domenica 21 giugno 2009

Oltre la rotonda

Se avessi dato retta ai rumori di sottofondo sarei ancora a girare per rotonde. Sarei ancora in macchina avanti e indietro, casa-lavoro, lavoro-casa, senza mai gli occhi oltre. E questo i miei occhi davvero non lo meritano.

I miei occhi (per un attimo abbandono la modestia) sono sempre stati il mio punto forte, almeno dal punto di vista estetico. Fin da piccola ho avuto segnali che grazie agli occhi potessi ottenere tutto. Si fermavano per strada per dirmi quanto fossero belli. Fulminavo chiunque ci cadesse dentro e ho infranto diversi cuori grazie al loro colore.

Per chi non mi conosce personalmente a questo punto potrebbe farsi un'idea del tipo: "Aho! Ma scendi dal pulpito...Ma chi ti credi di essere?", oppure "Certo se così è stato, sarai piena di te, ricolma di auto-stima", o ancora "E dicci un po', dove sei arrivata grazie a questi fatidici occhi?".
A chi non mi conosce rispondo che questi occhi, alla prova dei fatti, sono serviti a ben poco. Fin da piccola (e tutt'oggi) non mi sono mai abituata a questo complimento. Al contrario ogni volta è come se fosse la prima volta. Mi emoziono dentro. E la mia auto-stima non se n'è mai nutrita perché ho sempre percepito che per farsi valere bisognasse tirar fuori il contenuto della testa e non le forme esterne. E fin qui nulla di nuovo sul fronte occidentale.

C'è di nuovo che a un certo punto, rientrata a lavoro dalla seconda maternità e apparentemente ricompensata da un incarico di maggiore responsabilità, mi ritrovo in una situazione di stallo. C'erano i miei due bimbi, un compagno di vita impegnato e responsabile, a cui mai ho dovuto spiegare che le mie esigenze sono quelle di una persona piuttosto che di una donna, c'era una vita organizzata in funzione del lavoro e degli imprevisti.
Le voci erano importanti e impertinenti: ma perché non chiedi un part-time? Se i bimbi si ammalano devi rimanere tu con loro. Cosa importa la carriera, hai la tua famiglia ora. Di cosa ti lamenti, ci sono donne che sono costrette a smettere di lavorare perché continuare è più costoso del sistema di supporto. Hai la salute. Hai un uomo che ti aiuta. "E c'avete pure ragione!".

Nella mia testa mi ero costruita una storiella a cui avevo attaccato l'etichetta di "Sindrome della rotonda". Me la raccontavo ogni mattina sul mio percorso verso l'ufficio. Ne segnalavo lo stato su Facebook, con un po' di ironia. Ma era una cosa seria.
Significava svegliarsi ogni giorno con la voglia fortissima di uscire di casa, di lasciarmi dietro tutti i rumori e le fatiche di questa famiglia per trovare un po' di libertà e di me stessa nel lavoro, al di là del mio quartiere, in quella zona industriale delimitata da una serie di rotonde.

Da un'amica che fa proprio il curioso lavoro di eseguire gli studi di fattibiltà delle "rotatorie alla francese", ho imparato che sono diversi i vantaggi di questa scelta rispetto ai tradizionali incroci. Oltre alla maggiore sicurezza sembra che si riduca il rumore e l'inquinamento, che i camion riescano a evitare le inversioni di marcia e che l'aspetto architettonico indubbiamente ci guadagni. Alla mia amica dicevo che quelle rotonde, soprattutto l'ultima, rappresentavano per me l'arrivo a un punto di non ritorno.

Più mi avvicinavo e più diventavo consapevole di quello che mi aspettava: la saturazione, l'estinzione di ogni vena di creatività, la stanchezza mentale. Un tempo amavo infinitamente quell'azienda, ero orgogliosa di lavorarci perché è un luogo che vende sogni, che alimenta passioni che tu abbia o meno la possibilità di avere uno di quegli oggetti a casa. Non riuscivo più a farmi trascinare e così, arrivata all'ultimo rondò provavo un desiderio irrefrenabile di tornare indietro, ma indietro c'erano quei rumori e la noia della casa, avanti i rumori e la noia dell'ufficio.

