domenica 24 gennaio 2010

L'amore assoluto


La prima grande balla che il mondo ci racconta da femmine piccole è che un giorno, sull'orizzonte, si staglierà la sagoma di un bel principe azzurro sul suo cavallo bianco: arriverà, ci solleverà e ci porterà via nel suo castello incantato. Nonna Cattiva da qualche parte, credo nel suo Talismano della Felicità, conserva un mio tema scritto alle scuole medie (sul foglio protocollo, con lo spazio laterale per le correzioni, ma si usa ancora oggi?), in cui parlo proprio di questo mito. Rivelatorio come nello svolgimento io esprima la mia preferenza per la figura del "cavaliere", figura più combattiva, uomo self-made, più proattivo rispetto al principe, figlio di papà, nato con la pappa pronta, servito e riverito. Molto coerente con questo aspirational, i miei fidanzati non sono mai stati ricchi possidenti e quelli che poi lo sono diventati, impegnandosi, me li sono persi per strada.
Il doc non se la prenda di questa considerazione. Che lui non sia un ricco possidente ma un cavaliere con la maschera che lascia visibile solo il suo sguardo a me piace molto e non lo cambierei con nessun regnante.

La grande bugia però galleggia per lungo tempo sulla superficie del nostro inconscio femminile e, più o meno consapevolmente, passiamo un lungo periodo della nostra adolescenza e del nostro diventare adulte alla ricerca di un salvatore. Almeno per me è stato così e, appigliandomi a questa speranza, ho commesso degli errori che hanno lasciato delle belle cicatrici.

Questa non-verità te la raccontano tutti. Non diamo la colpa solo alla nostra mamma.
Cresci scontrandoti con migliaia di etichette e pre-concetti di genere e ti convinci che essere una donna è solo che un limite e quindi ti conviene dotarti dell'uomo giusto che tutto può e tutto potrà.
Da questa certezza nasce secondo me il concetto di amore assoluto. In questo concetto io sono stata impanata, fritta e rifritta. Mi è stato insegnato che amare significa esprimere e donare sentimenti di amore, lealtà, fedeltà, integrità senza alcuna condizione. Ami infinitamente indipendentemente da quello che ricevi in cambio. Se ci pensate bene, detto così, suona anche bene: io amo qualcuno e non mi aspetto nulla in cambio. Trascorrono le giornate, una dietro l'altra, a litigare e il giorno dopo l'amore assoluto ti regala l'oblio e fai finta di nulla; un giorno quella persona ti tradisce e l'amore assoluto ti permette di perdonare e di ricominciare daccapo; un altro, qualcuno che ami compie un crimine ma visto che la ami in modo assoluto, cerchi di capirlo, l'aiuti e continui ad amarlo. La persona si riscatta e l'amore assoluto ti fa dimenticare ogni sgarbo, ogni parola scomposta, ogni gesto sconsiderato.
Fino a qualche anno fa per me questo era tutto molto logico, radicato nel mio inconscio e qualsiasi voce interiore che mi allontanasse da questa certezza generava enormi sensi di colpa. Perché l'abitudine ai sensi di colpa ci appartiene prima ancora di avere dei figli.

A 25 anni ho scelto liberamente di sposarmi, con un uomo che conoscevo da meno di due anni. Mi sono laureata poco prima e mi sono trasferita a Bologna. Per amore, questo il motivo per cui ho lasciato Roma. La vita scorreva tranquilla, non avevo nulla di cui lamentarmi: avevo una casa, un marito bello e innamorato, gentile e generoso, fedele e premuroso, un lavoro, una città a misura d'uomo, la mia indipendenza tanto anelata. E poi c'era l'amore, quello a prescindere da chi sei tu, da quello che vuoi e dove vuoi andare. Cambiando le carte nulla sarebbe dovuto cambiare. Le carte non cambiavano eppure io non mi sentivo felice.

Quando la mente non trova risposta è il corpo che inizia a dare i suoi segnali. Il mio corpo espresse il desiderio di separarsi dall'anima. Fu il corpo a capire che quella vita non era la mia: un corpo eternamente in fuga che si rese conto di aver scelto l'uomo sbagliato, quello giusto e perfetto per un'altra ma non per quel corpo.
La cosa che feci più fatica a capire è che arriva un momento in cui la volontà non è più in grado di comandare. Oltre un certo limite "volere è potere" sono solo parole. Intorno ti dicono "devi ricominciare a nutrirti", tu ti dici "ma io voglio mangiare, non sono malata". Non si trattava di una consueta e di tutto rispetto storia di anoressia. Soffrivo tecnicamente di disturbi dell'alimentazione ma non sono mai stata definita anoressica. Iniziai e proseguii a non mangiare più perché dovevo punirmi per aver fatto del male a una persona buona e innocente e a tutte le persone che dicevano che infondo potevo essere felice.

