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lunedì 19 luglio 2010

Noi li amiamo e li leghiamo


Rompo il mio silenzio per una causa importante.

Ho inseguito il mio ospite speciale per giorni, tampinandolo e minacciandolo di togliergli la parola in caso non avesse collaborato e oggi finalmente riporto l'intervista, strappata durante un viaggio in macchina verso il mare, con i bambini senza seggiolini e senza cintura di sicurezza.
Noi sì, la cintura la mettiamo sempre, ormai è un gesto automatico, che se non la mettiamo ci sentiamo nudi, ma a loro no, perché... erano già al mare con i nonni che, superoi, stanno vegliando la loro estate bollente.

Vorrei precisare una cosa. Qui non vogliamo fare scena. Non siamo a "I Fatti Vostri" ma nella vita vera.

 MC: Ciao Doc! Finalmente ospite pubblico del mio blog. Oggi parliamo di sicurezza dei bambini in viaggio. Supportiamo la campagna promossa da Genitori Crescono, Vere Mamme e Farmacia Serra Genova e sensibilizziamo le famiglie ad essere coscienti che spesso per evitare il peggio bastano poche regole di prevenzione.
Doc, tu sei un medico pediatra e specificatamente sei un neonatologo. In cosa consiste il tuo lavoro?

Doc: Ciao MC. Impossibile resisterti. Soprattutto alle tue minacce. :-)
Il mio lavoro consiste nella gestione dei neonati dalle ventiquattro settimane al mese di vita. In rari ed eccezionali casi fino ai sei mesi di vita.

MC: Chiaro. Ed oggi che contributo puoi dare per spiegare alle persone le conseguenze del non rispetto delle regole di sicurezza previste per i bambini? Ti capita cioè di gestire le conseguenze di incidenti stradali?

Doc: In effetti sono almeno dieci anni che non opero direttamente nel Pronto Soccorso Pediatrico e in Terapia Intensiva Neonatale non è previsto il nostro intervento ma, se serve, capita che il reparto di Pediatria mi chiami per effettuare delle ecografie cerebrali.

MC: Ci sono casi che vuoi raccontarci?

Doc: Casi recenti, sì. Ricordo un bimbo di circa quattro mesi. I genitori lo avevano legato al seggiolino ma non avevano fissato il seggiolino al sedile. E' capitato l'incidente e il bambino è volato fuori dal finestrino, spaccando il vetro, con tutto il seggiolino dietro. Il bambino è stato recuperato a distanza di qualche metro e ha subito un trauma cranico con piccole emorragie. Poteva andare peggio.

MC: In effetti sarebbe bastato legare correttamente il seggiolino. Altri casi?

Doc: Un altro bimbo di qualche mese sedeva nel sedile posteriore in braccio alla mamma. La macchina è stata tamponata e il bambino è finito schiacciato tra la mamma e il sedile. Le conseguenze sono state molto gravi: due fratture craniche che hanno portato, a causa delle emorragie interne, a danni irreversibili sul versante motorio.

MC: Non voglio pensarci. Sarebbe bastato metterlo correttamente nel seggiolino e la mamma sedersi accanto, se proprio non voleva lasciarlo solo.

Doc: In effetti, a dirla tutta, nei primi mesi di vita i genitori tendono ad essere più attenti e ligi alle regole. I neonati sono molto più passivi, ci sono attrezzature dedicate ai primissimi mesi, la navicella e poi l'ovetto, ma è quando il bambino inizia a manifestare più rumorosamente il suo volere e quando l'uso del seggiolino si fa più misterioso e opinabile che i genitori abbassano la guardia. E' in quel momento che i rischi aumentano. La presunta volontà di un bambino piccolo non può prevalere sul tema della salvaguardia della sua salute e della sua vita.

MC: Grazie Doc. Devo dire che le tue parole mi suggeriscono sempre una direzione da prendere. Vuoi aggiungere qualcosa prima di salutare i nostri lettori?

Doc: Mi ha fatto piacere portare la mia testimonianza e per chiudere, anche se off topic, vorrei anche lanciare un altro spunto di riflessione: trovo agghiacciante come nell'ultimo periodo aumentino i casi di maltrattamento dei neonati. Sarebbe buona cosa portare l'attenzione anche su questo. So che molte di voi già lo fanno ma è bene parlarne e non dimenticarselo.

