mercoledì 3 febbraio 2010

Mettersi a nudo senza vergogna

Leonardo da Vinci

"Mettersi a nudo senza vergogna"
doveva essere il titolo di Amore assoluto. Il contenuto sostava incompleto in un testo bozza che aprivo e chiudevo saltuariamente, indecisa se svelarlo o meno.
Sono stata a lungo indecisa perché temevo di scoprirmi troppo. I consueti rumori di sottofondo mi suggerivano discrezione sugli aspetti più privati della mia vita. Avrei del resto raccontato del mio male di vivere, della mia malattia, del desiderio del mio corpo di liberarsi di una mente ansiosa, perennemente insoddisfatta e tutto sommato noiosa, pedante.
Eppure il blog cresceva e con lui esplodeva il desiderio di tirare fuori la verità, di raccontare con forza la mia personale esperienza.

Sono le persone che mi leggono che mi hanno dato il coraggio e i commenti ad amore assoluto mi hanno confermato che non stavo sbagliando.

Un mio amico, in privato, mi ha detto che non capiva perché mi fossi denudata. Il perché è nei commenti di risposta, pubblici e privati. Molte donne si sono ritrovate nella mia esperienza e forse si sono sentite meno sole. Per me questo è già tutto. La difesa del proprio mondo è sicuramente un valore ma quando capiamo che il nostro vissuto può ispirare altre teste al ragionamento, alla condivisione di emozioni e alla soluzione, allora vale la pena rinunciare al segreto e uscire allo scoperto.

Queste stesse ragioni mi legano a doppio filo alle conversazioni di Donne Pensanti, generato da Panzallaria o alla richiesta di Capire di Valentina in Valewanda o alle preoccupazioni di Marlene in Tra Rock e Ninna Nanne: le persone possono scegliere dove conversare, dove ascoltare, dove guardare, dove toccare.

Con Amore assoluto denudarsi ha significato dare valore alla nostra sensibilità, regalare degli strumenti di valutazione del successo, una scalata che non si misura in audience ma nel riappropriarsi della propria vita, attraverso il recupero del proprio corpo.

Raccontarmi ha significato dare prova delle mie chiacchere, sostanza alle parole. Ho passato tanto, troppo tempo della mia vita a discutere con la mia famiglia e spesso, durante le frequenti sfuriate, mio padre se ne usciva con una frase buttata lì, per provare ad azzittirmi e togliermi il vizio dell'ultima parola: "Sei brava, tu, con le parole". Ecco, questa asserzione è sempre stata la stoccata finale, la classica goccia corrosiva che mi si infilava dentro e mi faceva sentire ancora più impotente. Ero solo parole, solo chiacchere. Non c'erano fatti che dimostravano il mio valore. Il mio urlo più forte era: "ma cosa valgo io? Che differenza c'è tra esserci e non esserci?".

Se non vi avessi detto che per tre lunghi anni ho desiderato e provato a morire non avreste capito la mia rinascita, vi sarebbe mancato un pezzo di congiunzione e non avreste dato valore alla leggerezza di oggi.

Il percorso non è giunto a un punto di traguardo. Questa non è una favola a lieto fine. La malattia dell'anima è come quella fisica. Siamo soggetti a ricadute, dobbiamo monitorarci. Mi ricordo bene cosa mi disse la mia ginecologa quando scoprii di aspettare Leo. Mi disse: "Mamma Cattiva, lei deve essere consapevole di essere un soggetto a rischio. Lei conosce già molto bene i sintomi della depressione, lei ha già toccato il fondo, nel peggiore dei modi, ma proprio perché ora è qui, è già proprietaria di tutti gli strumenti per riconoscerli e cacciarli via. Non sarà semplice ma se ci è riuscita quella volta d'ora in avanti sarà solo un riconquista di questa nuova vita."

40 commenti:

Pocahontas ha detto...

OUCH...hai toccato un nervo scoperto...te ne riparlero' fra un po', quando avro' capito un po' di piu' di questa nebbia pesante che mi schiaccia il cervello ed il cuore. Un abbraccio (e come al solito un grazie).

Lalaura ha detto...

