domenica 18 aprile 2010

Un giorno riuscirò a rischiare

[Paul Klee - Il funambolo]

I miei cari con me non tirano mai il fiato. Ogni tanto credono che mi sia messa l'anima in pace: quando ho messo su famiglia, ogni volta che ho cambiato lavoro, due giorni dopo il ciclo, il sabato mattina, dopo aver cambiato l'ennesima casa, ma poi bastano pochi giorni e qualche ora in più e Mamma Cattiva, il cui secondo nome è anima in pena, ricomincia a lamentarsi, a volere altro, a cercare un nuovo futuro,  a voler trovare un'ennesima soluzione a quel certo non so che.

Non sono mai convinta di nulla. Il vero rumore di sottofondo, il più stonato e assillante sono io, altro che il mondo intorno e la voce narrante parla al massimo per un paio d'ore per poi spesso mordersi la lingua e pensare "boccaccia mia, ma perché non ti stai zitta e vai oltre?".

Nella mia vita da adulta, quando ho realizzato che avrei dovuto trovare un modo per sbarcare il lunario e magari anche fare qualcosa che mi piacesse, non sono mai riuscita ad arrivare a una risposta soddisfacente. Ho sempre ammirato le persone talentose, quelle con uno specifico ingegno che, se non le porta a farne un mestiere, almeno garantisce loro un momento personale da protagonista. Questo non significa che io non abbia gusti, passioni o preferenze, tutt'altro, ma per nessuno di questi ho scalato una vetta. Non sono specializzata nelle mie passioni. Non pratico quello che mi piace con tale abilità da farne un mestiere.

Potrei fare a voi la domanda senza risposta che faccio puntualmente in coda alle mie lagne : "Dì quello che ti pare amico/a mia, ma sei in grado di dirmi quale è il mio talento, quale è la mia vocazione?" Nessuno ad oggi mi ha dato una risposta convincente.

Eppure io continuo a cercare e, tra un lavoro senza vocazione e l'altro, infilo sempre la speranza di trovare la mia personale strada e fare il lavoro della mia vita, magari da imprenditrice, mettendoci del mio.

Qualche anno fa, Picca meno di un anno e io rientrata a lavorare senza alcun entusiasmo, la mamma di una compagna di asilo di Leo, mi disse che parlando con me e capendo il mio approccio alla vita (e meno male che lo avesse capito lei e non io) le era venuta voglia di farmi conoscere una sua amica. "Incredibile", mi disse, "vi somigliate anche fisicamente e avete la stessa passione per le cose". Aggiunse  che era una gran lavoratrice, che aveva avviato una sua attività ma che, come me, aveva due bambini piccoli e quindi da sola non ce la faceva, che stava cercando una socia. Il caso voleva che abitassimo a due vie di distanza. Quando mi disse il nome del negozio mi si accese il cuore perché mi ci ero fermata dozzine di volte, pensando che quel luogo vendesse  le cose che mi piacevano. Suggestionata dal gioco delle coincidenze accettai di parlarle e in me che non si dica ci intendemmo al volo. Se potessi equiparare la situazione alla conoscenza di un uomo, potrei tranquillamente dire che fu amore a prima vista. In pochi giorni sentii veramente le sensazioni dell'innamoramento. Non vedevo l'ora di vederla per parlare del futuro, facevamo progetti, mi svegliavo piena di energia ed ero convinta al cento per cento che quello fosse il lavoro della mia vita. Avrei dovuto lasciare il mio lavoro a tempo indeterminato per diventare imprenditrice di me stessa e occuparmi di cose che mi appassionavano.

Scintille e cuoricini a parte, avevo una famiglia, costi fissi e variabili nell'arco dell'anno. Rispetto al mio standard di vita, le mie entrate non erano un di più ma parte fondamentale delle entrate totali. In poche parole era arrivato il momento di fare i conti e, quando sei innamorato, è meglio che i conti li facciano altri. Chiamai così una commercialista che freddamente rovesciò tutte le carte e valutò la situazione. Il verdetto finale diceva che c'erano ottimi presupposti per lavorare insieme ma che per un lungo periodo non avrei visto un euro, complici gli investimenti iniziali, i costi d'impresa e la crisi economica che si faceva incalzante. In effetti condurre un'attività commerciale in questo periodo è roba da intrepidi ma io mi illudevo che per noi le cose sarebbero andate diversamente.