Buone vacanze IN SICUREZZA a tutti.

lunedì 29 marzo 2010

Un padre pediatra e due giorni come tanti altri

La risposta in assoluto più ricorrente quando le persone scoprono il mestiere del Doc è : "Che culo!". E sì perché un medico in famiglia è sempre vissuto come l'optional di serie, il muro del pianto, la risposta a tutte le tue domande. Un pediatra poi…è l'uomo da sposare, è il padre ideale dei tuoi figli prima ancora di conoscerlo e verificare che in effetti non sia uno psicopatico o un serial killer.

A dire il vero quando ci siamo conosciuti e ho realizzato cosa facesse un pensierino spontaneo ce l'ho fatto. I primi cinque minuti ho pensato "però, che fico avere un pediatra come padre dei tuoi figli". Ma è durata cinque minuti e per diverso tempo dopo perché l'uomo, al di là del biglietto da visita, era all'epoca un personaggio poco raccomandabile.

In pochissimo tempo ho capito (lavoro nel marketing e l'analisi del mercato e della concorrenza sono passaggi inevitabili :) che avevo due temibili concorrenti: le infermiere e le MAMME dei bambini. Le prime perché sembra che nell'immaginario collettivo uno dei loro maggiori modelli aspirazionali sia sposare IL medico e le seconde perché…bè, perché nei picchi depressivi avere un pediatra come amante è un gran CULO!

Riprenderò il tema perché ho diversi aneddoti da raccontare ma oggi siamo in campagna elettorale pro Huggies e quindi voglio raccontarvi il gran culo che ho avuto a partorire con affianco un padre-pediatra.

Il tema di oggi è:
UN GIORNO COME TANTI ALTRI
Hai preparato tutto da settimane: sacca con tutti i ricambi, 2-3 libri sull’argomento, tecniche di respirazione. Insomma, sei prontissima... o no? Arrivano le contrazioni: “Saranno quelle giuste?”, pensi. Intanto tuo marito sviene e a guidare verso l’ospedale ci devi pensare tu. Ed è solo l’inizio...

All'epoca di Leo nella pancia io vivevo a Bologna e il doc a Milano. Sapevamo che pochi mesi dopo il parto il doc si sarebbe potuto trasferire a Modena quindi fu logica la decisione di partorire a Milano, nel reparto di maternità dove il doc ancora lavorava. Saggiamente il pediatra di riferimento alla nascita sarebbe stata una sua collega. Il papà si sarebbe occupato della mamma prima e del bimbo dopo con bagnetto e baci&abbracci.