Sai, io ho avuto un'infanzia e un'adolescenza non esattamente idilliache. E tutto quello che i miei mi rimproveravano prima e mi rinfacciano ancora oggi a cadenza semestrale (si vede che negli altri 5 mesi si caricano) è stato "tu sei brava solo a criticarci". Che forse è un po' il tuo "sei brava con le parole". Forse perchè l'autocritica non è cosa semplice, e perchè così almeno si riesce a far ricadere su altri il peso delle proprie azioni senza preoccuparsene troppo. O almeno questo è quello che penso io. E lo penso adesso, con quel po' di equilibrio che ho raggiunto, dopo qualche tempo di analisi, un po' di allontanamento, un po' di tentativi di autodistruzione mangiando come un'ossessa e poi mettendomi a dieta durante l'adolescenza e anche un po' dopo. E la "cura" principalmente è stato il parlarne apertamente. Non avendo più paura di quello che era stato, nè di me stessa. E la conseguenza è stata il confronto. Il capire che non ero io ad essere invertita, ma che il percorso che son stata costretta a fare mi ha portato qui. E che le mie non erano critiche fini a se stesse. Anche se, lo confesso, ci sono ancora degli ambiti in cui quelle voci, quelle accuse, sono ancora lì, e bruciano, e mi fanno sentire una fallita.
Nel frattempo, però, ho anche imparato a dirmi "chi se ne frega, problemi vostri".
E non sai che liberazione.
Un abbraccio.
Scusa, sono sempre troppo prolissa.

Marlene ha detto...

Le persone possono scegliere, questa è una grande cosa, tutto sta nello scegliore seguendo il cuore e non la testa. Il male di vivere è sempre in aguato, pronto a ripresentarsi e riapropriarsi di te, ma tu puoi scegliere e questa e la tua forza. Scegliore di crescere e andare avanti sempre di piu o scegliore di rimanere a macerare detro te stessa è una scelta che solo tu puoi fare, ma io ti chiedo solo di ricordare che: la vita è una e vale la pena di essere vissuta nel migliore dei modi, senza perdene nemmeno un momento, perchè un momento perso non lo si recupera piu.

lorenza ha detto...

Ho letto, eh. Poi ho riletto. E ora l'unica cosa che mi viene da pensare è: ma quanta forza, e quanti fatti, ci sono in queste parole?!?

PaolaFrancy ha detto...

io ho provato la depressione dopo aver partorito francesco.
è stata OVVIAMENTE sminuita. anche da me forse.
mio marito ( ora ex ) forse è stata la persona che più si è preoccupata. ma non per me, ma per il bambino.
mia madre non trattava nemmeno l' argomento. faceva finta di niente. e quando la guardavo piangendo lei si arrabbiava e se ne andava.
è passata così. senza farmaci, senza cure, senza psicologa.
eppure è durata mesi e mesi.
forse non era nemmeno depressione. chi lo sa.
io so solo che stavo male.
e che quel periodo mi ha lasciato un' altra cicatrice sul cuore.

mi dicono che devo amarmi di più.
la psicologa. il mio compagno. ( mia madre continua a non dire niente ).
ma se quando avevo bisogno non mi è stato dato aiuto ... come posso sapere di contare qualcosa?
purtroppo ( o per fortuna ), la nostra personalità si forma a cascata.
siamo quello che ci è stato dato dai nostri genitori.
ecco, appunto. quello che ci è stato DATO.

paola

elisa ha detto...

credo che le donne della mia generazione siano state cresciute con un senso del dovere un po' troppo elevato.
Forse basterebbe imparare a fare i capricci un po' più spesso, imparare un po' l'egoismo, imparare a Volere.

Ondaluna ha detto...

Ellosapevo che non me ne potevo uscire in pochi minuti! Ma avida di leggerti ho aperto lo stesso il tuo blog sperando che questi pochi minuti mi bastassero... no. Tonerò. Dopo aver lavorato. Ti abbraccio forte forte.

pontitibetani ha detto...

vero. succede così anche on l'anoressia, ne sei fuori, ma la guardi a vista...
per il denudarsi invece ho scoperto che era facile denudarsi di quelle cose che avevo messo a posto, spostando il confine della mia nudità interiore più lontano, lasciandomi libera di svelare senza svelare troppo, o svelando per oscurare altre parti.

ma questo post fa vibrare sensazioni appunto ancora nascoste e parole già dette.
ma mi sento accomunata dalla rinascita e da un punto fermo da cui rinascere ogni volta.

bello.