Mi ricordo quell'estate passata a fare lunghe telefonate per capire se potessi correre il rischio. Tutti dicevano la propria ma ero io che dovevo decidere. Cambiavo idea ogni secondo e alla fine mi arresi. Scelsi la strada più comoda. Non cavalcai il rischio di impresa, probabilmente la vera differenza tra chi cavalca un'impresa e chi per un'impresa lavora e basta. Mi sentii una codarda e tornai infelice al badge aziendale.

La mia possibile socia è rimasta una mia buona amica. Ha capito la mia scelta ma ha chiuso tutto.
Quando ci vediamo per me è come incontrare un amore impossibile passato e non riesco a non pensare di aver sbagliato tutto.

Nell'amore, nella vita degli affetti, non ho mai fatto scelte di questo tipo. Non ho mai interpellato un calcolatore per prendere decisioni di convenienza e indirizzare i miei sentimenti. Ma nel lavoro spesso è necessario o rischi la pena di non arrivare a fine mese, non solo tu ma anche la tua famiglia.

Dopo c'è stato un altro lavoro, nuovo e più interessante rispetto al precedente ma di quando in quando i miei pensieri vanno a quell'occasione impossibile e perduta.

Un giorno chissà riuscirò a rischiare.

32 commenti:

Sara Maternini ha detto...

Io il rischio lo corsi, ancora quando non avevo figli. Ma sbaglia socia e momento probabilmente: andò tutto male e ne uscii per il rotto della cuffia... Ma le tue stesse domande me le pongo almeno ogni 3 mesi :)

valewanda ha detto...

è incredibile, mi è successa piu' o meno la stessa cosa e ho fatto la stessa scelta. Ma non mi pento, anche se quando passo a fianco al negozio mi viene la lacrima. Ma in fondo l'importante è come si fanno le scelte, non le scelte stesse, e sono contenta di come ho preso la mia decisione. A posto così, Vale

Lalaura ha detto...

"ricomincia a lamentarsi, a volere altro, a cercare un nuovo futuro, a voler trovare un'ennesima soluzione a quel certo non so che"

leggendo i tuoi post ho sempre l'impressione di rileggere me, ma più chiaramente. Perché non ho scritto io e quindi non baro, non mi inganno.
Anima in pena. Sono andata a vivere da sola. Poi un fidanzato. Poi altre due case. Poi il mio compagno. Poi la bambina. Poi il cambio di casa e città. "adesso ci mettiamo tranquilli per un po'".
Secondo figlio (mancano 49 giorni, me la sto facendo sotto).
E poi? Poi ci sarà da cambiare casa. Nel frattempo penso, viaggio con la mente, progetto, elaboro. Programmo studi e interessi e un sacco di "mi piacerebbe e poi mi piacerebbe anche". Mentre parlo apro e chiudo innumerevoli parentesi perché neanche al mio pensiero do un po' di respiro.

Io di rischi ne ho corsi e devo dire che il bilancio è positivo. Il mio dubbio è: smetterò mai di essere un'anima in pena?

Buona domenica sera, MC

Ondaluna ha detto...