La rotonda ti permette di girare, non sei obbligato a imboccare la svolta, a meno che non ci sia qualcuno a osservarti che decida di chiamare un medico per recuperarti.
Che cosa puoi fare? Svolti per il mare? Una volta sì, due sono troppe. Svolti per il centro e i negozi? Una volta sì, due sono dispendiose.

Non ero però alla svolta. Mi limitavo a imboccare la strada dell'ufficio all'andata e la strada di casa al ritorno.

Che io navighi in internet è indubbio. E' il mio lavoro. Ma che io frequenti siti dedicati alle mamme è meno scontato. Ho iniziato malata della sindrome. E sono caduta in Vere Mamme. Qui ho colto dei contenuti diversi. Fateci un giro se ancora non li conoscete. Mi interessava lo spunto alla presa di coscienza delle proprie potenzialità. Mi piaceva che non si parlasse dei 7 modi per cambiare i pannolini. Mi facevano ridere spassionatamente i contributi di scrittrici come Piattini o La Staccata. C'è Ondaluna che ci racconta la sua gestazione con piena autenticità. Per non parlare di tutte le donne che scrivono in rete, che non ti raccontano le numerose falsità sulla maternità e che inizi a conoscere tra le conversazioni (vedi qui a lato V.I.M).

Un giorno Flavia e Piattini di VM lanciano il Blogcafé, un luogo-non-luogo dove i frequentatori vengono invitati ad esprimersi liberamente, ma nel perimetro di un tema specifico. Il primo titolo invita a raccontare una situazione in cui ti sei sentita arenata. La mia rotonda in quel periodo era peggio delle sabbie mobili. Il post che ne è uscito è ormai storia.
Ho reso impossibile a Flavia attraversare una rotonda senza pensarmi. Non è un risultato eccellente?

Ho iniziato così ad ascoltare altri rumori e a scegliere quelli che solleticavano le mie personali corde. Ho aggredito una ad una le voci fastidiossime che volevano convincermi che mi sarei dovuta sedere, accontentare di quello che avevo perché era sufficiente, il male minore.

Ho pensato che potevo diventare io la voce narrante per contrastare i consigli non richiesti, le aspettative degli altri, le chiacchere sterili, i sensi di colpa congelanti.

Questo blog nasce e prosegue con questo scopo. Per dare, insieme ad altri, delle visioni ma soprattutto delle azioni, alternative.

C'è un seguito alla sindrome della rotonda.

La mia alzata di testa mi ha fondamentalmente suggerito (e che ci voleva direte...) che la soluzione potesse essere "cambiare lavoro". Fin qui tutto facile e tutto difficile.

Il fatto è che quando te lo metti in testa sul serio le cose accadono. Ho smesso di pensare alle rotonde. Il cervello era talmente in fermento che non le vedevo più. Ho lavorato su me stessa come una macchina da guerra e...venerdì ho dato le dimissioni.

La cosa veramente curiosa è che, per un periodo, il nuovo lavoro mi richiederà di imboccare l'autostrada e che la città dove andrò è fitta di rotonde :)

15 commenti:

VereMamme ha detto...

non volevo commentare per prima perchè mi sento un po' troppo parte in causa, entrata in modo un po' avventuroso in questa bella storia.. Ma se tu avevi quella della rotonda, io rischio di prendere ora la sindrome di Pippo Baudo ("l'ho scoperta io!!" :)
E' molto potente quello che si è attivato in seguito a quel post, è molto bello quello che stai testimoniando (potenziali, visioni e azioni) ed è molto vero (IO ci credo davvero!) che quando ci mettiamo in testa un'idea poi qualcosa si muove. Insomma un vero caso di successo, e il primo caso non si scorda mai :) e, a proposito... neanche i tuoi occhi :)
Flavia

elisabetta ha detto...

il fermento che questo (=incontri virtuali e non) genera è come un'onda di energia che tutto abbraccia.
al mom camp ho detto "sono una spettatrice", ma mica è vero.
sovente lo sono nel virtuale, con mio cruccio e per diversi motivi. non lo sono decisamente nella vita in carne e ossa, dove l'onda è arrivata e sta..facendo casino :-)

anche io sto arrivando (puf pant, dai che ci sono quasi) alla mia soluzione, e non è quella che mi ero prefigurata.
mi mette paura? a tonnellate.
è una roba coraggiosissima tipo sector no limits? no, ma mette un bavaglio al rumore di sottofondo più duro a vincere: il mio. e per questo: SIII è coraggiosa.

in bocca al lupo mia cara mamma cattiva. pedaleremo in parallelo su queste nuove strade (la bici poi consente dei formidabili e velocissimi zig zag! altro che camion) ; )

Elisabetta

Marlene ha detto...