Stefania ha detto...

Bè .. che dire... In questi blog silenziosi ma pieni di presenze sempre vicine , amiche , comprensive , viene davvero naturale esprimersi. Davanti a questo schermo ci siamo noi , per cui se all'inizio si buttano giù cose appartenenti alla scorza o alla seconda pelle , poi si scende in profondità abbastanza naturalmente , è successo anche a me di passare dalla ricetta alla lana cardata ai pensieri del mio periodo di bufera... meno leggeri , più densi ... impastati con le emozioni . Mettersi a nudo è positivo. Non solo sul blog , nella vita ognuno ha dentro delle zone che crede di possedere in esclusiva. Tutti guardiamo gli altri e li vediamo così equilibrati , sorridenti , appagati... Lo dicevano anche di me , ma io mi apro e racconto tranquillamente che anche io come tutti ho delle fragilità a volte pesanti , dei luoghi oscuri , delle zone non guardabili... E' bello aprirsi e scoprirsi parte di una moltitudine. Poi ci si riconosce e ci si lega , anche senza conoscersi , senza condividere poi molto , per il solo fatto di avere fatto le stesse esperienze , si è vicini nella condivisione di esperienze che hanno lasciato orme. Grazie per aprirti , anche io ho tratto dai tuoi racconti pezzetti del mosaico che ricompongo ogni giorno ... che sono io .

MammainblueJeans ha detto...

Il tuo post è pieno di vero. Ponti tibetani fa un cenno all'anoressia, io invece mi trovo a ri-combattere contro l'iperfagia, che pensavo di avere battuto tanto tempo fa.
Mettermi a nudo...perchè? mi hanno insegnato che non bisogna dare fastidio, preoccupare le persone che ami; in altre parole bisogna fare finta di niente, perchè alla fine sono solo problemi tuoi, se ingrassi è perchè sei pigra, che problemi puoi avere tu, che sei una mamma, che fai il lavoro che volevi, che sei sposata ad un uomo fantastico... non hai motivo di essere infelice.
il blog (adesso i blog) è la via d'uscita, anche se mettermi a nudo è difficile, specie adesso che lo leggono persone che conosco davvero.
forse scriverò un post. forse no.

Silvietta. ha detto...

La consapevolezza che ti sei costruita dentro trasforma le parole dei tuoi post in un fatto: c'è in te la vocazione di far muovere (danzare?) le persone, i loro pensieri, i loro sentimenti sotterrati. Perchè ora sei qui e indubbiamente hai deciso di lasciare un segno, in chiunque passa di qui e - penso ben - in chiunque abbia la fortuna di incrociarti.
baci, silvietta

Pocahontas ha detto...

SIlvietta, hai tradotto i miei pensieri in parole (come io non avrei mai saputo fare ; )

Anonimo ha detto...

Penso che ha far parlare troppo di sè non sia la rinascita ma la consapevolezza dell'inconsistenza del Sé; chi si traduce troppo in parole, soprattutto in uno spazio etereo come questo, è legato al fatto dell'incapacità di creare sani legami interpersonali. Non parlerei di "vocazione" ma solo egocentrismo.. da cosa nasce questa urgenza di parlare a persone che non conosci, dall'urgenza della condivisione delle esperienze? o solo dal fatto che i giudizi negativi di gente "senza volto" fanno meno male?
Vorrei capire, non è una critica alla persona ma una chave di lettura diversa.

valewanda ha detto...

come disse Silvia di "mamma imperfetta", e poi li chiamano blogghettini? Se un blog riesce a dare tanta forza, tanta voglia di esprimere se stessi, c'è solo da prendere atto di che importanza possa avere una forma di comunicazione come questa. Un abbraccio, Valentina

Mamma Cattiva ha detto...

@Pocah - Quando vuoi, anche in privato se vuoi.