Oh cavolo. Touché.
Mi becchi in un momento in cui io questi conti li devo fare davvero. Anzi, li ho già fatti, lo faccio continumente, e devo solo decidere se davvero per passione quell'euro voglio non vederlo, finché le cose non si "avviano".
Ogni giorno che passa è un giorno in meno per il mio time-out. "Rischio" e "decisione" sono due parole che mi assillano tanto da farmi persino piangere, qualche volta. Spesso non riesco ad addormentarmi (sì, proprio come quando si è innamorati). Penso che ci sono cose che mi fanno battere il cuore, che si vive una volta sola, che bisogna crederci altrimenti le cose mai cambieranno... e, ahimè, scropro che quello che avevo pensato (ovvero che scegliere sarebbe stato più facile quando sarei diventata madre), non è vero. E' molto più difficile.
Finora non avevo mai scelto, mai: secondo una logica del "faccio tutto e non scelgo mai, fino allo stremo delle forze", avevo sempre creduto che quando sarei stata con le spalle al muro, allora avrei scelto la via del cuore e della passione. Ed invece... porcamiseria, invece ora sto a pensare che sono madre, e che quei soldi non li toglo sono a me stessa, all'economia familiare, ma in primo luogo a mia figlia, alla quale toglierei opportunità. E allora la triste resa mi tenta.
Mi sono dilungata troppo, scusa. E' che è proprio la sera sbagliata (o forse quella giusta) per questo tipo di discorsi.

Silvietta ha detto...

un po' ti capisco. un po' è vero che dopo anni di lavoro (anche se una figlia me l'ha mandato a l'aria un bel po' - e conosco vari e duri periodi di blues, come sai!!!) sono riuscita a allungare i tempi in cui sto bene e apprezzo la mia anima in pena. Le ho dato il ruolo da regista, l'amministro. E devo dire che qualche soddisfazione me la sono presa. Ora... vediamo in futuro!!
in bocca al lupo, MC, io sono CERTA che ce la farai quando sarà il momento giusto. per te e tutto. a presto.

M di MS ha detto...

Questa cosa del talento mi assilla da sempre.
Fin da piccola io ho sempre avuto molti interessi e molte potenzialità, ma non mi sono mai scelta. Mi sono sempre barcamenata perchè tutto mi piaceva molto, ma per eccellere in un campo bisogna sceglierlo!
Oggi vivo il mio essere poliedrica come una scelta ed ho capito che il mio talento è questo.
Ti auguro di trovare la risposta.

giuliana ha detto...

in un'altra vita, avevo un talento ed ero sicura che sarebbe diventato il mio lavoro, ma anche la mia vita: cosa c'è di più bello? poi un incidente ha mandato tutto all'aria, e da allora tutte le altre passioni che hanno attraversato la mia anima sono finite in tempi troppo brevi per trasformarsi in alcunché di sensato. ci ho messo vent'anni per farmene una ragione, ma tant'è.
oggi invece, dopo aver fatto una scelta forte, quella di diventare imprenditrice di me stessa, non passa giorno senza che mi interroghi su quanto sia giusto. forse se fossi sola sarebbe diverso, ma così ci va di mezzo la mia famiglia, ed è tutto molto più pesante.
per fortuna certi pensieri si possono condividere.

emily ha detto...

io e mio marito abbiamo un'azienda e spesso ci troviamo a rimettere in discussione tutto. ovviamente ascoltiamo il parere di tutti ma alla fine decidiamo di testa nostra xkè come dici tu, c'è una differenza sostanziale tra chi rischia il proprio futuro e chi ragiona sul futuro degli altri.
nn so dirti se hai fatto bene o male, in questo periodo vedo tante aziende e realtà lavorative andare a picco anche se i proprietari sono in gamba, ci sono troppi fattori negativi in questo periodo. però secondo me l'insoddisfazione di fondo è una splendida molla, forse ti ha spaventato anche il fatto dei figli piccoli. sono sicura che arriveranno altre occasioni e forse deciderai diversamente
in bocca al lupo

PaolaFrancy ha detto...