Alla settimana 40+1 tutto taceva. L'ostetrica che mi avrebbe seguita mi "raccomandò" con la solita manovrina. "STOC", questo il rumore che sentii.
La sera andai a mangiare cinese e siccome porta fortuna regalare cibo alle gravide mi ingozzarono di frutta ca(l)ammellata.
Il giorno dopo qualcosa si mosse. Il doc andò come sempre a lavorare.
Ore 13:00 "Pronto, doc. Qui qualcosa si muove."
"E' normale. Non è niente."
"No, non è la solita roba. Qui qualcosa si muove."
"Va be'. Abbi pazienza. C'è tempo. Finisco due cose e poi arrivo." (La solita esagerata...)
"Ma io sento delle fitte. Non è che sono contrazioni?"
"Sono solo quelle preparatorie. C'è tempo. Magari fatti un bagno caldo". (Quante volte le ho spiegato che buona cosa è farsi un bagno caldo)
Sapevo che avrei dovuto fare un bagno caldo.
"Sì, ma non puoi tornare a casa che….aaaaaaahhhh…che male…qui qualcosa si muove!"
"MC non fare la solita intollerante al dolore. Vedi di respirare e avere pazienza!" (e che caspita, cosa saranno mai due contrazioni?)
"Sì, ma….aaaaaaaahhh….com'è che ho già male di nuovo?"
"E' presto per avere contrazioni così ravvicinate, datti una calmata!"
(La compagna di un pediatra deve sempre mantenere la calma)
"Sì, ma vuoi per favore venire qui?"
Tempo mezz'ora e arriva e le contrazioni aumentano.
"Dai fatti un bagno che è presto per andare in ospedale." (che figura mi fai fare, come quelle che si presentano 20 ore prima del parto)
"Nooooo, io sto già male e tu mi porti in ospedale. Se faccio un bagno affogo."
"Ma MC, è presto." (Quando mai si è visto un travaglio così veloce)
"Chiama l'anestesista che vada in ospedale."
Ore 14:00 Il doc chiama l'anestesista che è dall'altra parte della città. Non potrà essere in ospedale prima di due ore. Ma va bene, c'è ancora tempo.
"Dooooooc!!! Io sto malissimo. Portami in quel cazzo di ospedale!!!!!"
(Quando la compagna di un pediatra inizia a sproloquiare è il caso di fare quello che chiede)
Usciamo e arriviamo a destinazione. Arrivo e trovo l'accoglienza.
14:30. Mi visitano: 8 cm di dilatazione.
"8 cm????? Ma non era presto?"
Il padre pediatra inizia a sbiancare e a sudare. (In effetti doveva essere presto)
"Dov'è l'epidurale?" chiedo con la bava alla bocca.
L'anestesista di turno sussurra che è troppo tardi per fare l'epidurale.
Io con la forza dell'Incredibile Hulk e dello stesso colore mi sollevo e gli dico guardandolo negli occhi che il suo collega mi aveva giurato che avrei fatto l'epidurale. "Tu adesso mi fai l'epidurale". "Ma…" "Ma, niente. "
Il poveretto con un occhio su di me e uno sul doc, mi infila tremolante l'ago dell'epidurale.
La situazione degenera. Io inizio a notare un numero indefinito di persone in camice e non intorno. Non è un polo universitario quindi non sono gli specializzandi.
"Doooooc?"
"Dimmi, co-sa cccc'è, ades-so?", balbetta.
"Chi sono tutte queste persone?"
"I miei colleghi MC. Sono venuti per capire se possono essere di aiuto."
Ecco una cosa sono degli specializzandi giovani e inesperti e soprattutto sconosciuti. Altra cosa sono i colleghi del futuro padre di tuo figlio che stanno lì davanti alle mie parti intime e in ascolto delle mie bestemmie.
Il ginecologo capisce che ci sono dei problemi e che è meglio smettere di spingere. Problema. Per un ginecologo è dura spiegare al collega pediatra che deve fare un cesareo alla moglie. Io continuo nel frattempo il mio travaglio. E continuo a imprecare.
"MC?"
"Sì, sior Ginecologo…"
"Adamo ed Eva commisero peccato…"
"Sior Ginecologo non è che può arrivare al dunque?"
"ll taglio cesareo inizia dopo l'effettuazione dell'anestesia per ridurre la morbilità perioperatoria con l'incisione trasversale o longitudinale. L'incisione più usata è quella detta di Joel Coen che penetra nella cute fino al derma. Centralmente si incide l'adipe sottocutaneo (meno vascolarizzato) fino a raggiungere la fascia muscolare. Con una forbice retta semiaperta si taglia la fascia a destra e sinistra sotto il piano adiposo sottocutaneo. Si allarga la fascia in senso cranio caudale fino a vedere…"
"Sior Ginecologo, lo so cosa è un cesareo. Qual'è il problema?"
"Nessun problema. Solo che non può partorire naturalmente."
"E allora apra, Sior Ginecologo, apra e interrompa questo cazzo di dolore!!!"

Nei momenti successivi il doc ha perso dieci anni della sua vita.

22 mesi dopo è arrivato il secondo giorno. Il turno di Picca. Viviamo a Bologna e il doc lavora al Policlinico di Modena. Al terzo mesi di gravidanza la mia ginecologa ha guardato negli occhi il doc e gli ha comunicato che avrei partorito a Bologna, che il papà doveva fare il papà e non il pediatra. Cesareo programmato. Mi ha aspettato in stanza. Non ha neanche chiesto di assistere.
Il doc ha recuperato qualche anno di vita.

E voi? Cosa siete riuscite a dire nei momenti chiave? Chi c'era intorno a voi? Il padre del nascituro è stato all'altezza o è stato rianimato?

Questa storia partecipa a Mamma che Ridere.
Se vuoi partecipare come blogger clicca qui oppure commenta questo post con il tuo aneddoto più divertente.

domenica 21 febbraio 2010

Un fine settimana da gineceo

Il copy del titolo lo devo a Panzallaria che così ha definito il mio fine settimana in corso quando ha saputo come l'avrei trascorso.

Il Doc è partito con Leo, prima volta "consapevole" su un aereo, destinazione Calabria, dalla nonna paterna. Il Doc non vedeva la mamma da tempo e ha deciso in quattro e quattr'otto di volare via. Ha onestamente ammesso di non farcela a portare entrambi i bambini e ha scelto quello che in viaggio avrebbe portato meno ammenicoli da bambino. Quando ha fatto mentalmente l'elenco della valigia, ha realizzato che le uniche cose diverse da un adulto sarebbero state il "chinno" (dicesi chinno l'oggetto transazionale, un cuscinetto ripieno di semi di lino da cui Leo non si separa mai per dormire) e una borraccia dell'acqua che la notte lo rende autonomo dal chiamarci ogni volta che ha sete, utile per ovvie ragioni anche in viaggio. Memorizzate queste due uniche differenze ha preparato la loro valigia con la stessa logica e infatti si è dimenticato il pigiama di Leo.

