sabato 15 maggio 2010

Per non dimenticare


Pubblico questo post a distanza di qualche settimana dall'intervista al ministro Gelmini. Per non dimenticare e sottolineare quello di cui non ha parlato.

Ho iniziato il congedo obbligatorio per Leo alle fine dell'ottavo mese di gravidanza e sono rientrata a lavoro ai suoi sette: cinque mesi di obbligatoria (!) e tre di facoltativa. Avevo un lavoro di responsabilità ma non ero un manager di alto livello. Sarebbe bastato un vento contrario e in azienda, dove lavoravo da sette anni, mi avrebbero potuto mettere in un cantuccio e convincermi a cambiare priorità. Sono stata fortunata, l'azienda si è comportata bene. Leo è stato seguito sette ore al giorno da una baby sitter, assunta e retribuita in regola, fino ai suoi dodici mesi, tempo in cui potevo contare sul part-time. Dai dodici ai quindici mesi le sette ore sono diventate 10. Ai quindici mesi abbiamo inserito Leo in un nido privato, 450 euro al mese, dalle 7.30 alle 13.30. Dalle 13.30 alle 18.00 con la baby sitter. Ai due anni Leo è riuscito a entrare in un nido comunale part-time dalle 7.30 alle 13.30. Una situazione curiosa perché nessuno mi toglie dalla testa che sono riuscita ad avere quel posto perché le famiglie che non hanno una copertura nel resto della giornata non possono permettersi di mettere nella lista di scelta un nido part-time. Tant'è che in quel nido la maggior parte delle famiglie non avevano grossi problemi economici. Neanche un extra-comunitario. Guarda caso. Il resto di nuovo baby sitter.
Con Picca il congedo obbligatorio è partito alle fine del settimo mese perché ho avuto una minaccia di distacco della placenta, se no avrei proseguito fino alla fine dell'ottavo. Si usa dire "meglio averli dopo che prima". Sono rientrata al lavoro ai suoi sei mesi. Cinque mesi di obbligatoria (!) e tre di facoltativa. Il lavoro era lo stesso. Il caso ha voluto che il mio capo fosse anche lei in maternità e quindi tornando sono stata incaricata di parte del suo lavoro. Dal punto di vista dei contenuti quindi l'azienda, al rientro della maternità mi ha premiata. In quel periodo anche Picca è stata seguita dalla baby sitter sette ore al giorno, fino ai suoi dodici mesi. Ai dodiici mesi abbiamo inserito Picca in un nido privato, 480 euro al mese, dalle 7.30 alle 13.30. Dalle 13.30 alle 18.00 con la baby sitter. Ai due anni anche Picca è riuscita a entrare nello stesso nido comunale part-time dalle 7.30 alle 13.30, con la stessa logica. Il resto seguiti entrambi dalla baby sitter.
In quel periodo la nostra baby sitter rimase incinta e grazie al fatto che fosse assunta regolarmente ha potuto godere dei diritti che le spettavano, compresa l'anticipazione del congedo per lavoro pesante (non mi sarei mai perdonata di mettere a rischio la sua gravidanza per seguire i mie due figli).

Non voglio farmi dire brava. Se lo pensate o me lo dite non avete capito nulla. Voglio solo testimoniare i noiosi dettagli perché secondo i crismi del ministro Gelmini io dovrei fare parte delle donne "privilegiate", quelle che come lei dovrebbero rientrare prima al lavoro, alla faccia delle leggi (tutti abbiamo notato questo aspetto ma non ho ancora capito come questo sia stato possibile), quelle che dovrebbero dare il buon esempio alle donne "normali". Ma io non mi ritrovo in questo tipi di privilegi né in altri tipi di normalità. Tutto è relativo e nessuno di noi è normale. Ed è grazie a queste contrapposizioni stereotipate che magari tendiamo a giudicarci, l'una contro l'altra, invece di allearci a favore dei diritti della famiglia.

Mai ho pensato che sarei dovuta rientrare prima, mai ho pensato che si dovessero mettere in discussione le leggi esistenti se non in termini migliorativi, attivando opportunità più decise per i padri, per esempio.
Ho camminato sui miei carboni ardenti barcamenandomi nelle mie opportunità, con un atteggiamento prudente e rispettoso di tutte quelle numerose famiglie che non hanno la possibilità di rientrare nel regime che dovrebbe di diritto spettare a tutti. La famiglia non può essere vissuta come un sacrificio. Al contrario rappresenta il veicolo di continuità della ricchezza umana e se non la salvaguardiamo, sosteniamo attraverso leggi che garantiscano i suoi diritti ci troveremo presto individui in solitudine senza alcuna prospettiva di crescita, di evoluzione.