uno: non sei e non eri sola. sei stata ragionevole e hai pensato che a rischiare non eri solo tu, ma anche il doc e i tuoi figli.
due: sei un po' come me: se esistesse l' autostima da prendere in pastiglie ( magari!!! ), il dottore me ne prescriverebbe 10 al giorno. sicuro.
tre: ho capito male o stai cambiando citta', asili, casa proprio per il tuo lavoro?
E dici poco? ma sai quante poche persone lo farebbero?
quarto: io ho sempre rischiato in tutto, credimi. anche nel lavoro. ora sto lavorando a stagione, con contratti a tempo determinato. guadagno bene, ok, ma c'e' il rischio di non essere richiamata.
risultato: finche' dura sono contenta: non guadagno male, faccio quello che mi piace, posso godermi mio figlio in pieno 6 mesi l' anno e lavorare, "realizzarmi" gli altri 6 mesi ( ?!? )ma ... NON DORMO DI NOTTE PER LA PAURA, PER FARE I CONTI, PERCHE' NON MI VA MAI BENE NIENTE.
quindi? quindi se una nasce facendosi le pippe mentali come me ( e come te, credo ... ), non sara' mai soddisfatta. rischio o non rischio. lavoro o non lavoro.

e poi, sappilo, sei una DONNA TROPPO CATTIVA ( tipo i giocatori di wrestling, capito come? ) per abbatterti cosi' e continuare a pensare a quello che e' stato.
E' stato. basta. dimenticatelo. e cerca spunti nel futuro.

supermamma ha detto...

ma sì magari quando i bambini si faranno grandi e ci sarà finalmente stà ripresa economica! anche io stò ancora pensando a cosa farò da grande ;-) ed è stato un mio cruccio per anni non avere una predisposizione marcata che mi indicasse la strada...in definitiva sò fare tutto e niente :-D

VmnP ha detto...

In passato spesso non mi sentivo caratterizzata da nulla, ricordo me lamentarmi di me stessa allo stesso modo. E mi fai riflettere sul fatto che non mi sento più così da molto...credo perché adesso mi conosco meglio.

Mamma Cattiva ha detto...

Certo con voi non mi sento mai sola!

@Sara - Che bello averti qui! Un giorno mi racconti di questa disavventura.

@Vale - A posto così...ci provo ma le lacrimucce...snif!

@Lalaura - No, non smetteremo mai. E' la nostra natura. Ed è vero qui non si bara :)

@Ondaluna - Che concentrato di sogni...e mi dici che neanche con le spalle al muro. E io che penso che mi manca quello per rischiare veramente!

@Silvietta - Il ruolo del regista consegnato all'anima in pena...sfidante! Questo è il vero rischio ;) Anche tu ce la farai!

@MdMS - Ma poliedrica non è un buon modo per non far mai bene nulla o un modo positivo di vedere la cosa? Il tuo modo di vedere la cosa cmq mi stuzzica. Ci penso...

@Giuliana - Cavolo cosa ti è successo vent'anni fa. Sei caduta dal seggiolone? ;) Just kidding :) Dubbi amletici ma tu lo sai cosa penso di te.

@Crepi Emily e grazie di questo punto di vista. In effetti le cose in giro non sono floride ma mi brucia dentro.

@Paola - Quanto mi piace quando fai la tosta ;) E c'hai ragione! Eh, sì che c'hai ragione!

@Supermamma - A parte che ho visto cosa gestisci e la cosa mi stuzzica assai (scusa ma quella non è una passione? Sai che non sono mai stata da quelle parti? Che bestemmia!) hai ragione sul tutto e niente. Così spesso mi sento! Brindiamo alla ripresa economica!

@VmnP - Guarda caso pensavo a te quando scrivevo questo post. E' a te che penso con un talento su cui lavorerei alla grande! Il bello è che ne hai più d'uno! :)

Michele ha detto...

La butto lì: credo che la tua vocazione sia quella della MAMMA (CATTIVA). Inesorabilmente siamo portati a pensare che la nostra vocazione sia quella professionale, che sono convinto, prima o poi porti tutti ad una profonda insoddisfazione. Penso che bisognerebbe sforzarsi di puntare su altro, e non sul lavoro... ma è molto difficile. La crescita dei figli (e i loro problemi) aiuta a cominciare a pensare alla loro vocazione, e a farci capire (forse) la nostra.

supermambanana ha detto...

E' un pensiero contorto, che ho rimuginato a lungo ma mai digerito completamente, quindi tanto vale lasciartelo qui, per quel che vale.