L'esperienza è durata diversi anni e non si è risolta al primo turno. Mi sono curata con impegno perché la mia mente è sempre stata lucida e volevo guarire. Il mio corpo però non ne voleva sapere e ogni tanto ricadeva con me incredula, incapace di capire perché fosse così complicato riprendere il controllo della mia volontà. Ci sono riuscita, al solito, a piccoli passi, con l'aiuto di persone e cose.
Mi ricordo che la mia psico-analista mi prestò immediatamente un libro: Le brave ragazze vanno in paradiso e le cattive dappertutto di Ute Ehrhardt. Sosteneva evidentemente che la mia lotta perenne per essere una "brava ragazza" mi impedisse di essere me stessa, di capire che potevo farcela da sola anche senza l'appendice di un salvatore, di qualcun altro che facesse le cose meglio di me.

La vera svolta però fu capire, visceralmente e inequivocabilmente, che non esiste l'amore assoluto. Nulla è più vero dell'amore relativo, quello che si nutre di responsabilità, di coscienza, quello per cui ogni giorno ti guadagni quello che ti torna indietro.
E' una balla che qualsiasi cosa fai, l'altro ne esce indifferente. Nel mio caso non solo mi punivo per non riuscire ad essere quello che gli altri volevano per me, ma nelle relazioni mi permettevo di dire e fare qualsiasi cosa pensando che l'altro avrebbe accettato, mi avrebbe comunque amata. Non è così. Non è mai così. Possiamo raccontarcelo ma, alla lunga, qualsiasi nostra azione genera una reazione.

Lo scenario, per quanto suoni fisico e razionale, non cambia quando hai dei figli. Ci vendono lo stereotipo dell'amore assoluto e trasfigurato e se quindi ti trovi a vivere sentimenti contrastanti pensi di essere malvagia, di essere una mamma cattiva. Se invece capissimo che bilateralmente l'amore è sempre relativo, ci concederemmo dei momenti di pausa, vivremmo i momenti di difficoltà come provvisori e superabili e soprattutto, proprio perché bilaterale, responsabilizzeremmo i nostri figli a dosare parole, opere e omissioni.

37 commenti:

Mamma C ha detto...

Ciao!Ti ho assegnato il premio che ho ricevuto da Smile citandoti tra i miei blog preferiti. Articoli del genere sono fantastici..spero ti faccia piacere :)

MAMMOLINA ha detto...

Parole sante...le faccio mie e le tengo strette in questo riflessivo pomeriggio, grazie per averle condivise.

sabrine d'aubergine ha detto...

La mistica della maternità e dell'amore assoluto miete ancora molte vittime. Anche a decenni di distanza dal femminismo. La tua voce narrante potrebbe essere quella di molte, moltissime donne: lacerate ma chiuse in se stesse, per paura di essere (restare?...) sole. Per timore di essere "cattive ragazze". Non è facile scrivere quel che hai scritto... ma condividere può renderci la vita più lieve: dunque grazie.
Viviamo camminando sul filo, come acrobati alla ricerca del controllo perfetto di tutte le forze in gioco, le nostre e quelle degli altri. Non sei la sola sotto il tendone di questo circo che è la vita.
Un abbraccio

Silvia gc ha detto...

Devo metabolizzare le tue parole...
Probabilmente non commenterò mai più di così, troppo personale... Però sappi che sto pensando....

Flavia ha detto...

del principe azzurro non me ne è mai fregato niente ma tutto il resto che hai scritto sull'amore e sul punirsi per non essere quello che si "dovrebbe" mi ha colpito molto. colpita e affondata anzi, mi accodo a Silvia GC.

Lalaura ha detto...

io ho iniziato a smettere di punirmi quando ho incontrato il mio attuale compagno. il quale, con pazienza, mi ha aiutato ad aiutarmi. ma il senso di colpa nel non voler essere quello che gli altri (principalmente parenti prossimi e molto prossimi) pensano che dovresti essere, che dovresti fare e pensare... spesso torna. e cerco di liberarmene prima di tutto per me, per esser serena, e in secono luogo per non legare mia figlia e i miei futuri figli a questa spirale di bugie travestite da zucchero filato che ti vendono senza darti neanche una piccola porzione di verità.

