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giovedì 11 febbraio 2010

A carnevale ogni scherzo vale

A me il Carnevale non piace. Che mi ricordi non mi è mai piaciuto ma, osservando i miei bambini oggi, mi sorge il dubbio che ci sia stato un momento in cui l'ho goduto.

La memoria mi manda indietro l'insofferenza per la preparazione della maschera, il talento creativo di Nonna cattiva che, abilissima sarta, cuciva lei stessa i costumi a caccia di originalità e ci proponeva in rari tessuti di pannolenci, ricamati con paillettes multicolori e fettucce antiche. I costumi erano delle opere d'arte ma nessuno capiva mai chi fossimo e da dove venissimo: la regina delle carte, la spagnola di Segovia, nulla a che vedere con la ballerina di flamenco del nostro immaginario bensì la copia perfetta di una bambola di quella regione. Con mia zia e i miei cugini andavamo a delle feste a premi e vinceva sempre mio cugino vestito da Zorro.

Adesso non facciamo che qualsiasi cosa mi metta a contestare si trasformi in un trattato di psicoanalisi. Questa cosa non ha fatto nessun danno. Voglio solo spiegare che a me il carnevale non piace.

Mi ricordo poi mal volentieri il periodo barbaro degli scherzi: uova marce, schiuma da barba, gavettoni, coriandoli che poi la notte ti ritrovavi nelle pieghe del sedere. Mi muovevo per strada terrorizzata.

Poi c'erano le feste, quelle a tema e io non ne avevo mezza voglia di creare la maschera. Avevo amici che bastava lanciare un soggetto e sembravano un brainstorming in piena. Preferivo accodarmi ma senza troppo entusiasmo.

Meno male che i bambini hanno l'abilità di riconciliarti con alcune prese di posizione. Per sopravvivere, venire loro incontro e non fare di ogni situazione una battaglia da condurre, interpreti il loro entusiasmo e ti diverti con loro.

Carnevale è in corso e in programma ci sono le feste a scuola.
In questi giorni Leo è molto uggioso, un po' musone e io so perché. Sa che ci saranno le feste di Carnevale ma nessuno gli ha detto da cosa si vestirà. Sa bene che la maschera del topino e quella della volpe sono già piccole e potranno andare bene per Picca ma non trova risposta per sé.

"MC, sai che domani c'è la festa di Ca'r'nevale?"

"Sì, Leo, lo so che domani c'è la festa in maschera."

"…"

"… cosa?"

"La volpe è piccola".

"Lo so che è piccola per te. La mettiamo a Picca".

"Già…"

"Ti fidi della tua mamma?"

"Sì, ma anche il topino e piccolo".

"Leo fidati della tua mamma".

Questa mattina, quando è comparso nella mia stanza e ho tirato fuori dall'armadio la sua maschera ha pensato che avessero sostituito la sua mamma: quella che lotta contro l'invasione dei personaggi seriali, che non compra pupazzetti alle macchinette, che dice sempre di muoversi educatamente e non come dei mostri.

Mamma Cattiva si è travestita da Donna invisibile e ha comprato l'Uomo Ragno.

venerdì 15 gennaio 2010

Una giornata perfetta

Se avessimo l'opportunità di chiedere l'istituzione di una nuova festività nel calendario "lavorativo", proporrei di garantirci un giorno di vacanza in una città dove per tutti gli altri è un giorno di lavoro.
Questo l'ho scoperto quest'anno che lavoro in una città diversa da dove vivo per cui il giorno del santo patrono me ne sono rimasta a casa mentre il resto del mondo, il doc, i miei bambini, gli amici conducevano la loro vita normale.

[opera di Marta Czok - La spiegazione]

Mi sono alzata presto, ma non troppo, insieme a tutti. Ho fatto colazione senza ingozzarmi. Mi sono fatta carina e non per motivi professionali e ho portato i bambini a scuola.

Rewind: Che quel giorno li avrei accompagnati a scuola, Leo lo sapeva da un po' ed era molto gasato. La sera prima sono arrivata che erano appena andati a letto e sono corsa ad annusarli. Picca era ancora un po' sveglia e mi ha abbracciata. Leo, come sempre era crollato in quei circa trenta secondi ma appena gli ho piantato la bocca sulle guance è scattato in piedi e mi ha detto "Oggi mi po(r)ti tu a scuola?".

Back Forward: La prima è stata Picca. Dal passeggino ogni tanto si girava per capire se veramente ero io o un ologramma e sorrideva sorniona. Leo mi stringeva la mano e saltellava. Al nido le maestre mi hanno riconosciuta perché due anni prima ci portavo Leo, allora con il pancione e poi con la piccola ai corsi di massaggio. Che tempi! Pur di schivare la depressione mi muovevo compulsivamente per le strade.

Dopo toccava a Leo e abbiamo preso un autobus, solo due fermate che per Leo è come andare sulla giostra (e costa pure meno).

Alla materna sono arrivata quindici minuti in ritardo e la maestra (antipatica quanto una puzza) mi ha sgridata. Aveva ragione. Le regole sono regole. Io però ero solo un sorriso e l'ho ignorata. In fondo in tutti gli altri giorni dell'anno Leo è il primo che entra. In compenso ho conosciuto la nuova maestra, quella brava e simpatica (sarà un caso che Leo nomina solo lei). Che questo sia successo a gennaio è sempre meglio che non averla conosciuta affatto. Mentre aiutavo con il grembiule, Leo mi ha bisbigliato nell'orecchio che era tanto che non andavamo a bere insieme una cioccolata calda. "Fa feddo", mi ha detto. "Ok, ci andiamo quando ti vengo a prendere". "Mi vieni pu(r)e a p(r)ende(r)e?"...