Premessa.
Ero ad una serie di lectures di filosofia la scorsa settimana, in una citta' vicina. Nel classico campus inglese. Giornata bellissima come soltanto l'inghilterra sa avere, che profuma di primavera, quella vera non quella di non-ci-sono-piu'-le-mezze-stagioni, di cielo azzurrissimo, di rose e di magnolie. Il campus anche carino e confortevole, in quella mistura di fortemente moderno ma fortemente antico che trovi spesso qui. A volte in queste giornate faccio un conscio esercizio di 'suspension of belief', cercando di non pensare che il tutto dopo 14 anni e' praticamente casa per me, ma cercando di rievocare le sensazioni che queste cose mi davano 14 anni fa, quel senso di meraviglia e di avventura e di aspettative per tutto cio' che accadra'.

Avevo tutto il giorno per me (due giorni infatti), partita presto in treno da liverpool, lasciando i pargoli al papa' per i giri di accompagnamento a scuola, e sarei ritornata a sera, probabilmente oltre l'ora di cena. E venivo dalla baraonda fisica e mentale della settimana di pasqua in italia, dove non ho neanche un nanosecondo per me, sballottata da amici parenti genitori suoceri e affini e paroleparoleparoleparole e i bambini che diventano monellissimi e vabe. Capisci bene come vedevo preziosi i due giorni davanti a me.

Fine premessa, tanto per inquadrare la situazione.

Ho passato i due giorni ascoltando cose interessantissime, prendendo appunti, bevendo un imbevibile caffe e chiacchierando amenamente a tavola. Ogni tanto mi venivano idee geniali (vabe, diciamo spunti di un qualche remoto interesse) e li mettevo giu', al contempo pensando che, ecco, se uno vuol fare ricerca seriamente, deve poter avere piu' giornate come questa, dove non si pensa a cio' che sta a casa. E ogni tanto il solito pensiero, la solita mosca fastidiosa, si riaffacciava, che per la ricerca il far figli e' un errore di partenza, vedi la Levi Montalcini? Lei lo sapeva bene, lo ha deciso a 20 anni di non aver famiglia, e si vedono i frutti. E altre cavolate del genere. Per fortuna non a lungo, che poi ci si reimmetteva nelle elucubrazioni filosofiche e la spiacevole sensazione se ne andava, scacciata la mosca.

Poi durante una pausa fra un talk e un altro li ho visti. Cioe', li ho visti meglio, li avevo visti ma non guardati bene. Lui aveva presentato un intervento, il giorno prima. Capelli lunghi e bianchi, barba altrettanto candida, occhi lucenti di chi alla soglia dei settanta ha ancora una passione. Lei delicata e bellissima, capelli altrettanto bianchi, volto altrettanto intenso, stessa luce negli occhi, interveniva spesso con domande. Li avevo visti seduti insieme ma ora li vedevo 'insieme': lui le si avvicina a parlarle all'orecchio, lei sorride e gli sfiora la guancia con la mano. Un secondo. Poi li ho visti andar via, mano nella mano, fra le rose e le magnolie, alla fine della giornata.

Dunque, dove voglio arrivare (scusa la lunghezza!).
Penso spesso che avrei potuto far cose diversamente. Che la Levi Montalcini aveva ragione. Che siamo sempre in corsa, che non si combina niente, che comincio le cose e non le finisco, che le lascio a meta' perche' devo interrompere il flusso dei pensieri quando scatta la fine della scuola eccetera. Lo pensavo anche in quei due giorni. Ma il vedere i due professor mi ha fatto riflettere che l'unica cosa che non va in tutto cio' e' proprio la mia attitudine e il mio credere che c'e' qualcosa che non va. Perche' un conto e' il fuggi-fuggi che sta nelle gambe, un altro e' quello che sta nella testa. Come diceva il buon vecchio William, 'io desidero quello che possiedo', non ho bisogno di cercare altrove. E ogni minuto che perdo a pensare a cosa poteva essere e' un minuto sprecato che dovrebbe essere usato per pensare a come essere al meglio quello che sono ora.

supermambanana ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
supermambanana ha detto...

ops, non mi ero accorta di aver cancellato un post :-(

dicevo che la conclusione del mio commento era insoddisfacente e dava poco l'idea del momento di eureka che la vista dei due accademici mi aveva dato. Era un invito a tirare il fiato e vivere in pienezza, godere del momento e fare le cose bene.

supermambanana ha detto...