Improvvisamente in quattro ha detto...

Cavolo MC... mi accodo a silvia... leggo, metabolizzo e penso...
E leggendo mi hai fatto tornare in mente le parole di una mia cara amica, un po' più grande di me, che tempo fa mi disse: nelle storie d'amore bisogna, in un certo senso, essere egoisti. Perchè bisogna stare bene. Se non stai bene per far stare bene l'altro allora c'è qualcosa che non funziona. Bisogna essere felici. Solo se si è felici, si può donare felicità."

lorenza ha detto...

Nella mia mente si accavalla una tale quantità di pensieri che non basterebbero dieci commenti. Prima di tutto, GRAZIE per questo bel post: l'idea che l'amore sia un relativo è stato anche per me un percorso doloroso attraverso il rapporto con il mio corpo e il cibo (ti consiglio il libro che ho in libreria su Anobii, a questo punto), e in fondo mai finito. E mi sto accorgendo in questo giorni che spesso ci giochiamo (in modo davvero assurdo) un "dover essere" ed una "definitività", con i nostri figli, che non ha davvero ragione di essere. Ma come insegnare il relativo, non ne ho davvero idea.

Panzallaria ha detto...

grazie mammacattiva per il coraggio del tuo racconto. senza falsità e così umile.

il cibo diventa spesso l'unico mezzo che ci sembra che abbiamo per combattere i disagi. io mi sono ingrassata al punto da creare un cuscinetto emotivo tra me e il mondo, per esempio, ma credo che alla fine il senso sia quello. la volontà di punirsi e sfidare chi hai intorno ad amarti comunque.

penso che questo post me lo incornicio e rileggo perché ho molto da imparare da te
grazie

giuliana ha detto...

grazie

Mamma in 3D ha detto...

Questo è un gran bel post.
Leggo e rileggo... c'è dentro tanto, anche di me, forse di tutte noi.
Grazie per aver condiviso queste tue conquiste preziose.

Anonimo ha detto...

Non prenderla per piaggeria. Le tue riflessioni sono sempre illuminanti. :-)
mammasidiventa.ilcannocchiale.it

Daniela ha detto...

Leggere i tuoi post è sempre molto interessante, questo in assoluto è quello che sinora mi è piaciuto di più.
Nella tua sincerità dai modo alle persone che ti leggono di ritrovarsi e di riflettere... .Sei proprio una bella persona mammacattiva: sarebbe bello averti come amica.

Laura.ddd ha detto...

MC grazie per questo post. Il guaio è che non è mai finita, questa battaglia contro il " dover essere", e sembra essere una battaglia tuta nostra, delle donne, da combattere magari non "contro", ma comunque, "nonostante"..

Michele ha detto...

Ciao cara. Stavolta non ti ho capito..

Anonimo ha detto...

l'amore è relativo, ma può essere assoluto. la sera ti addormanti pensando di rivederlo il giorno dopo quel tuo amore. poi il giorno dopo è il nulla.. perché la morte ha reso relativo quel tuo amore assoluto e tu ami anche se l'oggetto del tuo amore è trapassato. ad un certo punto smetti di amare il relativo e l'assoluto.. poi con la vita impari che la relatività dell'amore è possibile come possibile è, che l'amore assoluto possa toccarti ma proprio perché assoluto non duri...

Silvietta. ha detto...

la separazione dei miei mi ha insegnato che ogni cosa che facciamo scatena una risposta. è un'illusione ed è molto crudele pretendere che l'altro ci ami qualunque cosa noi facciamo. l'amore vive di una dualità che, come tale, è relazione.
e nella relazione si è in due, anche quando si preferirebbe non essere per non dover sentire il peso e la responsabilità delle proprie mancanze.

sono contorta ma spero mi capirai. bel post e bel cammino. sei proprio una bella persona
a presto
s.

Alessandra ha detto...

Ho letto il post, seguendo il consiglio di Flavia, e mi sono ritrovata in così tante cose, a partire dai cavalieri preferiti ai principi. Ci ho messo un pò (e qualche fidanzato perso per strada) per capire che l'amore non è inesauribile, che deve essere alimentato, comunque guadagnato, e soprattutto bisognerebbe amare prima se stessi. Però sui figli ancora non lo realizzo il concetto di amore relativo, ho un solo bimbo, ha due anni e mezzo, ed è la mia trappola di gioia e d'amore, e anche la fonte degli inevitabili sensi di colpa. Credo che lo amerei comunque, anche se mi facesse del male... ma magari sbaglio. Grazie di aver condiviso con noi questo tuo personalissimo percorso che però è in fondo il percorso di ognuna di noi. Ti seguirò, e ti auguro di avere tante giornate perfette come quella del santo patrono!!!!!!