Il Doc, e di riflesso Leo, adorano gli aerei (tanto per farvi capire siamo abbonati a Volare e in bagno i due leggono e conversano su motori ed eliche) e la promessa di salire su un veicolo vero teneva Leo eccitato da circa un mese.

Flashback
- Quando nomino il chinno non posso fare a meno di ricordare quella sera in cui avevamo mia suocera da noi. Leo non stava bene. E quando sta male il 90% delle volte vomita. La nonna dormiva nella stanza dei bambini e il divano letto era già apparecchiato, ma senza cerata di protezione (mi ero detta: "la nonna mica farà la pipì a letto!"). Il folletto, indemoniato da un improvviso malessere, ha pensato bene di andare a rifugiarsi nel lettone della nonna scaricando il malessere abbracciato al suo amato chinno. Il chinno è appunto un cuscino e essendo inseparabile è salvato da una doppia federa. La nonna colta da panico dell'esorcista ha immerso l'imbottito di semi di lino in acqua. Io sono stata colta da un attacco isterico. "Togliere la federa, no?". Avete idea di cosa significa immergere dei semi di lino ricoperti di vomito in acqua? Ma soprattutto sapete cosa significa rendere inutilizzabile la coperta di linus di un bambino? Ammetto che la mia tolleranza verso le competenze di mia suocera è pari al nulla ma quella sera diedi il peggio di me. Ho risolto facendo cucire a Nonna Cattiva due chinni identici e Leo in lutto per un'intera settimana.

Back forward
- I due uomini di casa sono quindi partiti. Nonna Cattiva non ha resistito e appena ha saputo della trasferta, colta da immensa nostalgia, ci ha raggiunte. Di qui la definizione di week-end da gineceo: uomini e donne separate.

Ispirata dunque dai luoghi comuni ho pensato bene di rafforzarli dedicandoci un bel sabato mattina dal parrucchiere. Non ci andavo da novembre e Picca aveva una frangetta che sembrava un cane da pastore catalano. Siamo uscite tre donne nuove.

Il mio parrucchiere è una di quei servizi che farò fatica ad abbandonare quando lascerò Bologna. Non solo perché mi fido di lui e non mi ha mai mandata via scontenta, ma perché mi riserva un trattamento difficilmente replicabile: da anni ha una saletta privata al primo piano dedicata al taglio dei bambini (dei capelli, non dei piccoletti se si comportano male), con tanto di piccola area giochi, oppure alle mamme accompagnate dai bambini, che tipicamente sono poco tollerati durante un trattamento estetico, oppure agli uomini che si tingono i capelli ma si vergognano di farsi vedere al piano terra insieme alle altre. Per me significa poterci andare con i bambini, sfuggire ai pettegolezzi da coiffeur e leggere quello che mi pare. Priceless!

sabato 5 dicembre 2009

Una famiglia liquida

La mia è una famiglia liquida.

Non chiedete al Doc di dove è. Ti risponde con una lunga pausa, come per mettere ordine nelle sue origini: nato a Napoli da una calabrese, si trasferisce a Catania a pochi mesi di vita, nella città natale del padre. Qui ci resta per sette anni per poi muoversi su Milano, studiare da doc a Pavia, lavorare a Lecco e poi di nuovo a Milano, dove nasce Leo. E poi a Bologna per vivere tutti insieme, dove nasce Picca. E se fin'ora non vi siete persi per l'Italia, vi sarete resi conto che in questa famiglia non ce n'è uno nato nella stessa città. Quando compilo moduli burocratici che prevedono stati di famiglia il padre è NA, la madre (cattiva) è RM, il primogenito è MI e la seconda è BO. E se tutto funziona prossimo anno siamo a PR.

Intorno alcuni sono tornati in Calabria, altri a Roma, altri sono tornati dagli States e altri ancora negli States.

Fermi tutti! Fermatevi tutti!

Ogni tanto questa liquidità assorbe rumori di sottofondo dai mille accenti e modi di dire. Tanti, troppi o mai abbastanza approcci culturali distanti invadono il campo. Per forza di cosa i punti di osservazione sono molto diversi e raramente coincidono con la voce narrante.