@Michele: "vocazione" e' una parola alquanto sopravvalutata oggidi' :-P

piattinicinesi ha detto...

per quanto possa sembrarti strano in questo momento le stesse domande me le sono posta per anni. mi chiedevo appunto quale fosse la mia vocazione (per un po', presa dalla magniloquenza giovanile, ho anche pensato di dover avere una missione oltre alla vocazione). mi sono sentita mediocre in tutto, un po' di qua e un po' di là, impossibile da categorizzare (ma questo è un la comune di tutti i blogger, forse non è un caso che poi ci ritroviamo qua). insomma dopo anni passati chiedermi cosa sapessi fare bene, le risposte sono venute da sole. prima dagli altri. qualcuno ha tentato di convincermi che ero brava a organizzare, a fare il lavoro che facevo, qualcun altro che sapevo tradurre, o che invece sapevo fare bene la mamma. poi un giorno mi sono svegliata e mi sono resa conto che la cosa che volevo più di tutte era scrivere. lo volevo da quando ero piccola, ma non avevo mai avuto il coraggio di farlo sul serio, di lasciare tutto per provarci, di rischiare. e sai qual è il rischio più grosso? quello di non riuscire nella cosa che ti sei lasciata come rifugio, come sogno impossibile, e scappatoia. certo ora non è che io mi sia tranquillizzata, perché se una è nevrotica di natura c'è poco da fare, però ho adottato la politica dei piccoli passi, dello sfatare i miti, del prendere le misure delle mie limitazioni, dei miei difetti. insomma non vivo più in un sogno, in un vorrei, ma sono immersa in una realtà, con i suoi alti e bassi.
se poi mi ritorna anche il senso dell'umorismo, che ho un po' lasciato per strada, sono a posto.

Mikela ha detto...

Accidenti... ho letto tutto pensando: "ma questa sono io !!".
Avrei voluto leggere anche un finale diverso, come quando guardi un film, ti appassioni e aspetti il lieto fine.... ma probabilmente al tuo posto avrei fatto lo stesso.

In bocca al lupo per tutto :)

muccachicca ha detto...

come siamo simili...
io sono mamma da 9 mesi e ogni tanto mi viene in mente di lasciare il lavoro per qualcosa di mio ma di "non sicuro"... ovviamente lascio che il tutto rimanga un sogno... ma sono dell'idea che prima o poi i sogni si avverano. sono un ottimista per natura, o almeno ci provo!

Mamma Cattiva ha detto...

@Michele - Bentornato!
Ma sai, Michele, io non credo che una vocazione o un talento si debbano per forza esprimere nell'ambito professionale. Magari riuscire a guadagnare facendo una cosa che faresti anche gratuitamente! Magari! Ma non credo neanche che il mio talento sia fare la mamma, né tanto meno la mia vocazione. La vivrei come una responsabilità troppo grande e se poi le cose andassero veramente male, non me lo perdonerei mai; così ho deciso di condividere questa responsabilità con il loro padre, a metà, in modo che in futuro se la prendano con tutti e due ;) Tu dici che il lavoro porta inevitabilmente insoddisfazione...per me sono i datori di lavoro che a un certo punto possono deluderti ma non il lavoro, la professione. Per quanto mi lamenti del troppo lavoro, non credo che riuscirò mai a sentirmi realizzata con la maternità. Non ho fatto i miei figli per missione ma per dare loro la libertà in questo mondo. Io ce la metterò tutta per rendere loro le persone migliori che posso, ma non è attraverso questo che starò bene con me stessa.
Continuo quindi a cercare una cosa da fare con passione...