Anonimo ha detto...

sono stupita dalla consapevolezza di te stessa che hai raggiunto. parole così vere, che mi toccano nel profondo, che mi vedono spettatrice e protagonista di un percorso di vita comune.
quanta strada dovrò fare ancora io, per raggiungere il mio equilibrio, e non credere più nell'amore assoluto, non nella testa, ma nel cuore?
ti abbraccio forte, lo sai, tanto forte.
ZN

Lanterna ha detto...

Bellissima la riflessione sull'amore relativo applicato ai figli. La ritengo un'ottima educazione sentimentale, anche se nel caso dei figli il rapporto non è paritario come con un compagno: i nostri figli sono qualcosa di superiore a noi, nel senso che il nostro istinto di animali è sacrificarci per salvare loro, nel caso in cui serva. I figli invece sono programmati per perdere i genitori, per separarsene senza dolore.
È giusto che noi sappiamo che riceveremo dai figli tanto amore quanto ne semineremo. È anche giusto che i figli sappiano che non possono farci tutto quello che vogliono. Ma non perché smetteremmo di amarli: come diceva Elastigirl in qualche post fa, li ameremmo anche se fossero l'Anticristo.

valewanda ha detto...

bel post, mi unisco alle altre nel dire che ho bisogno di assaporarlo... merita, grazie!

Mamma Cattiva ha detto...

Tutti i vostri commenti hanno mosso altri pensieri. Li voglio raccogliere per scrivere un post, forse più post a seguito di questo.
Seguiamoci sempre...

Ondaluna ha detto...

... e chi ti molla? :)

Anonimo ha detto...

Che dire...... il Doc rimane stupito sempre nel leggere mammacattiva. purtroppo non sono un principe azzurro ma un cavaliere mascherato..come Zorro. Amore, che parola grande ma piccola da pronunciare. Amore assoluto non può esistere perchè amore è dinamico (uso una parola diversa da relativo volutamente), dinamico perchè cambia e si evolve e si involve su se stesso ma cambia e forse questa è la parola chiave. Non è mai lo stesso, rimane sempre in sottofondo per poi riemergere forte e vigoroso e riassopirsi per riprendere le forze e ripartire. Così lo intende il Doc dopo anni di riflessioni e talvolta di errori e cadute. Quello per i figli è diverso e viscerale talvolta odiato proprio perchè è veramente animalesco in certi momenti e ti travolge.
Grazie MC, lo sai parlo poco ma penso..

Il DOC

Marlene ha detto...

Io l'ho imparato subito che nulla al mondo è assoluto,tanto meno i sentimenti e su tutti l'amore, troppo labile, troppo delicato per avere la forza di essere assoluto.
Semmai l'amore genera forza, la genera in chi lo prova, in una maniera direttamente propozionale alla sua fragilità.
Bisogna però stare attenti a non confenderlo l'amore, l'annullarsi per il bene altrui non è amore è dolore.
C'è stato un periodo nella mia giovane vita in cui ne ho combinata una molto molto grossa, che non è stato il rimare incinta inaspettatamete, il che al confronto è stata una gioia. Il mio mondo si era sgretolato come un castello di sabbia, e io dovevo cercare di ricostruirlo, ricostruire gli affetti, la fiducia, l'amore e annientavo me stessa per alimentare negli altri l'utopia che avevano di me, mi dicevo che lo facevo per loro, per il loro bene, perchè gli amavo, ma non era amore era dolore. Era il dolore che provavo per non essere in grado di farmi amare per come ero.
MC il principe azzurro non esiste, nessuno viene a salvarci, solo noi ci possiamo salvare aprendoci al mondo, mostrando quello che di piu caro abbiamo, noi stesse, con tute le nostre debolezze che sono anche la nostra forza.

Castagna ha detto...

Già solo il fatto che ci ho messo giorni a scrivere la risposta ti dirà che impatto hai avuto con le tue parole su di me.
Che, per inciso, ho massacrato la mia vita per anni e tuttora soffro di disturbi del comportamento alimentare.

