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lunedì 12 ottobre 2009

Sic et Simpliciter

Oggi un po' di leggerezza. Un messaggio positivo sulla semplicità. Perché in un post precedente era emerso un valore diverso da quello che normalmente attribuisco alla semplicità. Per me la semplicità è un'aspirazione, una sogno, una visione. E' l'opposto della complessità a cui siamo inevitabilmente votati.

Solo un pensiero dedicato alla complessità: c'è stato un momento della mia vita in cui il gridare "voglio una vita semplice" mi ha portato in un baratro senza via di ritorno. La via di ritorno sono poi riuscita a percorrerla, se no non sarei qui a raccontarlo, ma il lungo percorso di analisi che ho fatto mi ha insegnato che tutti siamo esseri profondamente complessi, che non possiamo fuggire da questo e che l'unica via di salvezza è fare di questa complessità una ricchezza, una sorgente di opportunità.

Non se ne esce per sempre da quel grido di dolore ma, se ci si impegna, si imparano le strade per farsene una ragione.

Dalla recente lecture di BJ Fogg a cui ho partecipato qualche settimana fa, ho portato a casa un'interessante sollecitazione. BJ si fa promotore di "Think small. Everything big started small": le cose grandi e importanti si realizzano grazie alla sperimentazione di piccole cose. Se poi per far accadere le cose devi convincere altri, la tua capacità persuasiva dipende dalla presenza contemporanea di tre fattori: la motivazione, la capacità e il fattore scatenante.

Motivation, Ability, Trigger. In sostanza se vuoi convincere altri a fare qualcosa in cui credi, le persone a cui ti rivolgi devono essere motivate, essere capaci a fare quello che stai chiedendo e avere in quel momento il modo per fare quella determinata cosa.

Nella sua semplicità questa considerazione mi ha profondamente colpita. Quante volte troviamo cento volte più efficaci dei messaggi, delle richieste, delle azioni dirette, rispetto all'oratoria mediatica e sofisticata di molti professionisti della comunicazione? I nostri stessi figli sono campioni in questo: "MC, (Leo mangiando un'albicocca) hai sentito l'odo(r)e delle vitamine?"

Nel mio piccolo ci vorrei provare anche io e, così, ispirata da alcune immagini scattate questa estate, con cui volevo dimostrare che non è sempre necessario acquistare numerosi e complessi giocattoli ai nostri bambini, vi chiedo di aiutarmi a convincere il mondo di questa idea.

[Mollette da bucato che prima di crollare in un sonno profondo erano un bellissimo aeroplano]

Indipendentemente dall'età dei vostri figli, ricordate, attendete, osservate e quindi cogliete un momento di gioco dei vostri figli, un gioco costruito con l'immaginazione. Vorrei dimostrare quanto, con pochi mezzi e molta fantasia, sia possibile divertirsi.

Abbiamo una motivazione, la nostra, che la sollecitazione del consumismo esasperato è imbarazzante.

Abbiamo la capacità di farlo: raccontiamo la nostra personale esperienza, vera e diretta.

A nostra disposizione il grilletto: un blog che ha voglia di raccontarlo e ti permette di dirlo. Commenta!

Un esempio molto bello lo trovate in Albero Arcobaleno.

Ben vengano semplici descrizioni, link di post che già raccontano giochi semplici eppur complessi amati dai nostri figli. Sarà mia cura integrare questo post con i link che centrano il tema.

BANG!

[Fichi d'India, incipit di una storia di topolini, lungo la strada per il mare per distrarsi dal sole cocente]



Questo post partecipa al blogstorming.

sabato 11 luglio 2009

Arrivano i mostri

Il rumore di sottofondo che mi ha accompagnato durante l'intero anno scolastico è stato: "E' inevitabile. Prima o poi cederai anche tu a Gormiti e Winx".

Ora, il tema Gormiti/Winx contro tutti, promotori da una parte e detrattori dall'altra, immagino, sia stato già ampliamente trattato. Probabilmente non dirò nulla di nuovo. Onestamente non lo so se prima o poi cederò. Il punto non è questo.