@Lalaura - Il confronto appunto, che ti fa capire che non sei l'unica. E le parole, ad averle, aiutano almeno a liberarsi...

@Marlene - Per molto tempo ho detestato chi mi diceva "vivi ogni giorno come fosse l'ultimo" perché mi sembrava di non avere ancora avuto quello che volevo. Ora è diverso. Ho quasi paura di perdere tutto :)

@Lorenza - Grazie, mi stai caricando per arrivare infondo a questi commenti...

@PaolaFrancy - Io credo che non importa come si chiama una malattia. Cosa cambia se dargli il nome di tristezza o psicosi? E' un malessere più o meno grave che va affrontato e curato. Quanti brufoli diventano poi cancri?
Cmq non credo che siamo quello che ci è stato dato dai nostri genitori. E' una responsabilità troppo grande da dare loro e a noi come genitori oggi. Possiamo essere terribilmente uguali a loro o l'estremo opposto, possiamo apprendere una caratteristica o una forza di una persona incontrata una volta o rifugere l'impronta di una vecchia nemica. Sii solo te stessa. Un abbraccio!

Mamma Cattiva ha detto...

@Elisa - Sfondi una porta aperta...

@Ondaluna - Torna quando vuoi, anche senza parole.

@Pontitibetani - Ciao Monica. Bello credere nella rinascita. Non smetti darti un'oppurtunità e si smette di punirsi.

@Stefania - Mi piace nel nostro contatto virtuale visualizzare quel mosaico, forse perché conosco i tuoi disegni e i tuoi colori...

@MiBJ - Il bello del poter scegliere appunto. Puoi pure scegliere di rispondere con un post ironico per ridere e basta :)

Mamma Cattiva ha detto...

@Silvietta - La mia vita oggi è un fatto. Non lo è questo blog, né questi ultimi post. Provo solo a raccontarlo perché per tanto tempo ho pensato di non saper fare nulla. Se poi scopro un talento nel muovere i pensieri in alcune persone è inatteso e un di più.

@Valewanda - Vallo a dire all'anonimo quassù ;))

Mamma Cattiva ha detto...

@Anonimo - Una sola cosa ti scredita, perché per il resto che dici mi sento così a mio agio che quasi non mi riconosco: il tenerti anonimo. Chissà perché molte persone che si esprimono nella rete per colpire, lo fanno sempre senza un nome, anche solo un nick. Almeno potrei parlarti, rivolgendomi a una persona.
La mia risposta è talmente semplice e banale da farmi sorridere e sta in quel tuo dire "incapacità di creare sani legami interpersonali". In questo momento sorrido insieme a tutte le persone che fanno parte della mia vita, che leggono questo blog proprio perché mi conoscono e hanno un sano legame con me. Io le vedo tutte sorridere.

VereMamme ha detto...

Rinascita.. c'è un post-pensiero per te che ti aspetta. Flavia

Mic ha detto...

rinascere dopo momenti difficili, sofferti, è un dono, ma anche una necessità.
mi piace il tuo modo di rielaborare pensieri, sentimenti.
ci sono momenti o crisi da superare, un pò per tutti, forse la loro intensità è in rapporto alla sensebilità che si ha nell'affrontare i cambiamenti.
forse io ci sono dentro in pieno e leggere ciò che scrivi mi fa molto riflettere.

francesca ha detto...

Concordo pienamente
"Il perché è nei commenti di risposta, pubblici e privati. Molte donne si sono ritrovate nella mia esperienza e forse si sono sentite meno sole"
francesca

Anonimo ha detto...

Non ho problemi a presentarmi e lo faccio anche con il mio vero nome: sono Camilla e semplicemente ho postato con anonimo perchè utilizzo un profilo diverso. Vedo che le voci fuori dal coro non sono ammesse e sottoposte a pubblico lubidrio in tempi rapidi.. ma, del resto, la libertà di pensiero e parola sono ancora esistenti,tutto dipende dalla condizione e apertura mentale in cui si è soliti muoversi. l'ho detto chiaramente che era una visione esterna diversa, senza critica alla persona ma è quello che un'esterna che legge il tuo blog può evincere da sotto la superficie..ti trovo coraggiosa e creativa ma forse troppo presa da te stessa e non credo che il condividere certi aspetti della vita (e credimi ne so qualcosa)accomuni le persone, la diversità del sentire e dell'elaborare portano su sentieri paralleli che mai s'intersecano.Trovo sgradevoli i " come ti capisco.. anche io ci son passata.." segno di quella debolezza femminile che ci allontana ancora dall'essre prese sul serio.. dal dover faticare ancora il doppio..

