Scavi, scavi e i perché di una mamma cattiva emergono prepotentemente.
Dicevo un tango più emozionante e vibrante che ho ballato oggi, si fa per dire, nell'ultimo giorno di lavoro. Ricordate le mie dimissioni?
Ho visto arrivare questa giornata da lontano, da quando mi ero messa in testa di attuare un cambiamento, da quando poi qualcosa è successo, da quando, finita la scuola materna a fine giugno, ho trasferito Leo al nido di Picca, nel caldo asfissiante della città, con i richiami intorno di tanti coloro che riescono a portare i figli in vacanza molto prima.
Che poi venga rassicurata o meno da altri messi come me, da voi o da me stessa, è stato faticoso portarli in un luogo urbano e monotono. E' stato penoso tornare a casa e trovare il mio Leo parlante che mi implorava di preparare la valigia e dietro sua sorella a fare l'eco delle ultime sillabe: "igia", "igia".
Dopo due, tre giorni che lo faceva mi sono attrezzata. Ho stampato un calendario di luglio e gli ho proposto il gioco delle crocette. Ogni sera avremmo cancellato i giorni mancanti. Abbiamo disegnato il giorno della valigia e il giorno ultimo con la nave. I sabati e le domeniche erano rossi e niente scuola. L'ordine da seguire era come quello dei vagoni di un treno. Me la sono cavata con poco. Ogni sera sembrava l'impegno di andare a votare e se mai capitava di dimenticarlo, me lo ritrovavo alla porta: "MC, la c"r"ocetta, non abbiamo messo la C"R"OCETTA!"
Vi ci ho portati da lontano ma oggi ci siamo. Le crocette scarabocchio sono state diligentemente smarcate e domattina sul calendario dell'avvento estivo rimarrà il disegnetto della nave che ci porterà al mare.
Ma oggi, narravo, è stato anche l'ultimo giorno di lavoro a chiusura di un'esperienza intensa e determinante di undici lunghi anni. Ho scritto qualche email per salutare, dei messaggi più personali ad alcune persone chiave, mi sono fermata nei corridoi a parlare, sempre con l'ansia di correre e finire chissà, oramai, quale compito e all'ora di pranzo il rito del brindisi. Chiamare le persone non è stato semplice perché in undici anni conosci praticamente quasi tutti e ci sono anche quelli nuovi che conosci da poco ma con cui hai già iniziato un percorso. Ho chiamato alla fine tutti. Ho pensato: "se ne hanno voglia passeranno, se potranno passeranno, che sia quel che sia".
Undici anni si sentono tutti e con incredibile sorpresa sono venuti in tanti.
Tanti mi hanno mandato degli auguri, dei messaggi di stima e non ho resistito, li ho copiati e incollati tutti insieme e li ho infilati in una Wordle, una nuvola di parole.
Dicasi "Wordle" una nuvoletta di parole chiave ricorrenti che, in funzione della loro frequenza in un testo, si mostrano invisibili, piccole piccole, grandi, enormi e ti suggeriscono il peso di quelle parole, la loro importanza.
Strano ma una "tag cloud" ha un discreto potere evocativo.

[Wordle costruito con many eyes beta for shared visualization and discovery]
A questo punto non mi resta che salutarvi per un po'. Sono attrezzata per leggervi quindi non sparisco nel nulla ma, sicuramente, c'è "always on" e "always on".
Chiudo con un rimando alla poesia Lentamente muore (attribuita erroneamente a Pablo Neruda e che invece appartiene a una scrittrice brasiliana degli anni '60 Martha Medeiros), dedicatami dal mio gruppo di lavoro più stretto, quello con cui ho condiviso gioie e dolori. Loro non sanno che tra le varie poche cose portate via c'è proprio una vecchia stampata della stessa che tenevo nel cassetto. Evidentemente ci hanno visto lungo.
Grazie ragazzi. Sono i contenuti e la sostanza quello che volevate passarmi.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
[Martha Medeiros]