Ho letto e commentato quell'intervista con un profondo senso di amarezza. Mi sono unita al coro delle numerose testimonianze in rete e non.
Ha ragione la mia amica A. quando dice che in questo paese non c'è la possibilità di realizzare la conciliazione tra famiglia e lavoro. Ti devi solo destreggiare quotidianamente e sopravvivere, provare a cambiare piccole cose, trovare il tuo equilibrio.  Non c'è modo di fare bene entrambe le cose. Se per scelta o necessità fai le due cose, non sarai mai la migliore nell'una e nell'altra. E per questo avremo sempre qualcosa da ridirci, ci sarà sempre qualcuno in grado di dirti cosa è meglio.
Ha ragione la mia amica Ondaluna quando si sente nello sconforto a crescere sua figlia in un campo vitale di questo genere. Ha ragione quando dice che siamo responsabili solo di fronte a noi stessi delle scelte che facciamo per la nostra famiglia.

29 commenti:

wwm ha detto...

Sono d'accordo. Totalmente. C'è poco da aggiungere.
Io solo vivo qui anche un'altra esperienza ancora più atroce. E le madri sono devastate e soprattutto rinunciano con non pochi problemi al lavoro. In America si deve rientrare al lavoro dopo il primo mese dalla nascita del bambino. Dopo solo un mese. No, non è umanamente accettabile. E lo scrivo questo NON perchè noi italiane dovremmo sentirci privilegiate, come la sciura Gelmini sostiene, assolutamente. Lo scrivo perchè i brutti esempi non posso servire per peggiorare, cavoli. Non si può parlare di privilegi, male o bene. Proprio come scrivi tu.

D. ha detto...

Ho lavorato fino all'ultimo giorno prima del congedo obbligatorio nonostante una forte sciatalgia e le stampelle.Nessuno me lo ha imposto se non il mio senso del dovere e forse il bisogno di dover dimostrare che ce la potevo fare come tante altre... . Adesso però, adesso che l'ufficio del personale dell'azienda per cui lavoro non mi considera nemmeno per un colloquio in cui dovrei illustrare la mia situazione per richiedere un part time, bhè...adesso posso dire che sono stata stupida e che avrei fatto bene a dare ascolto a chi mi diceva di starmene a casa... tanto siamo solo un numero.
Non credo che sia così dappertutto, ma questa maternità mi ha dato modo di vedere le cose da un altra prospettiva...probabilmente quella giusta e reale.

mammadifretta.blogspot.com ha detto...

io posso testimoniare, invece, della non tutela alle madri che studiano all'università...ho scoperto di essere incinta al terzo anno di infermieristica e con ancora 800 ore di tirocinio da svolgere...dopo la villocentesi sono tornata in reparto fino al settimo mese(ambulatorio ortopedia)..ho ripreso che la papazzana aveva neanche tre mesi...perchè?per il semplice fatto che non ti congelano le tasse(700 euro l'anno) e che se vai fuori corso le tasse lievitano e perdi qualsiasi possibilità di borsa di studio. E chi ha una gravidamza nel bel mezzo di un master lo perde. Questi sono privilegi, ragazze...

Castagna ha detto...

testimonio che la situazione era la stessa alla specializzazione per l'insegnamento

MAMMOLINA ha detto...

Lavoro nel pubblico impiego, ho un ruolo di responsabilità ma non sono una dirigente, sono rientrata al lavoro che Birby aveva 4 mesi, altrimenti chissà, forse non avrei ritrovato neppure la scrivania...e tutt'oggi sono piena di senso di colpa...

Lanterna ha detto...

Prima considerazione: madonna santa quanto costano i nidi a Bologna! Il nido di Ettore, privato perché nel mio comune non ce n'è uno pubblico, costa 500 euro al mese dalle 7.30 alle 19.30 e da giugno nella retta sarà integrata anche la mensa. Il part time come lo descrivi tu sarebbe 350 euro.
Seconda considerazione: a cosa serve un nido privato se non ti tiene il bambino per un numero cospicuo di ore? Oddio, magari era una tua scelta perché ti fidi della baby sitter, ma accidenti...
Terza e ultima: la tua posizione è di grande equilibrio e la condivido con piacere. Quello che mi è dispiaciuto molto delle reazioni alla delirante intervista del ministro è stata la sensazione di chiusura del tipo "ma che dice? noi donne siamo investite della sacra maternità e dobbiamo rientrare al lavoro il più tardi possibile, pensa l'essere una cattiva madre". Io, con lo stipendio e la flessibilità di tempi del ministro, non andrei a vantarmi che dovrebbero tutte fare così (men che mai darei delle privilegiate a impiegate da 1000 euro o meno al mese). Però, ancora una volta, non mi piace che venga messo l'accento sulle madri e non sulla famiglia. I padri dove sono? Guardano per aria fischiettando?