Mamma Cattiva ha detto...

@Flavia - Grazie!

@Micol - E magari non tutti hanno il modo di dedicare sensibilità ai momenti difficili. Magari quello è stato il mio privilegio. Mi sono fermata per forza e ho dovuto far qualcosa.

@Camilla - Mi spiace di questo tipo di reazione ma se qualcuno si presenta a casa mia e parla senza presentarsi la prima cosa che le chiedo è di farlo. E se una persona si nasconde dietro all'antidoto del "non è una critica alla persona" ma poi mi dà dell'egocentrica e dell'incapace di creare sani rapporti interpersonali, allora cerco di farmi un'idea e magari provo a rispondere. Le voci fuori dal coro sono ammesse sempre. Sono d'accordo quando dici che le esperienze condivise non ci accomunano: siamo esseri profondamente complessi e diversi. Penso semplicemente che condividere ci faccia allontanare da quel centro che mi dici occupare. Essere presa da me in questo momento è una conquista perché ho perso troppo tempo ad essere quello che volevano altri. Sono stata presa sul serio grazie a delle azioni, non a delle parole.

Anonimo ha detto...

Scusa MammaCattiva se non mi registro ma tu che conosci la rete più degli antri del tuo cuore sai che a volte qua si scrive di getto e il tempo della registrazione è già troppo lungo. Ma non resterò anonima. Sono Eva e mi conosci anche se non approfonditamente. Solo una parola GRAZIE. Sono molti anni che la mia anima punisce il mio corpo e anche se il mio disturbo ti impedisce di toccare il fondo in maniera così devastante come il tuo (perdonami se mi permetto di paragonarli) è in un modo subdolo altrettanto distruttivo. Grazie quindi per parlarne, in maniera indiscriminata come può essere la comunicazione di un blog. Non è importante che chi ti sente capisca, non sempre accade. Più le persone sentiranno parlare di questo, più vedranno che fa parte della vita di tante donne normali (uh! NORMALE è una roba che mi fa sempre sorridere!!) meno ne avranno paura, e di riflesso anche noi avremo meno paura.
Grazie ancora e per la cronaca: NON SOLO C'E' UNA BELLA DIFFERENZA TRA ESSERCI O NON ESSERCI MA ANCHE TRA ESSERCI E ESSERE PRESENTI...
Un abbraccio

Amalia ha detto...

nella mia famiglia, a cominciare da mia madre, sono in parecchi (due mie zie, un mio zio e due cugine) a soffrire di depressione. da anni vivo questa sofferenza di riflesso e spesso mi chiedo se e quando arriverà il mio turno.
mammasidiventa.ilcannocchiale.it

Michele ha detto...

Secondo me c'e' un problema di forma: nel senso che lo strumento internet cozza (o diciamo può cozzare) con i sentimenti più profondi delle persone. Per cui se qualche sconosciuto, tipo Camilla, arriva sul blog, senza conoscere la MammaCattiva, pensa istintivamente ad un esibizionismo sfrenato. Forse anche giustamente. Anch'io mi sono trovato a disagio leggendo gli ultimi post. Però, conoscendo la persona probabilmente si riesce a dare un'interpretazione completamente diversa di ciò che la MammaCattiva scrive di sè, a scopo di condivisione. E' un po' di tempo che cerco di ragionare su come sia giusto usare gli strumenti informatici, senza dubbio dico che occorre fare attenzione a come si scrive , e come si commenta....

Vabbè, largo alle mamme...

Anonimo ha detto...