Io credo che proprio il fatto di essere relativo (ai fatti, alle situazioni, alle emozioni) faccia dell'amore un assoluto, perchè amare la perfezione e starsene fissi nello stereotipo assoluto è qualcosa di statico, quindi morto, invece accettare l'errore, il movimento, le oscillazioni, il cambiamento, è dinamico e quindi eternamente vivo. E' il ripartire da zero ogni giorno che fa di un amore un amore infinito, non il raggiungere una situazione una volta per tutte.
Io quando rialzo la testa e riparto ad amare anche in preda al caos immagino sempre un pezzo di legno che resta a galla nonostante le onde agitate. Si bagna, si lascia trasformare dal sale, sbatte contro gli scogli, ma non affonda, continua a risalire. Se fosse fermo sulla spiaggia seccherebbe al sole e si spaccherebbe.

Anonimo ha detto...

solo lacrime...

Mamma Cattiva ha detto...

@anonimo - se vuoi scrivimi in privato magari torni a sorridere :)

Stefania ha detto...

Lo sto imparando adesso che l'amore assoluto non esiste ...e mi sento molto spesso una cattiva ragazza. Non è facile uscire dai condizionamenti dentro ai quali siamo cresciute e poi le voci di sottofondo sono implacabili ... e gli sguardi pure... Anche a me è successo che il corpo parlasse quando la mente non voleva sentire ragioni ... ma non è facile tradurre il suo linguaggio. Perciò davvero a volte c'è bisogno di capire come stanno effettivamente le cose... liberandoci da tutti questi cappi e strozzature... Essendo un pò cattive , zittendo le voci , ritrovando noi , e capendo i nostri e gli altrui limiti ... Un abbraccio , bellissimo post ...ma perchè mi ritrovo sempre in ciò che scrivi??? :-)
Sono stata a Bologna al fram ... ma non ho lasciato il biglietto nella gabbia ...

PaolaFrancy ha detto...

mi ha segnalato il tuo blog marilde, dopo aver letto un mio post con delle riflessioni buttate lì sulle mie paure di madre separata.

anche io mi sono punita e continuo a farlo per aver fatto soffrire una persona che con me, in fondo, ERA stata sempre leale.
e per aver letteralmente distrutto il suo sogno, il suo castello. il nostro.
ancora oggi, a due anni di distanza e dopo essere scappata lontano dal mio vecchio mondo, continuo a farlo. come? non dormendo. pensando. ed è una punizione.
è come se la mia testa fosse condannata a vita ad ospitare quei pensieri, quelle paure. che la psicologa chiama autodistruttivi/e.
ma che per me sono la vita, la quotidianità.

TUTTO tutto tutto quello che si fa ha una conseguenza. non solo sugli altri.
ma, credimi, nonostante i sensi di colpa, nonostante le paure, i pensieri autodistruttivi, io sono contenta di non essermi accontentata. di aver tirato fuori le palle e di essere scappata alla ricerca dell' amore vero.
perchè l' ho trovato. ne sono strasicura.
sì, sì. io nell' amore vero credo ancora. e ho fiducia nel mio Moschettiere.

l' ho trovato. e non è vero che l' ho fatto solo a spese degli altri.
l' ho pagato con le mie lacrime di madre "diversa" e SOLA, in un mondo in cui le separazioni e le famiglie allargate sono lo standard.
e invece, quando ci si arriva dentro, si scopre che lo standard è soffrire ma spesso non essere accettate.
finchè non arrivi a leggere post come questi.

ti seguirò.
un abbraccio, paola

elisa ha detto...

sai che, a prposito di essere una cattiva ragazza...tanti anni fa rimasi qualche annetto in analisi da un uomo che ad incipit di una psicoterapia, dopo aver chiaccherato un po' con me, mi disse che mi avrebbe insegnato a diventare una cattiva ragazza.
Ora, con i dovuti limiti, è stato per me l'inizio di una nuova vita.
Ho cominciato ad esserne protagonista, ho fatto cio' che io volevo e non quello che gli altri si aspettavano da me e ho iniziato a godermela davvero!

mammalisa ha detto...

mamma cattiva, non ho parole. Hai espresso in modo straordinario tutta una serie di elementi che hanno condizionato alcune scelte fondamentali della mia vita. Sto cominciando a rendermene conto in questi mesi. E man mano acquisto una certa lucidità di analisi, mi sorprendo di come si possa vivere per anni senza sollevare mai quel velo che ti offusca i sentimenti, li mischia, li avvolge e non te li fa discernere... Grazie davvero per questo post...