Mamma Cattiva ha detto...

Che ci troviamo nella situazione di tutela o meno, siamo tutte persone (madri & padri) che devono puntare alla migliore tutela per tutte le famiglie. Se viviamo la non tutela non prendiamocela con chi (per allineamento dei pianeti) gode di quei diritti o non chiediamo, come ha fatto il ministro, di ridurli. Sono diritti e non privilegi, da estendere a tutti coloro che grazie alla prole manda avanti il mondo. La nostra salute deve essere tutelata e la continuità del lavoro lo deve essere.

@WWM - Conosco bene la legislazione delle tue parti e salvo quella minoranza che riesce a negoziare prima qualche mese in più dopo il parto, la maggioranza delle donne subisce un regime davvero incomprensibile. E la cosa assurda è che mi sono trovata spesso a conversare con persone che difendevano quel regime. Di contro i servizi sono un po' più flessibili in termini organizzativi ma trovo piuttosto pesante lasciare un bimbo ai primi mesi di vita al nido dall'alba al tramonto.

@Lanterna - Sai che quel nido è tra i meno cari? Per lo stesso orario mi hanno anche chiesto fino a 650 euro e 900 fino alle 18.30. E ho omesso di raccontare che si paga qualcosa in più l'inverno per il riscaldamento, che si paga una quota di iscrizione di 400 euro (che ho perso quando poi mi hanno preso Leo al nido pubblico) e che dovevo portare io i pannolini...
Ti spiego la scelta part-time del nido privato: in realtà ai tempi di Leo, avrei voluto mandarlo direttamente ai 22 mesi, ma arrivato ai 15 mesi l'ho visto annoiato con la baby-sitter tutto il giorno e ho deciso di provare ad anticipare. Sono fatta un po' così, provo le scelte graduali. E poi il part-time gli permetteva di iniziare a mangiare in compagnia degli altri bimbi ma poi di andare a dormire a casa. Sono un po'rigorosa con il sonno e, potendo scegliere, li preferivo a casa, in silenzio.
Sai bene come la penso sul ruolo dei padri ed è stato il mio primo commento esternato.
In tal proposito leggi (sempre che tu non l'abbia già fatto) il post della Bignardi, dove, sebbene in modo meno puerile, in ogni caso afferma: "Per crescere sicuri e fiduciosi nel prossimo, i bambini hanno bisogno proprio di noi: non c’è tata, nonna, asilo nido e nemmeno padre che possa sostituire lo sguardo e l’abbraccio della mamma. Più tempo stiamo insieme e meglio è, per noi e per loro."

Flavia ha detto...

Il post della Bignardi non mi è piaciuto... è un nido di velenosi sensi di colpa pronti all'uso. Non mi piace il mito dell'insostituibilità della mamma. Non mi piace quel grido di "ve ne pentirete". Certo che tutti vogliamo il bene dei nostri figli, ma basta fustigarci se lavoriamo e non stiamo con loro tutto il giorno. Basta. Le donne hanno bisogno di discorsi che vadano AVANTI.

Ruben ha detto...

Vado un po' fuori tema, ma le parole della Bignardi mi lasciano perplesso. Essere messi sullo stesso piano di una tata o di un asilo nido penso sia presuntuoso: sono il primo ad affermare e ne sono assolutamente convinto che il ruolo della madre sia importante soprattutto nei primi mesi di vita del bimbo e per alcuni aspetti sia anche esaustivo e unico, inizialmente noi papà non lo comprendiamo, è difficile capirlo, ma sono anche sicuro che l'abbraccio di un papà (quegli stessi uomini raccontati nel post precedente) ha lo stesso calore e amore di quello di una mamma!

Lanterna ha detto...

Infatti io dalla Bignardi ho commentato che dobbiamo un po' piantarla di credere di essere indispensabili. Siamo indispensabili se vogliamo allattare e solo per il tempo in cui lo facciamo esclusivamente, ma per il resto non raccontiamoci balle!

pollywantsacracker ha detto...