CAMILLA:Bravo Michele, hai colto nel segno per certi aspetti anche se trovo sempre esagerato tutto questo condividere che non sempre è positivo e mi spiace, saro limitata per alcuni/e di voi ma resta il mio pensiero. So cosa significa vita difficile, ricominciare a ricostruire se stesse ma ci sono cose che vanno "trattenute" in se ( e non a caso ho utilizzato questo verbo), forse è chiusura mentale o ancora incapacità di fidarsi. Ciò che scrivi è bello, a volte mi ci ritrovo anche per certi versi ma è tutta questa voglia di raccontare se stessi che a mio giudizio è un pò patologica.. ripeto forse non sono ancora pronta a capire lo spirito di tutto questo; ma nonostante questo continuerò a leggerti così da capire se ciò che penso è sbagliato, se è solo il gettare la maschera che può spaventare. Ci sono persone che sono più avvezze a mostrarsi altre hanno bisogno di più tempo.. forse faccio parte d queste ultime. Cari saluti.

Bonzomamma ha detto...

Sono Bonzomamma grazie ancora per le tue parole, non ho il tuo coraggio di esprimere chiaramente quello che il tempo mi ha dato su questi argomenti ma capisco e apprezzo.

supermambanana ha detto...

hey sister :-)
dici che non mi faccio piu' sentire, eccomi qua. E' che diventa troppo complicato reagire a stimoli come questi o quello dell'altro giorno. In un certo senso ammiro chi come te ha deciso che la situazione richiedeva un aiuto esterno. Io vado giu' di autarchico in genere. E' anche questo parte di un cammino di autostima, quando pensi che valga la pena cercare aiuto? O e' sovrastimare le proprie possibilita' quando pensi che ce la fai in proprio? Anyway, i figli aiutano a darti una bella dose di paturnie in piu' che aumentano l'entropia al punto tale che la cosa diventa paradossalmente piu' gestibile. Il mio motto sulla pagina facebook e' preso in prestito e dice che I have become comfortably numb. E al momento preferisco starmene cosi', checche' ne pensi James Bond, stirred but not shaken.

Mamma Cattiva ha detto...

@Amalia - MHO scappare sempre (non in senso fisico) dal determinismo familiare o dalla più nota tentazione alla profezia che si autoadempie (in inglese detta self-fulfilling prophecy). Il fatto stesso che hai degli esempi in famiglia ti dovrebbe aiutare a riconoscerne i segni e ad allontanarti (non da loro, dalla depressione) invece che cascarci dentro. Io ho imparato a guardarmi avanti.

@Michele, Camilla - Mi fa piacere che la conversazione sia diventata più ragionevole. Prima avevo la sensazione di essere giudicata. Il fenomeno dei blog è ormai stranoto a molti ed è una casa pubblica, a porte aperte. Pubblica per il blogger se no avrebbe scritto un diario privato o messo un lucchetto per parlare con pochi intimi; pubblico per chi entra e legge e decide se gli argomenti trattati sono di suo interesse. Tutti sono liberi di entrare come di uscire. Anche il blogger a un certo punto potrebbe decidere di cancellare tutto. Io sono stata silente per moltissimi anni. Molti hanno coinciso con il periodo in questione. Sto raccontando un'esperienza di diversi anni fa. Non sono quindi approdata a questa decisione con leggerezza e naturalezza. Lo faccio ora perché preferisco fare esibizione di un male dell'anima nella speranza che aiuti altri a ridimensionare oppure a decidersi ad agire rispetto all'esibizione degli attributi del corpo femminile. Mentre non trovo utile che una donna strumentalizzi il proprio corpo, trovo più costruttivo lavorare sui pensieri e magari raccontarli, seguendo un filo narrativo e senza l'ambizione di andare oltre questo blog.

@Bonzomamma - Mi fa piacere. grazie.

@Supermambanana - Ti cerco perché riesci sempre a innescare un doppio pensiero. Eppure questa domanda per quanto complessa è facile da rispondere. Io non ho deciso di farmi aiutare. Io ho dovuto farmi aiutare. Sono andata oltre il punto di non ritorno e mi hanno presa per le orecchie. Credo con discreta fermezza che quando ci si sente comfortably numb si abbia ancora il giusto controllo delle cose. Credo che valga la pena chiedere aiuto quando si hanno le prime avvisaglie del non-controllo. Mi sto avventurando in un campo minato che non spetta a me illustrare. Ognuno di noi nel dubbio può chiedere anche solo un consiglio a un medico di fiducia. Io non ho avuto la prontezza di farlo e momenti ci lascio le penne.