A me i luoghi comuni assegnati ai luoghi di origine mi fanno ridere perché tutti sono tutto e il contrario di tutto.

Spesso mi chiedo perché trovo compatibilità e sintonia con voci sconosciute nella rete rispetto ai vicini di casa.

Dove è la verità? Nel mondo fisico tangibile ma spesso sfacciato e maleducato o nel mondo virtuale, garbato e regolato da norme di comportamento spontanee? E se le due dimensioni coincidessero?

Per giocare con i miei figli ho imparato molte filastrocche musicate. Prima del loro arrivo le lallabavo soltanto poi, con Filastrocche.it, ho imparato le parole. Alcune le ho inventate e stasera ne dedico una a Jolanda, lei capirà.

Si chiama "L'orsetto Zafferano", io ispirata dalla marionetta che vedete in foto, dalla passione per il cibo di mio figlio Leo, nato a Milano in una famiglia liquida:
Io sono Zafferano, l'orsetto di Milano.
Mi nutro di risotto perché ne sono ghiotto.

Se c'è la cotoletta ne voglio una fetta.
Se poi c'è il Panettone ne sono golosone.

La mia bela Madunina canto in doccia la mattina.
Di giorno vado in Brera, ci resto finché è sera.

Tifo l'Inter con papà,
ma ci vuole fedeltà [n.d.a. ricorreva l'anno 2005, tempi un po' più duri per la squadra del doc]

Sono amico di Leonardo...
che talvolta è un po'...PETARDO!!! [n.d.a. ricorreva quella fase meravigliosamente rumorosa]

giovedì 3 settembre 2009

Non deve essere solo merito nostro

Quest'anno la mia Picca è riuscita a entrare in un nido comunale. Dietro però c'è un trucchetto. Normalmente, infatti, risultiamo essere cinquantesimi in lista d'attesa... e siamo a Bologna. Questo succede sicuramente nelle sezioni dei piccoli e dei medi. Per i solo duenni (sezione grandi), invece, dalle mie parti, c'è una struttura che le addette dell'ufficio scuola mi definirono "un salottino per prendere il tè: un posto delizioso con brave educatrici e che vanta anche un'attenzione e dei programmi di pregio". Sembrava ci fosse la fregatura tanto lo esaltassero. Il difetto sembrava essere l'orario: 7:30-13:30, pranzo incluso. Dopo sono cazzi tuoi: mamma a casa (se non lavora o lavora part-time), papà a casa (se non lavora o lavora part-time), nonni oppure tata.

A Bologna c'è la regola - solo per il nido, non per la materna - che se sottoscrivi un elenco di strutture e loro te ne assegnano una, non puoi dire: "No, questa non la voglio più, aspetto la prossima". Funziona: "Prendere o lasciare, lasciare il nido comunale".
Per questo motivo pochissime famiglie mettono nel loro elenco questo nido. Perché la maggior parte delle famiglie, evidentemente, ha bisogno del supporto anche di pomeriggio. Non me la spiego diversamente. Salvo il fatto che poi, l'anno successivo alla materna, il pomeriggio ci sono pochissimi bambini. Qualcuno mi aiuti a capire.

Le circostanze vogliono che sebbene lavori a tempo pieno, io abbia sempre vissuto i miei figli a due anni come incapaci di sostenere il tempo pieno al nido. L'ho sempre vissuta male. Colpa mia.
E così segnato nell'elenco quel nido, sia Leo che Picca, al compimento dei due anni, sono stati presi.

Oggi c'è stata la riunione dei genitori per presentare il nido, le educatrici, le ausiliarie, i genitori. Da comunicazione, la data di inserimento prevista per Picca era il 12 ottobre. L'inserimento prevede un ingresso graduale con la presenza del genitore (quasi sempre la mamma), per le prime due settimane. La riunione oggi era alle 14:30.
Se mi fossi soffermata su questi elementi, data di ingresso, durata e metodo di inserimento e orario dell'assemblea, avrei dovuto buttare alle ortiche la nuova opportunità di lavoro.

Qui entra in scena il doc. Se nella mia vita non ci fosse il doc che mi ha detto: "vado io alla riunione e convinco le maestre ad anticipare la data di inserimento" e soprattutto "quest'anno prendo io dei permessi e faccio io l'inserimento di Picca", mi sarei trovata in seri problemi. In generale se nella mia vita non ci fosse lui, non potrei essere qui a dichiarare che i cambiamenti sono nelle nostre mani.

Il doc ha portato a casa un bel 22 settembre.