Due considerazioni su Gelmini:
1) mannaggia, ma il ministero aveva così tanto bisogno di lei?
2) Gelmini credo sia una privilegiata, non perchè può scaricare la bambina a una baby sitter, ma perchè può scegliere se farlo o meno. Non penso che sua figlia invece sia una privilegiata. Quindi nessun conflitto di classe con il ministro, solo solidarietà per la bambina. Io mi sento una privilegiata perchè so che le mie figlie mi amano più della baby sitter.
Lei però nella sua posizione potrebbe pensare prima di parlare, ma mi sembra che questa sia una dote rarissima in generale.
E permettetemi un po' di veleno: vi aspettate solidarietà/intelligenza femminile dal governo? Ma avete visto chi c'è alle pari opportunità?

MammaMaggie ha detto...

@pollywantsacracker: condivido il tuo veleno. E sono convinta che davvero, purtroppo, non possiamo aspettarci nulla: questo nonostante si continui a suonare la fanfara della famiglia e della vita ad ogni piè sospinto. Sull'intervista della Gelmini: incredibile che si parli di privilegi, per un periodo (mi riferisco all'astensione obbligatoria) che è, a mio avviso, ridicolmente breve. E non lo penso perché sono convinta che "la mamma è indispensabile". Molto più semplicemente, basandomi sulla mia esperienza, mi sembra che quando il/la bimbo/a ha tre mesi (ha iniziato da poco a interagire davvero) siamo solo all'avvio della relazione con lui/lei. E doversene allontanare proprio in quel momento può essere molto difficile.

Simo ha detto...

Leggendo il post mi è venuta l'angoscia.
Mattino al nido e pomeriggio con la baby sitter non è un privilegio! Quando nacque il mio primo figlio, nel '98, dovetti tornare al lavoro causa contratto di formazione e il piccolo aveva 5 mesi. Arrivavo al lavoro, accendevo il computer e piangevo. Non credo avrei ripetuto l'esperienza di avere un figlio se non avessi avuto la possibilità di un part-time. Invece, uscendo dal lavoro alle 14,30 (dopo 6 ore e 1/2continuate)mi sento davvero una privilegiata. E non ho più quella sensazione terribile di nostalgia e deprivazione che mi dava il non vedere il mio piccolo per tutta la giornata.

Amanda Gris ha detto...

Credo, al di là di tutte le considerazioni sull'affettività, che un privilegio in questo paese sia poter lavorare, considerata la difficoltà a rientrare nelle liste dell'asilo, o di riuscire a far fare il tempo pieno ai propri figli.
Per quanto riguarda il post della Bignardi a me è piaciuto: mi è sembrato un'onesta esternazione che dei conflitti che di solito ci portiamo dentro (sensi di colpa compresi)

Anonimo ha detto...

L'intervista del ministro Mariastella Gelmini perfetta è assolutamente indegna per tanti motivi. Il primo è che una persona che dovrebbe rappresentare le leggi (chi legifera in primis e quello che è stato legiferato in passato) viola una legge sul congedo OBBLIGATORIO di maternità che non è un privilegio ma un sacrosanto diritto acquisito nel tempo. Si chiama obbligatorio perchè la legge dice che è vietato adibire al lavoro le donne a tale mese di gravidanza ecc. ecc. (almeno per quanto riguarda i dipendenti pubblici quale il Ministro mi sembra che sia. In più si parla da un pulpito molto elevato nel quale è possibile allestire una nursery privata, magari con tanto di baby sitter, pediatri di fiducia, ecc. ecc.
Forse il Signor Ministro pensa che un bambino abbia solo bisogno di essere alimentato, cambiato e messo a letto. In più è una intervista senza famiglia, non c'è nessuno oltre la madre a occuparsi del bebè che peraltro viene trasportato a Roma con la mamma mentre il papà se ne sta a casa sua e non lo vede se non al ritorno della mamma. Ma non si è incavolato anche lui di fronte a tanta prepotenza della madre?.
Qui non c'è donna o uomo che prevalga o meno, qui c'è una stupidità e un protagonismo di fondo che lasciano perplessi e timorosi del nostro futuro come società civile.
Perdonate la lunghezza e una certa acrimonia ironica......
Il DOC

lorenza ha detto...

lascio un commento che non commenta niente, solo grazie perché sia il post sia i commenti sono di una lucidità e di una pacatezza davvero eccezionali

M di MS ha detto...