Dopo è stato un delirio di onnipotenza. Ho sentito l'amica S. e siamo andate insieme a fare la seconda colazione. Siamo state da Fram Cafè, un luogo delizioso nel centro storico di Bologna, anche questo meta preferita del mio periodo di maternità. Il nome del locale prende spunto dal rumore sordo della caduta del quadro nel film "La leggenda del pianista sull'oceano" di Tornatore, quando in un giorno qualunque e all'improvviso tutto può cambiare. La proprietaria, Elena, ha chiamato così questo posto magico, in onore delle svolte nella vita (quando appunto fai FRAM!) invitando chi passa a lasciare in una gabbietta un messaggio, esprimendo un desiderio di cambiamento. Per me ha funzionato.

Poi non mi sono persa una vetrina. Volevo fare qualcosa di intelligente ma sono riuscita solo a seguire i cartelli SALDI.
Ho provato a raggiungere l'amica N. per disturbarla a lavoro, ma sono stata risucchiata dalla passeggiata. Ho comprato dei regali, un libro per i miei bimbi, costato un occhio della testa, di un'illustratrice che mi piace molto: Un leone a Parigi di Beatrice Alemagna.
More about Un leone a Parigi
Gli facevo la corte da tempo e solo una giornata perfetta poteva convincermi ad acquistarlo.

Ore 13:30 ho recuperato Picca. Mi sono nutrita dell'illuminazione nel suo sguardo quando sono comparsa. Mi ha fatto vedere tutte le sue cose e di nuovo guardava in su, sorridendomi, temendo che scomparissi. Ho pensato "figuriamoci se a casa va a dormire". Invece, arrivate a casa, ciao ciao, ninna, ronf.

Mi sono ributtata nella città. Destinazione amica S., all'ottavo mese di gravidanza. Poi è arrivata l'ora del recupero pomeridiano di Leo. Neanche a dirlo, mi ha subito ricordato la promessa e davanti a ogni bar mi chiedeva se fosse quello il luogo della cioccolata. Servizio completo: tazza grande e panna montata. Era talmente emozionato che l'ha fatta cadere due volte.

Drin, drin. Il doc telefona. Siamo fortunati. Oggi arriva presto. Passa per casa, recupera Picca e ci raggiunge.

Una giornata proprio perfetta.

giovedì 3 settembre 2009

Non deve essere solo merito nostro

Quest'anno la mia Picca è riuscita a entrare in un nido comunale. Dietro però c'è un trucchetto. Normalmente, infatti, risultiamo essere cinquantesimi in lista d'attesa... e siamo a Bologna. Questo succede sicuramente nelle sezioni dei piccoli e dei medi. Per i solo duenni (sezione grandi), invece, dalle mie parti, c'è una struttura che le addette dell'ufficio scuola mi definirono "un salottino per prendere il tè: un posto delizioso con brave educatrici e che vanta anche un'attenzione e dei programmi di pregio". Sembrava ci fosse la fregatura tanto lo esaltassero. Il difetto sembrava essere l'orario: 7:30-13:30, pranzo incluso. Dopo sono cazzi tuoi: mamma a casa (se non lavora o lavora part-time), papà a casa (se non lavora o lavora part-time), nonni oppure tata.

A Bologna c'è la regola - solo per il nido, non per la materna - che se sottoscrivi un elenco di strutture e loro te ne assegnano una, non puoi dire: "No, questa non la voglio più, aspetto la prossima". Funziona: "Prendere o lasciare, lasciare il nido comunale".
Per questo motivo pochissime famiglie mettono nel loro elenco questo nido. Perché la maggior parte delle famiglie, evidentemente, ha bisogno del supporto anche di pomeriggio. Non me la spiego diversamente. Salvo il fatto che poi, l'anno successivo alla materna, il pomeriggio ci sono pochissimi bambini. Qualcuno mi aiuti a capire.

Le circostanze vogliono che sebbene lavori a tempo pieno, io abbia sempre vissuto i miei figli a due anni come incapaci di sostenere il tempo pieno al nido. L'ho sempre vissuta male. Colpa mia.
E così segnato nell'elenco quel nido, sia Leo che Picca, al compimento dei due anni, sono stati presi.

Oggi c'è stata la riunione dei genitori per presentare il nido, le educatrici, le ausiliarie, i genitori. Da comunicazione, la data di inserimento prevista per Picca era il 12 ottobre. L'inserimento prevede un ingresso graduale con la presenza del genitore (quasi sempre la mamma), per le prime due settimane. La riunione oggi era alle 14:30.
Se mi fossi soffermata su questi elementi, data di ingresso, durata e metodo di inserimento e orario dell'assemblea, avrei dovuto buttare alle ortiche la nuova opportunità di lavoro.

Qui entra in scena il doc. Se nella mia vita non ci fosse il doc che mi ha detto: "vado io alla riunione e convinco le maestre ad anticipare la data di inserimento" e soprattutto "quest'anno prendo io dei permessi e faccio io l'inserimento di Picca", mi sarei trovata in seri problemi. In generale se nella mia vita non ci fosse lui, non potrei essere qui a dichiarare che i cambiamenti sono nelle nostre mani.

Il doc ha portato a casa un bel 22 settembre.