. Per me il tuo periodo è stato pesante ma non mi aiutavo con la scrittura. Ero disperata e basta.

@B - Non sono sola...:)

Fred ha detto...

Come fai a dire di non essere cazzuta con quello che scrivi. Il solo fatto di esporti con tanta schiettezza, senza veli, questo sì che è essere cazzuti.

MammYX ha detto...

Voglio risponderti prima di leggere gli altri commenti, di getto per quello che mi hanno ispirato i tuoi pensieri.

Mi hai commossa. Per l'intensità di ciò che provi e di ciò che trasmetti. Credo tu debba solo essere orgogliosa di quello che sei e di quello che desideri. I figli non sono e non devono essere la vita. Cresceranno (anche col pannolino al contrario) arricchiti da 2 genitori meravigliosi e due validi professionisti. Anche così partecipi alla loro crescita trasmettendo valori importanti e profondi. Saprai essere presente nei momenti e nei giorni in cui loro avranno bisogno di te, nei restanti puoi lasciare che a prendersi cura di loro siano papà, nonni e tate.