caia coconi ha detto...

avevo letto le prime righe quando avevi pubblicato questo post, ma non avevo abbastanza tempo per leggere davvero.
stasera l'ho fatto, proprio questa sera. che stavo pensando a quanto ho cercato l'amore che volevo. sono stata amata tanto, ma non con il mio linguaggio. e io invece volevo essere amata come dicevo io. e poi come poteva davvero rendere felici il mio amore se aveva quel linguaggio.
insomma contorta, ma mi è sembrata una tale coincidenza leggere questo meraviglioso post, che non poteva essere scritto meglio.
grazie mamma cattiva per aver raccontato così tanto di te. sì, mettersi a nudo costa, ma è stato un atto d'amore. grazie!

extramamma ha detto...

Mi dispiace per quello che tu hai vissuto, il discorso sull'amore è vero, non basta l'amore tout court, ci sono molte declinazioni...a me è capitato con mia madre che mi ha amato a modo suo, peccato che sia stato un modo che mi ha rovinato la vita! Molte di queste importanti riflessioni sono anche nel libro di Mamma felice.
Un abbraccio!

Annachiara ha detto...

Ciao, arrivo da Panzallaria. Ho letto più volte da lei alcuni tuoi commenti, ma solo ora trovo il tempo di leggere più approfonditamente qualche post del tuo blog.

Il percorso di ogni donna lotta, secondo me, con quest'idea di "assoluto" che le viene propinata quasi dalla nascita. dare la vita è una cosa meravigliosa e unica. Ed essere donna deve essere altrettanto prezioso. Senti io non sono brava con i commenti seri, perché di base avrei deciso di risolvere in maniera ironica le controversie della mia vita, quelle che si frappongono tra me e la felicità, insomma. E proprio per questo penso che l'amore assoluto non esista. forse esistono dei paradigmi ai quali noi ci aggrappiamo, a volte anche per sopravvivere, ma non rappresentano la molteplicità della vita, la varietà di un vero sentimento. In bocca al lupo per tutto.
Annachiara aka la meringa

pontitibetani ha detto...

anche in questo post trovo molte assonanze, ma è molto complesso parlare di tutto, tu apri un sacco di porte a cui si vorrebbe affacciarsi.
una fra tutte mi tocca ed è il rapporto con l'essere una ragazza cattiva.
ho imparato solo in età avanzata e nel momento della separazione, ad accorgermi che potevo e sapevo fare male al mio (ex) marito. male reciproco indubbiamente,
ma i conti li dovevo fare con me stessa, guardandomi in faccia e imparando a voler bene anche alle parti meno, nobili, più egoiste, scorrette, maleducate, scanzonate, folli, irriverenti, anarchiche, sgradevoli etc etc di me stessa.
parti che reclamavano vita e legittimità, sotto la crosta della "brava" ragazza.
parti che ho perdonato e che tengo sotto controllo, oggi, che conosco e uso, invece di farmene usare, pensando che la bontà assoluta sia una astrazione, sia un modo per inchiodare l'altro ad una forma che non gli è propria.
una "brava" ragazza non può fare molte cose, se non vuole cadere dal suo piedistallo di vetro, se non vuole infrangere l'immagine che le hanno donato, se vuole fare felici coloro che la amano.

credo alla fine di essere una brava persona, consapevole ed attenta, ma anche capace di accettare e con grande fatica le parti meno splendenti di me.

ad ora penso di rispettarmi accettando quello che sono, compreso il dolore di mia madre che vede sua figlia che non è come avrebbe voluto ... (anche qui ... mica sempre mi viene così bene!!!!!)

Mamma Cattiva ha detto...

@Pontitibetani - E' un grande salto quello di capire cosa significhi vestire i panni della brava ragazza che non ha alcun valore etico ma solo quello di essere quello che vogliono altri. E anche se spesso quello che vogliono gli altri per noi è il bene (e i genitori non possono che volere il bene per noi così come un compagno innamorato) questi non sempre coincide con quello che dobbiamo scegliere noi liberamente e consciamente. In questi percorsi. lo hai espresso benissimo, non a tutti è chiaro, che siamo noi in primis a metterci in discussione, a scavare nel fondo dei nostri punti deboli per accettarli e viverli per quello che sono. Se prima vivevo in modo patologico e amplificato i miei difetti, oggi li riconosco come parti di me valorizzabili e migliorabili. In poche parole non sono poi 'sta schifezza :))