Mamma Cattiva ha detto...

@supermambanana - Mi hai convinta che NON devi aprire un blog: i tuoi migliori post sono i tuoi commenti. Mi hai così emozionata. Oggi che Rita Levi Montalcini compie 101 anni e mi ricordo quando lessi L'elogio dell'imperfezione, appunto. Ribadisco il titolo per chi non l'avesse letto...è meraviglioso...
Non perderò tempo nei rimpianti ma lo investirò nel futuro. Su questo ci siamo...è tutto nella mia ultima frase del post :)
Grazie Super!

Mamma Cattiva ha detto...

@Piattins - Ecco, è vero "il rischio più grosso è quello di non riuscire nella cosa che ti sei lasciata come rifugio, come sogno impossibile, e scappatoia." Probabilmente anche questo mi ha congelata ma la via d'uscita deve esserci. E tu vedi di ritrovare un po' di senso dell'umorismo che ci sono alcuni tuoi personaggi che mi mancano assai :)

@Mikela - Chissà magari il lieto fine è fra un centinaio di post e questo è un romanzo un po' lungo...chissà...

Mamma Cattiva ha detto...

@MuccaChicca - Ben arrivata! E grazie del pizzico di ottimismo che hai lasciato qui. A presto.

Mamma che fatica! ha detto...

Cara Mamma Cattiva, secondo me l'opportunità che non hai avuto ti sembrerà sempre affascinante proprio perché non l'hai avuta. Magari avreste chiuso bottega (con i tempi che corrono) dopo qualche anno. La scelta saggia intanto è quella di non mettere in pericolo la famiglia, secondo me...

Stefania ha detto...

Non ho letto i commenti precedenti al mio ... sono in laboratorio ed ho due , dico due minuti per dirti ciò che mi ispira questo tuo post ... Coraggio ... credo tu ne abbia un sacco ed una sporta ... mi riferisco ad alcune scelte del tuo passato , decisioni forti che hai preso delle quali ci hai parlato . Credo tu sia fortissima , decisa , intelligente , non conosco le tue passioni credo che nessuno possa dirti quale sia la vocazione , ti dico che se provassero a dirlo le persone che mi conoscono meglio sbaglierebbero quasi tutte. Perchè ciò che davvero ci fa innamorare in genere non lo lasciamo esposto all'esterno ma se ne sta dentro la scatola della privacy che è la nostra bella testa . Se ne sta lì per pudore , modestia . Io devo dire che mi rimprovero spesso , duramente , la mia mancanza di coraggio. Un essere codarda ed un poco modesta . Quelle caratteristiche che fanno si che altri , che spesso non sono al tuo livello , facciano ciò che tu non hai fatto ponendoti mille problemi e facendoti mille conti sul fatto di potere dare poco meno del massimo che ti richiedi e ti pretendi ... Ho più coraggio ora . Ma molte cose sono già passate ed i treni che non hai proso non li prenderai mai più . La mia vcazione è l'arte , nel mio piccolo . Senza scenari vasti ... nel mio piccolissimo ... un abbraccio

Lanterna ha detto...

Sono figlia di un imprenditore finito col culo per terra: no grazie, rischiare non fa per me.
Ho rischiato in amore, andando a vivere con Luca dopo 1 mese che stavamo insieme e 2 mesi che ci conoscevamo. Ho corso il rischio più grande, mettendo al mondo due figli. Posso pensare di sacrificare i miei risparmi a Viola, se non trovassimo un editore e dovessimo autoprodurci.
Ma il rischio d'impresa non fa per me.

Ueuetta ha detto...

Ciao MC! Guarda che non è mica necessario rischiare... probabilmente ti metti già in gioco a sufficienza in altri ambiti. Chi può dirlo? è necessario invece tenere una via di fuga, e se quella è la tua porticina verso cui scappare, forse, un giorno, chissà... Io, nonostante abbia scelto (con il fondoschiena molto parato, non lo nego) di rischiare ogni momento, ho sempre la mia porticina lì di fianco!