Anonimo ha detto...

Camilla:Non ho mai utilizzato toni accesi, semplicemente la tipologia di conversazione in uso preclude quello che è l'aspetto fondamentale, il "face to face" che permette di capire le persone anche attraverso il "non verbale", i miei occhi ti direbbero tantissimo,parlano un chiaro linguaggio che a volte non mi occorre neanche aprire bocca. Sul parlare dell'anima sono assolutamene d'accordo,forse meno aperta a narrare dei miei vissuti. Conosco bene la depressione,il dolore della perdita, la mortificazione del proprio corpo (solo perchè hai due tette e un bel fondoschiena e saltelli per la citta su 12 cm di tacco fanno credere a un uomo che sei una emerita imbecille giusta solo da portare a letto)e forse da tutto questo in 9 anni non ne sono ancora lontana (oddio!!! MC mi stai facendo parlare!!!); mi brucia ancora quella ferita che non riesce a sanarsi e ancora di più mi brucia restare ancora paralizzata davanti ai sentimenti perduti e l'unica cosa che resta è il gelo.. un matrimonio basato sul rispetto ma in cui l'amore non trova terreno su cui crescere... ma perchè ti dico tutto questo.. infondo non ti avevo stoccato con una critica sull'egocentrismo?... Lasciamo perdere. Ciao

Mamma Cattiva ha detto...

@Camilla - Mi fai venire in mente un testo che ho appena letto, leggendo tra le tue righe. Prova a vedere se ti ci riconosci:
http://mentarosmarino-sicetsempliciter.blogspot.com/2010/02/lamore-fragile.html

Anonimo ha detto...

Camilla: penso che i sentimenti di base siano gli stessi, in un contesto diversi ma gli stessi... la perdita del grande amore lascia segni indelebili.che nei rapporti successivi aleggiano come fantasmi.. Mio marito, quando mi ha conosciuto, sapeva che avrebbe lottato contro queso e lo ha accettato. Forse mi sono appoggiata a lui proprio per questo e in questi 3 anni insieme sa che, in certi momenti e in certi periodi, la malinconia mi assale e che il mio lutto riaffiora e va vissuto pienamente.

Mamma Cattiva ha detto...

@Camilla (AB) - Ti consiglio di toglierti dai piedi. Lavoro da 10 anni in internet e so come muovermi quindi vorrei che avessi rispetto di questo luogo, oltre che di te stessa. Grazie.

pontitibetani ha detto...

una cosa che mi colpisce, di internet, è la complessità che la contraddistingue, la dimensione della reticolarità, la possibilità dialogica del 2.0, e credo in fondo il rappresentare un nuovo modo di comunicare.
un comunicare che è scoperto e oscuro, che alle volte mostra più di quanto non si creda e altre volte no.
un comunicare che richiede regole, che spesso si imparano strada facendo e a volte non si imparano, perchè nessuno ha ancora cominciato ad insegnarle.

io trovo capzioso, fuorviante ed inutile, oramai, suddividere virtuale da reale.

ma una cosa resta: saper leggere ed ascoltare, anche tra le righe, e rispettare gli altri è essenziale.

e quando mi è capitato di leggere un blog che mi sembrava estremo o lontano o irreale, non ho pensato al suo essere vero o falso, ma ho deciso di cogliere semplicemente il suo raccontare una storia possibile.

mamma cattiva: mi è venuta così, non vuole essere un replica a camilla ma una riflessione più estesa sul vero/falso in rete.
se è off topic cancellala pure.
:-)

Mamma Cattiva ha detto...

@Monica - Mai commento è stato più in tema! Hai detto giusto una riflessione estesa sul vero/falso in rete.
La suddivisione è inesistente. Ci si prova per minare il pensiero altrui ma a volte, come in questo caso, per colpire infilando la maschera della vittima e nascondere il volto del carnefice.

Anonimo ha detto...