Il punto è che io ci ho provato a respingerli/e.

A Natale sono arrivati i primi due ma, trovandoci lontani da casa, con la scusa di selezionare il contenuto delle valige di ritorno, li ho volutamente lasciati fuori di casa. E nessuno se ne è accorto. Non ne ho mai comprati/e e non li ho mai regalati/e.

Mi sono documentata per capire di cosa effettivamente si trattasse perché, senza sapere chi fossero e da dove provenissero, ero prevenuta verso degli oggetti plasticoidi e mostruosi e verso i relativi bambini utilizzatori.

Non sono stata fortunata. Quelli che incrociavo con dei Gormiti in mano tendevano ad essere piuttosto aggressivi ed invadenti e soprattutto fortemente persuasivi nel "voglio il prossimo". Quelli (per onor della cronaca dovrei dire "quelle" visto che, ahimé, sembrano appartenere al solo mondo femminile) con le Winx avevano uno sguardo sveglio e furbetto, il rosa e la porporina argento prevalevano in vestiti e scarpe e, anche in questo caso, un atteggiamento senza dubbio "voglio e posso". Questa è un'osservazione statistica e piuttosto superficiale ma, in generale, ho vissuto questa esperienza.

Comunque per ammorbidire il pregiudizio ho cercato di capirli e ho scoperto che i Gormiti, infondo, hanno una storia tutto sommato abbastanza interessante: intanto li ha inventati un italiano e questo ci fa sempre onore, poi si tratta di personaggi mitologici e scenari di gioco complessi, dove regna sempre il distinguo tra il bene e il male. L'intreccio epico narrativo richiede un notevole sforzo mnemonico, quindi l'intento di partenza non può che essere lodevole. Le Winx, anche loro frutto dell'ingegno di uno studio italiano, sono tutto sommato delle fatine, forse un po' leziose ma pur sempre scudiere del bene e del valore dell'amicizia. Anche qui l'intento di partenza è meritorio.

Ribadisco, non è questo il punto.

Per quanto, nella fase di assoluta non scelta dei mie bambini, mi sono ostinata a tenerli/e fuori e a indirizzare, quando potevo, gli acquisti verso giochi che reputo più stimolanti nell'uso della fantasia, a un certo punto, i "mostri", senza neanche bussare alla porta, sono entrati.

Nella scuola materna di Leo, di cui ho già iniziato a parlare, dove Ms. Montessori in persona manda avanti programmi encomiabili e stimolanti, ogni venerdì si pratica una sorta di tombola win/win: tutti portano a casa qualcosa. I premi sono messi a disposizione dalle famiglie stesse (a me toccherà dall'anno prossimo).
Ogni venerdì Leo porta un nuovo trofeo. Fatevi il conto di quanti venerdì ci sono in un anno scolastico. Talvolta ho avuto il dubbio che un tal ben di dio fosse stato sapientemente trafugato da mio figlio a qualche ignaro bimbo, ma nessuna mamma ha mai reclamato nulla (come invece capita per cappotti e maglie scambiate), quindi immagino che sia stato realmente il frutto di un libero scambio.

Questa mattina mi è venuta l'idea (scopo anche mettere un po' di ordine) di andare a caccia di tutti gli intrusi ereditati da questa oscura sorgente esterna. Leo e Picca ne hanno scovati ovunque. Abbiamo selezionato i mostri, litigato per decidere chi fosse un mostro e chi no (io per esempio ho insistito per uno zoccolo olandese di gomma rosa fuxia che per Leo non apparteneva alla categoria mostro), arrangiato un set fotografico e clic. Il risultato, che non rende granché, è in testa al post.

Per concludere non ho intenzioni censorie nei confronti di questi e altri giochi. Quello che mi spaventa è l'effetto fiscale di questi fenomeni. Se cadi nella rete e perdi la lucidità, il controllo della domanda, rischi di investire una somma di denaro spropositata in oggetti seriali di plastica, che nulla lasciano all'immaginazione dei nostri bambini. In questo mi sento un po' nostalgica, ma va bene così.