La vicenda Gelmini mi ha colpito per il qualunquismo e la pochezza delle argomentazioni, questo più di tutto. Una che fa il ministro che parla a casaccio, dicendo le prime parole che le vengono in mente, completamente ignara del valore sociale di ciò che dice. Ci sarebbe un discorso lungo da fare sulla statura e il senso civico di chi occupa posizioni di potere in Italia ma questo non è il luogo.
Alla fine penso e spero che quel "dovrebbero farlo tutte" alludesse a "dovrebbero tutte lavorare e avere una vita fuori casa", ma vabbè, inutile pretendere una nemmeno troppo sofisticata capacità di pensare...
Quello che mi da veramente fastidio è la perenne ansia da prestazione, questo dover rientrare velocemente perchè bisogna dimostrare che non è cambiato niente. Potete dirmi che una mamma può rientrare velocemente perchè è obbligata dai suoi capi, perchè ha bisogno di soldi, perchè le piace così tanto il suo lavoro e non la vita casalinga, ma che lo faccia per mostrarsi più prestazionale, meno mamma e più manager, ecco questo proprio non lo trovo giusto. Ed alla fine è questo il ragionamento implicito della Gelmini e della Dati.

Anonimo ha detto...

per il mio primo commento lascio un link che mi ha molto colpito (e non solo perchè l'autrice è la moglie di mio cugino) ma perchè mi sono sposata da poco e mi intristisce un po' la prospettiva di quello che aspetta me e mio marito quando avremo un bimbo...

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/torinosette/hrubrica.asp?ID_blog=155

Chiara

erounabravamamma ha detto...

post interessantissimo, molto equilibrato, brava. e belli i commenti, compreso l'ultimo di chiara che lascia il link all'articolo della stampa sul welfare (vero) dei paesi nordici. io l'ho già scritto sul mio blog: lavoro in un settimanale femminile e una mia collega giornalista come me sostiene pubblicamente che nel momento in cui le donne fanno figli dovrebbero dimettersi e non fare più questo mestiere. manco fossimo in trincea. per dire che in un luogo in cui certe cose dovrebbero essere scontate, acquisite, ancora c'è chi impunemente va dicendo vaccate colossali sul tema della maternità. a maggior ragione la gelmini, con tutti i disastri che ha combinato nella scuola, ora fa casino anche in famiglia. io credo che poi il fato in qualche modo la punirà. pensiamo a rachida dati, che si è comportata uguale-uguale, tornando al lavoro a cinque giorni dal parto: finita (professionalmente) malissimo.
poi sono molto d'accordo con M di Ms: molte mamme anche assunte (diverso è purtroppo il discorso delle precarie) "corrono" al lavoro per dimostrare chissaché. una mia conoscente ha iscritto al nido la figlia ancora PRIMA che nascesse, e quando la bambina aveva tre mesi e mezzo ce l'ha portata. secondo me questo è proprio un peccato. grazie e scusate la lunghezza

Barbapapa' ha detto...

Perdonami, il mio commento non c'entra con il post... Oggi eri anche tu a Palazzo Mezzanotte! Per poco non ci siamo incontrati! Alla prossima!! :-)

Anonimo ha detto...

Meno male, meno male che almeno tu non mi hai delusa...Di qualche mamma blog che seguo sei la prima (anche se in ritardo) che ne parla...Le altre?!!Aiuto, in che mondo misero ci ritroviamo.
A.

Silvietta ha detto...

grazie MC, come al solito la tua esperienza diretta è così vera, così ricca delle luci e delle ombre della vita, che sa colpire ben oltre i "dovrebbero" si vorrebbe si dovrebbe, a volte si cerca semplicemente di fare le cose in sintonia con chi si è. rispettando se stessi, oltre che gli altri.
grazie, sempre un buon esempio
s.

Amanda Gris ha detto...

@Anonimo
se ne è parlato molto invece. Io non ho scritto un post perché ero impegnata a postare in quello delle altre

Mamma Cattiva ha detto...

Devo dire che il valore dei vostri commenti mi da' sempre molto gusto.

Ci tengo però a condividere con A. che ci sono stati numerosi interventi in merito.

Qui, link citato in questo post, ne trovi una buona raccolta: http://genitoricrescono.com/che-peccato-ministro-gelmini/, ma anche Donne Pensanti, come nella sua missione, ne ha parlato.

Lanterna ha detto...

Segnalo ad A. che se ne è parlato anche qui:
http://www.veremamme.it/mamamablog/2010/5/4/ma-di-cosa-stiamo-parlando.html
e che su FB ci sono state discussioni anche accese.
Io personalmente ho toccato l'argomento in modo tangenziale, perché ritenevo che altri avessero già detto tutto quello che c'era da dire e che i miei commenti in proposito fossero sufficienti.