Nuovo giro, nuova corsa, complimenti MC sei davvero un cuore impavido, credo che questa decisione ti sia costata molto, ma credo anche che la soddisfazioni che provi ora, per te stessa, sia impagabile. Prendere in mano la vita e viverla, senza lasciarsela scorrere addosso, è folle e meravaglioso al tempo stesso.
Complimenti e Auguri per questa nuova avventura!

Mamma Cattiva ha detto...

@VM aka Pippo Baudo - Se diventassi come le scoperte del Pippo nazionale ti pagherei la parcella da coach. Deal? :)

@Elisabetta - Capisci ora quanto fermento avevo in testa quel giorno al MOM? Tu piuttosto tienimi aggiornata. Ci faremo pat pat a vicenda. Il nostro personale rumore di sottofondo è quello più acuto ma bisogna farne una voce narrante. In bocca al lupo, Eli!

@piccola, grande Marlene - Hai contribuito anche tu a questo percorso, involontariamente con la storia del conflitto. Ricordi?

Marlene ha detto...

così mi sento importante (ironicamente) la mia autostima ha acumulato un altro punto a suo favore...a che servono sennò gli scambi di esperienze? ad imparare uno dall'altro, a prescindere da età, sesso e città.

Renata ha detto...

In bocca al lupo per il nuovo lavoro.
Ci sanno rotonde per strada e forse (spero di no) altre rotonde all'inzio ma ormai ha trovato il modo e la forza per scegliere l'uscita migliore.

Mamma Cattiva ha detto...

Pant pant...che giornate!
@Marlene - Nessun ironia nel sentirsi importanti. Ci sono parole che toccano le corde altrui e quando è così non sono solo parole ma azioni.

@Renata - Crepi! Ultimamente ho capito che bisogna fare attenzione a non tirare dritto. La rotonda rimane tonda con i suoi sbocchi. Seguiamoci,ok?

giuliana ha detto...

in bocca al lupo!
(e sì, hai degli occhi straordinari)

Mamma Cattiva ha detto...

@Giuliana - Non è falsa modestia quando affermo di emozionarmi ogni volta. Grazie di cuore! E in bocca al lupo anche a te. Ce la faremo...

mammyx ha detto...

da dove comincio? ringraziandoti forse di avermi spiegato il vero profondo significato di una rotonda? di avermi offerto un importante momento di riflessione sui rumori di sottofondo? di avermi detto che ho anch'io degli occhi belli? più semplicemente grazie di aver deciso di condividere tutto questo attraverso il blog...che è anche ad onor del vero un blog che si guarda m,olto intorno. a presto.

Mamma Cattiva ha detto...

@mammyx - ti facevi delle domande su di me e spero a questo punto di avere in parte risposto :) se in questo post c'è un presuntuoso riferimento ai miei occhi è un pò "colpa" tua: averti ascoltata al mom camp, anche attraverso i tuoi di occhi, mi ha spinto a citarli per dare più valore ai nostri sforzi. Sono convinta che chi ci stima sa leggere in quel profondo. Tutti gli altri f@...oops...quando ce vo ce vo :)

orma ha detto...

Anch'io ricevevo i complimenti per i miei occhi e gli occhi per me significano molto, infatti, mi piace la grafica, la fotografia e tutto ciò che si può dire con immagini.
Mi fa piacere per la tua svolta e spero che questo mi aiuti a trovare la forza per fare anch'io una svolta di lavoro.
Brava!

Mamma Cattiva ha detto...

@Orma - E mi sa che le tue G&G hanno ereditato i tuoi occhi...mi sento meno sola con i vostri buoni auspici, ora che inizia la fatica del cambiamento. Eppure mi sento carica, tanto tantissimo. Qualsiasi spunto tu abbia bisogno ci sono.

Silvia - Mamma Imperfetta ha detto...

Non l'avevo mai letto sai, Luisa?
E' un incanto.

bstevens ha detto...

arrivo in ritardo, quasi per l'anniversario... è tardi per un in bocca al lupo ex post!? un abbraccio!!