Camilla: saprai come muoverti in rete e non lo metto in dubbio mentre io no.. ma sono dispiaciuta del tuo commento; non so chi credi che io sia ma va bene così... se (AB) è un luogo o una persona non li conosco; ma se questo è il tuo pensiero.

Panzallaria ha detto...

carissima camilla,
ho un blog da 5 anni dove oltre a raccontare cose futili, cose che incitano alla risata (spero) e aneddoti di vita narrata (e sottolineo narrata e non reale) ho raccontato della mia depressione, della mia malattia immunitaria che per un anno mi ha trasformata in una donna rettile, del fatto che non avevo un lavoro e mi sentivo una fallita, e della paura di morire.

Proprio nel momento in cui andavo più al fondo delle cose - e lo facevo con l'intento di chiarirmi a me stessa, perché scrivendo ad un pubblico ci si chiarisce più che dentro al diario con il luchetto, e per condividere la mia umanità (che questo è un brutto mondo che ci vuole tutti perfetti) - arrivavano sempre due tipi di commentatori: 1) quelli che empatizzavano, capivano i presupposti e spesso mi ringraziavano perché attraverso il mio outing erano anche loro costretti a guardarsi un po' dentro e smetterla di colpevolizzarsi per una mancata perfezione.
2) quelli che - gentilmente, pacatamente ma inesorabilmente - mi giudicavano, mi davano dell'esibizionista, di quella che metteva in piazza le sue cose invece "di passare più tempo con sua figlia".

Mi arrabbiavo all'inizio perchè mi sentivo davvero giudicata da sconosciuti, in momenti di estrema fragilità e apertura.

poi ho capito che questi sconosciuti, spesso, lo facevano perché non erano in grado di mettere a nudo le proprie imperfezioni e di fronte a una persona che lo faceva, si sentivano ancora più manchevoli.

ho capito anche che se hai un blog mediamente conosciuto come quello di mammacattiva o il mio, diventi un po' un personaggio, che tutti si aspettano che tu SIA quel personaggio e generi da una parte invidia, dall'altra aspettative.

io credo che mammacattiva sia una persona stupenda e veramente ammirevole: potrebbe mantenere la sua facciata di donna carina, di successo e fare come certe blogger sborone e snob e invece si mette a nudo in un modo tanto umano che secondo me, nel farlo, sta facendo un regalo bellissimo a un sacco di persone.

e secondo me, cara camilla, te non te ne accorgi ma quel regalo lo sta facendo anche a te, che prima sei arrivata un po' rigida e ora ti stai mettendo a nudo, tuo malgrado.

detto questo, c'è una cosa che non ho capito bene: ma se tu non approvi questo genere di operazione (outing pubblico) e lo trovi esibizionista, perchè continui a venire su questo blog, leggerlo e commentarlo? sarebbe come guardare tutte le puntate del grande fratello e poi dire che è una schifezza, non trovi? ;-)

insomma, secondo me alla fine la tua è solo un po' di paura...
ciao
panzallaria
francesca sanzo

Castagna ha detto...

Applausi a te, MC, e a tutte le amiche che hanno contribuito a spiegare a Camilla e non solo a lei cosa può significare un blog e la voglia di raccontarsi.
Per gli insulti, le critiche e gli scambi anche accesi c'è Facebook, dove io e l'Uomo litighiamo pubblicamente di politica e non solo! (Ma poi coltiviamo anche affettuosi rapporti a distanza con amici lontani o exalunni sparsi per l'Europa)
Il blog per me è tutto sommato una novità, ma spero di saperne rispettare il galateo non scritto. Senza dubbio anche io lo vivo come un diario che accetto di far leggere e quando mi sembra di sborronare dico a me stessa: "al massimo si stancheranno di leggere, io mica le obbligo" oppure "al massimo penseranno che sto un po' sborrondando, pazienza, mica sono obbligate a frequentarmi, per loro fortuna".

Peraltro, MC: se le premesse son quelle che ho capito... BRAVA

Panzallaria ha detto...

@castagna: io dico sempre "il blog è mio e me lo gestisco io" quando qualcuno va un po' oltre il limite e passa dal consiglio propositivo alla critica feroce.

sono pienamente d'accordo con te!