Anonimo ha detto...

GRAZIE PER LE VOSTRE SEGNALAZIONI!Sono comunque rimasta delusa, affermazioni del genere e per di piu' in bocca ad un ministro, dovevano far inkazzare tutte le mamme della rete non solo una picccolissima percentuale.E non solo le donne...In un paese giusto un ministro del genere doveva essere costretto a dimettersi.
A.

PaolaFrancy ha detto...

mi ero persa questo post, cavolo.
che dire? nel mio piccolo, io sono stata fortunata perche' l' azienda mi ha permesso di stare molto a casa, sempre prendendo dei soldi ( ferie, piuttosto che un part-time verticale che mi e' stato utilissimo ) - al mio rientro, pero', per me non c' era piu' posto e me ne sono cercata un altro.
la cosa piu' grave, secondo me, non e' tanto il fatto che una madre non venga tutelata, che pochissime aziende abbiamo un nido interno, eccetera eccetera - ecco, la cosa piu' grave e' che lei ( la gelmini ) parli con tanta presunzione. Eventualmente, ma proprio eventualmente, uno puo' parlare SOLO se e' veramente strasicuro che tutto funzioni alla perfezione.

la staccata ha detto...

Ho letto tutti i commenti e mi pemetto di aggiungerne uno, sicuramente semplicistico, ma credo efficace.
Le convinzioni farneticanti) della Gelmini ricordano in modo impressionante i deliri di alcuni dei miei ex datori di lavoro i quali mi costringevano a svolgere le mansioni di due persone con la stessa retribuzione e negli stessi tempi.
Si può fare? Sì, naturalmente. A patto di tenere nel cassetto dell'ufficio una generosa dose di crack.
La vita di una donna cambia con la maternità, eccome! E' grottesco e crudele pretendere che la sua doppia mansione, alla lunga, non finisca per renderla costantemente una donna dolorosamente divisa a metà.
Il dono dell'ubiquità è un privilegio riservato ad un solo eletto. Se non ricordo male, guardacaso, quell'eletto è di sesso maschile. Almeno così si ipotizza da secoli...

Laura ha detto...

Figuriamoci le Mamme DISOCCUPATE, poi... per un periodo di tempo (e alle volte tuttora) ho pensato di essere FORTUNATA, si... Non avevo il pensiero di come sarebbe stato il "dopo maternità" al lavoro, coi colleghi, col capo, non ho pensato a come avrei fatto, allattando al seno) a trovare il modo di tirare il latte per lasciarlo ad una creatura di pochi mesi, che si attaccava ogni due ore! Non ho dovuto pensare al problema tate, baby sitter, nido... ma poi, perché c'è un poi, la stessa depressione che colpisce chi vorrebbe stare di più coi figli ma non può, colpisce chi sta di più coi figli ma ha il chiodo fisso di non sapere fin quando riuscirà a dargli da mangiare (perché, ahimé, anche dopo il 6° mese e lo svezzamento, di lavoro non ne ho trovato). Ho perso il lavoro (a collaborazione, giornaliera, senza contratto) alla 11ma settimana, perché ho avuto una minaccia d'aborto, lavoravo come cuoca e lontano da casa, in centro, perciò non ho potuto più riprendere. Mio marito ha perso il suo di lavoro (badante per un invalido... con una Laurea in Ingegneria Aerospaziale... parliamone!), per il quale prendeva 900,oo euro al mese, senza contratto. Siamo andati avanti, fino ad oggi, coi soldi che parenti ed amici ci avevano regalato per il nostro matrimonio... Con questo non voglio certo dire che le mamme lavoratrici non dovrebbero lamentarsi, assolutamente, anzi. Voglio soltanto dire che una Madre incontra difficoltà con QUALSIASI SCELTA. Perché nessuna Legge, come pure nessun senso civico e morale, la tutelano, qualunque sia la sua scelta. Una Donna viene sempre messa al centro di critiche e giudizi, su ogni aspetto della sua vita, sempre. Che sia un abotro, che sia un divorzio, che sia la scelta di vivere sola, che sia quella di avere figli(anche a 50 anni, si!), di lasciare il lavoro o di cambiarlo, di allattare al seno o artificialmente... e potrei continuare la lista all'infinito. E la cosa che più mi fa male è che le dita puntate hanno quasi sempre le unghie laccate...