Simo ha detto...

Eccomi...ci sono anch'io...di talenti ne avevo, ma neanche uno sfruttato. Sbagliate le scuole, università compresa (non terminata per 2 esami). Non me ne frega nulla della laurea in economia mancata, perché io sto all'economia come un obeso alla panna montata, però mi dispiace il non aver saputo sfruttare le doti che avevo. Trovandomi spesso in mezzo a studenti prima, colleghi poi, con i quali mi sentivo fuori posto. Anche il mio lavoro è una sorta di ripiego, ma a quarant'anni mi permetto ancora di lasciare qualche porta aperta. Se è destino la vita mi darà una seconda possibilità. O forse il mio ruolo in questo mondo era solo fare la mamma...e dico poco!
Vedrai che le sorprese arriveranno da sole al momento giusto...e a quel punto rischiare non ti farà più paura, perché sentirai che sarà giunto il momento di buttarsi. Forse quell'innamoramento non era ancora quello giusto!

la scatola delle magie ha detto...

..posso capire la tua insoddisfazione! ..ma ogni scelta deve avere il suo momento favorevole..e deve essere supportata da un'estrema convinzione...soprattutto quando nel lavoro si lascia il certo per l'incerto..forse non era il momento giusto...ma continua a coltivare le tue passioni..non è detto che chiusa una porta non ti si apra davanti il famoso portone!inboccaallupo!!!!!!!!!!!!

momini ha detto...

Incredibile questo post, mi ci sono imbattuta per caso, ma sembra di leggere il futuro del momento che sto vivendo.
Fra un mese e mezzo sarò senza lavoro, il giorno del 1 compleanno di mia figlia, devo decidere cosa fare, ho un sogno nel cassetto, ma mi manca il coraggio.
Passo le notti a progettare e fantasticare su come sarà, ma in cuor mio sento che non avrò mai il coraggio di fare il passo. E allo stesso tempo rimango paralizzata rispetto alla mia situazione lavorativa, non riesco a cercare niente, non so cosa cercare.
Mi sono infilata in un vicolo cieco e me ne stò lì, aspettando di trovare il coraggio per scavalcare il muro che ho di fronte o di decidermi a tornare indietro sulla strada già percorsa...

Mamma Cattiva ha detto...

@MammacheFatica - La storia che avrei poi chiuso baracca e burattini me la racconto ogni giorno per convincermi di aver fatto la cosa giusta ma non ne sono troppo convinta :)

@Stefania - Hai toccato un bel punto, quello che spesso manchiamo di coraggio perché siamo troppo perfezioniste e non ci tiriamo in gioco perché ci facciamo troppe domande su come facciamo le cose. Poi intorno ci sono persone che fanno e basta e magari neanche troppo bene.
Non posso parlare con te e non citare il tuo talento nell'arte. E' così evidente. Quando parlo del contenuto di questo post con persone come te metto proprio in evidenza questo, il fatto che a me manca un talento pratico, che si traduce nella produzione di qualcosa di bello. Ecco è proprio questo...

@Lanterna - Idem come sopra, che altro dire?

@Ueuetta - Ma che bella novità il tuo blog!! Vedi è una questione di termini: tu la chiami porticina, io talento o vocazione...'sta porticina, per me, dove sta?

@Simo - Lo spero proprio: arrivare in un momento in cui non avrò più paura, come quando sei padrona di una competenza e non ci stai troppo a pensare.

@La scatola delle magie - Bello il nome del tuo blog e casca bene in questo post. La storia del portone la diceva sempre la mia nonna, quella di cui parlo qui e là e ispiratrice di molte buone cose. Ce lo diceva anche quando un fidanzato ci mollava, dall'alto della sua posizione di donna di altri tempi. :)

@momini - Certe volte si trova il coraggio di fare perché non si può altrimenti. Se proprio non hai nulla da perderci ti prego fallo, anche un po' per me ;) Mi sembri in una classica situazione da sindrome della rotonda...